Archivio | febbraio 2016

Tutto il rest(yling) è noia


Mi duole sempre aprire un post con una premessa, ma sento che è giusto farla, pena farmi etichettare come anti-qualcosa. Lo spunto dei ragionamenti è l’uscita del restyling della Alfa Romeo Giulietta, nell’aria da mesi, a corollario del lancio della Giulia, entrambi inquadrati in un’ottica di rinnovamento del marchio. Faccio un passo indietro. Qualche giorno fa, su Facebook campeggiava l’invito dalla pagina ufficiale Alfa, riguardante proprio il lancio del suddetto restyling. Così la mattina seguente l’annuncio ho immediatamente cercato sul web le foto del rinnovato modello. Nutrivo una certa curiosità, poiché ero convinto e fiducioso delle modifiche del modello, magari proprio nei fari, ad aggiustare un’espressione che non mi ha mai convinto sino in fondo, seppure 6 anni fa fossi stato vicino ad acquistarne una. Ebbene, confesso di essere rimasto vagamente sconcertato nello scoprire quello che certamente renderà felici i possessori del modello “vecchio”: pochissime discutibili modifiche, perlopiù cromatiche, sia all’interno, che all’esterno.

Da qui, oltre a ribadire la mia non belligeranza con Alfa, giacché qualcuna lo avuta anch’io in passato, ho immediatamente pensato alla comunicazione del marchio, ansiosa di chiamare restyling un’operazione degna de La Settimana Enigmistica – rubrica “Trova le differenze”. Ora, è chiaro che ciascuna Casa faccia, farà i conti con il proprio budget e i propri obiettivi, ma da qui a definire restyling certe operazioni, ahimè ne passa. Anche per la 500, un’operazione di “fine lifting” come veniva chiamata ai tempi di mio papà, ovvero 30 anni fa, è stata comunicata come restyling, ma di toccare non dico un lamierato (costa) ma neppure un fanale anteriore, ne passa.

Ho citato FCA, sia perché è pur sempre il costruttore “di casa”, sia perché purtroppo in Fiat c’è una tendenza ormai consolidata a non rinnovare i prodotti come avviene per quasi tutti i concorrenti, mantenendoli inalterati per tutta la durata del proprio ciclo di vita, che spesso va ben oltre i fatidici 7-8 anni. E’ infatti grossomodo quella la durata imposta da tutti i costruttori per gran parte dei prodotti, avendo cura a metà vita di produrre un aggiornamento, che spesso adegua motori e stile alle nuove mode e al nuovo family feeling del marchio.

Dopo interminabili premesse, il succo della questione è rilevare come ormai esista un corso di vita di circa 3-4 anni, prima di vedere qualcosa della propria automobile inevitabilmente rinnovato nel modello che segue. Semmai – e qui tutti i costruttori ne abusano – si utilizza spesso il termine “nuovo” o peggio “restyling” per operazioni talvolta leggere, anche se non mancano casi in cui si intervenga anche sui lamierati, con conseguenti investimenti maggiori, ma spesso con risultati positivi – vedasi la Serie 1 attuale, modernizzata con nuovi elementi “solidi” e non solo plastici.

E’ certo che nell’era della tecnologia odierna, siamo tutti vittime dell’obsolescenza programmata e neppure le vetture ne siano esenti, ma talvolta il termine restyling è abusato e fuori luogo, quando si potrebbe utilizzare una terminologia “più onesta”, indicando magari il Model Year.

Chiudo citando un esempio che forse racchiude tutti i ragionamenti appena fatti e persino li stravolge : la nuova Opel Corsa. Perché la cito? Semplice, perché è un modello nuovo sotto moltissimi punti di vista, estetici, meccanici e strutturali, ma è al tempo stesso ancora “la stessa” Corsa che condivide pianale e svariati componenti della Grande Punto. Alla Opel non avevano la possibilità di investire così tanto da rinnovare una piattaforma per un solo modello e hanno ritenuto di poter migliorare ciò che già avevano e che evidente era ancora valido, per costituire un ciclo di vita di un modello. A Torino, sponda Fiat, possibile che non si sia pensata la stessa cosa, visto che in Vw fecero lo stesso ragionamento tra la Golf V e la VI ?

Pensieri rapidi #16


Anticipo che sarebbe più opportuno intitolare il post come “Pensieri maligni”, ma preferisco mantenere il consueto format, aumentando la vena polemica.

E’ un venerdì pomeriggio e devo rincasare dopo pranzo. Il mercato rionale, poco distante da casa mia è in fase di smantellamento e c’è ancora il viavai di mezzi e persone. A qualche isolato da casa, mi accodo ad un vecchio Mercedes Vito che procede lentamente e che farà lo stesso percorso che devo fare per giungere a destinazione. Mi colpisce che proceda piuttosto lentamente, soprattutto nelle svolte. Il motivo è presto svelato, lasciandomi attonito: sul tetto del mezzo sono accatastate numerose cassette di verdura (piene) e non vi è alcun portapacchi o corda di trattenimento. Solo la gravità, intesa sia come forza, sia come superficialità nell’assumere certi comportamenti. Mi domando cosa sarebbe potuto accadere in una frenata brusca o con una collisione, soprattutto con pedoni o motocicli. Mentre mi muovo a piedi, noto poi una vecchia Fiat Punto, letteralmente schiacciata sulle proprie ruote, senza ammortizzazione e con un carico (legato) enorme sul tetto. Mi chiedo come possa frenare o scansare ostacoli in caso di emergenza. Lo so, sono un po’ fissato e paranoico, ma certe tragedie si autoannunciano e non accadono a sorpresa. Non mi piace neppure apparire giustizialista e demagogico, ma mi domando se non sia il caso di sanzionare certi comportamenti, invece di chiudere uno o entrambi gli occhi, giustificando magari la questione come “c’è gente che deve lavorare”. “E io?”, non uso forse la mia vettura per andare a lavorare? Ancora: mi faccio scrupoli (anche il mio gommista) sul fatto di acquistare cerchi “invernali” con certifica NAD o meno e constato poi di essere il vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro (arruginiti e stracarichi). Qualche controllo in più non guasterebbe.

Continuando con la polemica, mi imbatto in uno di quelli che possono sembrare i miei bersagli preferiti, ma che confesso , mi interessano anche come italiano, ovvero Marchionne e l’Alfa. Lo spunto nasce dalle dichiarazioni recenti sull’organizzazione Ferrari prima del suo avvento come presidente, giudicata un marasma senza le idee chiare. Ora, trascurando la scarsa eleganza del personaggio, talvolta spacciata per schiettezza, ma che andrebbe pesata per quello che è, si può anche essere d’accordo sul fatto che la Ferrari sia carente proprio sul pacchetto elettrico della vettura da F1, ma qui si raggiunge il paradosso. In un post del passato scrissi che il successo di Mercedes passa attraverso un gruppo industriale che sta investendo sull’elettrico e sull’ibrido, anche per la grande serie, un po’ come Renault e che entrambe suppongo abbiano calcolato che un po’ di pubblicità dal motorsport non possa che giovare. Criticare la scarsa capacità di Ferrari nel possedere know how ibrido è paradossale, perché è evidente che alle spalle, leggasi FCA, non ve ne sia. In più di un’occasione Marchionne ribadì di non credere nella redditività della mobilità elettrica, cosa probabilmente finanziariamente vera, ma a mio avviso anacronistica. Al lancio della nuova Chrysler Pacifica, Marchionne ha affermato di aver prodotto la vettura quasi “costretto” dalle rigide norme sulle emissioni, a riprova del fatto di non giudicare remunerativo questo genere di vettura. Ora, io non mi occupo di economia e finanza, quindi non posso valutare le parole dell’AD FCA, ma da appassionato del settore storco il naso nel sentire chi non crede nel proprio prodotto. Giusto per fare qualche esempio, dubito che in Bmw o alla Renault o, ancora, alla Toyota ci sia qualcuno che pubblicamente abbia palesato certi pensieri, viste le enormi somme investite, anche in prospettiva, ma con l’obiettivo di farsi trovare sul mercato con il prodotto. Mi sovviene l’esempio della favola de “La volpe e l’uva”.

Per rimanere in tema, sta per esordire sul mercato la Hyundai Ioniq, ovvero la risposta coreana alla Prius. La cito perché sin dalla prima fotografia vista, ritengo abbia nel design interno ed esterno la carta vincente per farsi “digerire” dai clienti. La sua linea è infatti piuttosto normalizzata, fattore non denigratorio, pur dovendo rispondere a criteri aerodinamici “obbligati” per il genere di vettura. Idem per l’interno, che non è “spaziale” e aiuta a non sentirsi disorientati, tra display e comandi. Non sarà regalata, suppongo, ma offrirà tre varianti – ibrida “normale”, l’elettrica e l’ibrida ricaricabile- di certo interessanti. Questo per dire che esiste chi crede e investe in un settore critico, magari perdendo, ma guadagnando in prospettiva.

Fine (per ora) delle polemiche.

Audi gialla o forse no


Nelle scorse settimane ha tenuto banco e di fatto accade ancora, nella cronaca e nei telegiornali, quella che è stata immediatamente battezzata come “la banda dell’Audi gialla”. Sorvolando sull’alone romanzesco che purtroppo si è posato sulla vicenda, si è trattato di alcuni criminali, mi permetto di definirli furfantelli, visto come hanno operato, i quali, una volta rubata a Malpensa in dicembre un’Audi RS4, con targa svizzera, hanno pensato bene di scorrazzare per circa un mese nel Nordest dell’Italia, mettendo a segno qualche furto e compiendo invece manovre molto pericolose su strade e autostrade. Prima di proseguire nel ragionamento, mi soffermo sullo stile per così dire narrativo che ha accompagnato le gesta di un gruppo di pericolosi incoscienti automuniti: spesso, si lasciava intendere che il guidatore di turno fosse anche un “manico” per le manovre che compiva, mentre si può semplificare dicendo che “andasse forte solo sul dritto”, quindi senza abilità, ribadisco, fosse solo incosciente.

Per confutare questo semplice ragionamento, è stato persino scomodato Miki Biasion, che ovviamente ha spiegato che le manovre compiute fossero banali dal punto di vista della tecnica ed esclusivamente pericolose, giacché compiute tra l’altro contromano e in autostrada. Prima di raggiungere il succo del mio ragionamento, mi soffermo sul modello di auto, non una supercar, ma di fatto molto vicina al concetto, per la quale, a corollario della notizia veniva aggiunto che avesse un “motore Lamborghini”, come se quasi fosse stata concepita nel garage di qualche elaboratore folle. Ora, magari come condimento della notizia al tg, ci può anche stare, ma tralasciando il fatto che spesso siano le Lamborghini ad avere motori Audi, sembrava realmente che si raccontassero le gesta di un gruppo alla “Fast&Furious”, mentre si trattava di tre criminali, non troppo scaltri, affezionati ad un giocattolo bello e vistoso, tanto da usarlo per un mese, facendo di tutto per mettersi in mostra e farsi catturare o per ammazzarsi con le loro stesse mani.

Di fatto, non è accaduta l’una né l’altra cosa perché, deludendo forse chi avrebbe preferito altri finali più romanzeschi, l’auto è stata data alle fiamme e dei figuri che la utilizzavano per scorrazzare si sono perse le tracce.

L’aspetto che più mi ha colpito dell’intera vicenda ha riguardato la polemica sulle difficoltà delle Forze dell’ordine nel fermare la il veicolo. Ora, pur non erigendomi a difensore delle FF.OO., occorre essere realistici e ragionare sulle difficoltà di fermare e peggio inseguire, in campo aperto e con il traffico, un veicolo che procede sul filo dei 200 km/h. Sicuramente chi fugge ha un vantaggio, anche solo in termini di tempo. In secondo luogo, la realtà non è quella dei telefilm, ma è composta da veicoli terzi il cui comportamento è assolutamente imprevedibile e non oso immaginare se una manovra degli inseguitori avesse scatenato un incidente, quali sarebbero state le conseguenze della e sull’opinione pubblica. Tutto ciò per sottolineare quello che forse già si sa, ovvero che il pattugliamento, specie delle autostrade, va accompagnato come avviene all’estero, dall’alto, ovvero da elicotteri, che si muovono più rapidamente e con meno pericoli per il traffico. Appare evidente e ne sono consapevole, che i costi sarebbero certamente maggiori, ma l’efficacia anche in termini di deterrenza, andrebbe di pari passo.

Notizia recentissima: pare che si stia diffondendo una nuova psicosi in stile Audi-gialla. Nella stessa zona “incriminata” pare che esista una “banda” che si muove su una Bmw nera o forse grigia. Domanda: guardatevi intorno e ragionate su quante siano le Bmw nere o grigie (tutte) e poi riflettiamo sull’impossibilità di intercettare la vettura e sulla dannosa psicosi che si può generare. I veri pericoli non hanno marca e occorrono metodi differenti per il pattugliamento.

Optional


L’argomento non è particolarmente originale, visto che ricorre in molti altri blog, ma suppongo che prima o poi chiunque si sia posto, almeno per qualche istante la domanda “A quale optional non rinuncerei?”. Dal momento che lancio l’argomento, avvierò io la consueta autoanalisi.

Escluderei dalla lista gli ormai irrinunciabili alzacristalli elettrici, abs, esp, servosterzo, aria condizionata, giusto per citare un pacchetto che è divenuto in parte obbligatorio per legge, in parte dovuto al cliente, come equipaggiamento base, pur se ancora esiste qualche allestimento “civetta” che non comprende il “clima”, ma poi lo rende obbligatorio all’atto dell’acquisto.

E’ probabile che si sconfini nel campo dei gadget, ma nella parte alta della mia personale classifica porrei il cruise control, che utilizzo da circa 13 anni e che ho sempre richiesto sulle auto da me possedute. Non intendo dilungarmi, riguardo al peana già enunciato in post del passato a favore dell’oggetto, ma soprattutto in ottica tutor è un toccasana per evitare multe e viaggiare più rilassati.

Tra i top citerei poi i sensori di parcheggio, meglio se anteriori e posteriori, che a mio avviso aggiungono una sicurezza in più alle manovre di parcheggio e magari evitano spiacevoli inconvenienti con elementi scarsamente visibili, perché troppo in basso. Sia chiaro: meglio non rinunciare alla vista, ma confesso che sovente accade di buttare al massimo l’occhio al retrovisore, confidando nella pur sempre efficiente elettronica. Però, lasciatemelo dire, i parcheggi con il sensore sono più rassicuranti, anche se con l’andare del tempo possano inibire un po’ le capacità, ma con gran parte delle auto moderne e in particolare con quelle più grandi o con i suv, le forme e i lunotti non agevolano per nulla le manovre.

Altro posto d’onore nella mia personale classifica campeggia attualmente, perché confesso che i gusti possano mutare, il cambio automatico. Non saprei se considerarlo gadget, ma è certamente un optional che a mio avviso non mortifica il piacere di guida. Certo, c’è cambio e cambio, così come c’è motore e motore, dunque la miglior resa è certamente quella che fornita da un motore che ha una nutrita coppia, gestita da un cambio con molti rapporti, in modo da “spalmarla” per bene. Al massimo, potrei considerare come optional irrinunciabile le “palette”, al volante, in modo da poter gestire le marce in stile F1, senza staccare le mani.

Trascorrendo parte della mia giornata in automobile, soprattutto i molti momenti in cui sono da solo, non potrei più rinunciare nemmeno all’impianto vivavoce bluetooth, che permette di telefonare e rimanere con le mani libere e con più attenzione alla strada. E’ vero che sarebbe meglio non telefonare del tutto, per non distrarsi affatto, ma siccome i tempi cambiano e la nostra vita è giocoforza sempre più connessa, la possibilità di telefonare senza contorsionismi e soprattutto con la mani sul volante, mi sembra davvero irrinunciabile. Purtroppo, come ho già scritto altre volte, resto ancora stupefatto vedendo chi guida con la cornetta in mano, o peggio in vivavoce, appoggiandola magari sul volante, perché sarebbe sensato utilizzare almeno l’auricolare.

In ultimo, visto che come accennavo mi capita di trascorrere parte del tempo libero guidando, l’auto finisce per essere il luogo dove più ascolto la mia musica, quindi un buon impianto, senza sconfinare nel fanatismo, perché non sono un audiofilo, è un buon strumento per viaggiare con un bel suono, senza dimenticare, ovviamente quello che proviene dal motore, sia chiaro.

Non cito come irrinunciabile, tanto che per molto tempo non l’ho posseduto, il navigatore, ma su questo si potrebbe discorrere molto, perché prima di tutto dipende dal tipo di lavoro svolto e dalle esigenze che possono nascere a seconda di quanto si viaggi. Secondariamente, da anni gli smartphone ne sono ormai dotati, quindi abbiamo sempre uno strumento di navigazione con noi. Dal punto di vista estetico (non economico e lo sottolineo) però, ammetto che il navigatore integrato con la vettura vinca a mani basse il confronto con uno portatile, ma qui si entra davvero nel campo della soggettività pura.

L’ultimo e irrinunciabile optional? Certamente l’esistenza di questo blog e chissà che molto presto non possa dettarlo e pubblicarlo direttamente dall’abitacolo…

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