Archivio | settembre 2012

Aria in testa


Post dal sapore ancora estivo, almeno nelle premesse, questo sulle vetture cabriolet. Da noi, in Italia non sono mai decollate, complici i prezzi sensibilmente più alti rispetto al modello dal quale magari derivano, ma i costruttori non hanno mai smesso di proporre varianti “aperte” di un gran numero di modelli.

La tipologia spider o, se andiamo a scavare nel passato dell’automobile, la torpedo, appartengono praticamente alla nascita dell’auto stessa, in quanto quelle che si trasformarono da carrozze a automobili erano praticamente antesignane delle cabriolet. Le carrozze erano dunque en plein air e all’occorrenza era possibile ricoprirle con una cappottina.  Niente di più. Addirittura, in termini provocatori,  si potrebbe parlare di soluzioni da “speedster” o da barchetta più moderna, fatto sta che il tetto per i primi automobilisti era sovente rappresentato dal proprio copricapo.  Quasi in parallelo, si sviluppò la carrozzeria chiusa, che offriva maggiore protezione per gli occupanti, ma possiamo affermare che per i pionieri dell’automobile non costituivano un problema il vento e la pioggia nei capelli.

Compiamo ora un balzo in avanti nel tempo e torniamo ai giorni nostri. Il “pianeta scoperte” non è mai stato abbandonato dai costruttori, che in tutti i momenti storici hanno “declinato” qualche vettura in variante cabriolet. In molti casi, trattandosi di costruttori generalisti, il modello di partenza non era un’ammiraglia, bensì un modello di larga diffusione, scelto sia per aumentarne l’appeal, sia per economie di scala. Non è certo un caso che tra gli evergreen si possano annoverare il Maggiolino e la Golf, nati, manco a farlo da apposta, da “vetture del popolo”. Senza compiere enormi passi indietro nel tempo, partendo da una trentina di anni fa, potremmo citare numerose “medie” scoperte, Ritmo, Escort, poi Renault 19 e se volessimo citarne altre non potremmo trascurare le Serie 3 cabriolet o le Saab 900 Cabrio, un vero must a cielo aperto degli anni ’80 e ’90. Nemmeno le potenti Porsche hanno mai disegnato una variante “senza tetto”, elevata poi alla massima potenza, ovvero nell’allestimento Turbo. Ferrari e Lamborghini hanno invece battuto altre strade, in particolare la tipologia “targa” utilizzata in origine anche dalla Porsche in aggiunta alla cabriolet. Per Ferrari, a onor del vero, le versioni spider e cabriolet “vere” non sono mai mancate del tutto, in ragione di una notevole domanda sui  mercati esteri, in particolare in Usa, ma molto spesso, motivi anche strutturali delle vetture hanno spinto ad optare per la tipologia “targa”, meno onerosa economicamente e meno impattante sul progetto originale.

Dalla metà degli anni ’90, la volontà di proporre soluzioni nuove e trasversali, che rendessero il cabriolet una vettura da utilizzare senza problemi, in tutte le stagioni, su strada e autostrada (in velocità le capote si gonfiavano,diminuendo il confort) ha portato alla luce le cosiddette coupé-cabrio, di cui oggi il mercato è decisamente ricco, con una possibile inversione di tendenza, che esplorerò più avanti.

Le coupé cabrio hanno la loro antesignana in una Peugeot degli anni ’30 e più recentemente nelle 206 CC e nella Mercedes SLK, due modelli che hanno tracciato il solco, seguito poi da molti altri produttori. Persino Mazda per la mitica MX5 è giunta a proporre una variante con tetto rigido ripiegabile e Ferrari, con la California ha in listino una coupè-cabrio.

Se da un punto vista “termico-acustico” il tetto rigido consente di avere molti vantaggi, da quello progettuale e di costi per l’utente finale, questa soluzione è decisamente onerosa e spesso comporta svantaggi anche nella definizione della linea, giacché il posteriore deve “inghiottire” un tetto di notevoli dimensioni. Sono pochi i “posteriori” affascinanti, proprio in ragione delle difficoltà citate in precedenza. Si può tentare di “frammentare” il tetto in molti componenti, per non dover ripiegare elementi di grandi dimensioni, ma il rovescio della medaglia è una meccanica via via più pesante e costosa.

Potremmo sentenziare che i fattori di praticità che hanno decretato l’affermazione delle trasformabili con il tetto rigido, siano essi stessi la causa di un ripensamento delle case automobilistiche le quali, dovendo far fronte alla crisi imperante, si rendono conto dei numeri piccoli e optano per soluzioni più tradizionali: la capote in tela. Assistiamo dunque al rifiorire di tetti in tela, per i quali la tecnologia odierna offre molto e consente di isolare termicamente e acusticamente,  utilizzando lunotti in vetro e capote con centine che non “gonfiano” più alle alte velocità. Se aggiungiamo poi che in molti casi la capote aperta  possa “scomparire” alla vista, gli elementi a favore del caro vecchio tetto in tela diventano importanti. In sintesi: le nuove cabrio sono più belle, più proporzionate, più leggere e dovrebbero costare anche qualche euro in meno. Può bastare? Chissà? In Italia, a dispetto del nord Europa, le cabriolet non si sono mai affermate, lo stesso dicasi per le spider, che hanno goduto di qualche momento di gloria recente, negli anni 90 e all’inizio degli anni 2000, proprio mentre le coupé cabrio stavano esordendo sul mercato.

Personalmente non mi reputo un fan del “senza tetto”, principalmente per ragioni economiche, ma in ogni caso nel mio garage ideale, se mi si ponesse la scelta, ad esempio, tra una M3 coupé e una Cabrio, sceglierei comunque la prima; lo stesso dicasi tra una Carrera coupé e una Cabrio. Si evince che il vento nei capelli non mi inebri particolarmente, pur se, devo ammettere, che in una occasione, guidando una cabriolet, non mi sia dispiaciuta affatto. Motivo? Era una Bmw Serie 1, la 125 Cabrio, 6 cilindri e 218 cv, dunque è presto spiegata tanta empatia. A cielo aperto, si poteva apprezzare il suono del 6 cilindri che, in rilascio da un numero alto di giri, “rantolava”. Come ho affermato in altre occasioni, non è il genere di auto a essere bello ma, prendendo a prestito un ragionamento la Massimo Catalano di “Quelli della notte”, è più bello guidare una macchina bella, che una brutta.

Come indole, avrete intuito che io preferisca al più una coupé-cabrio, essendo in molti casi la linea di queste vetture non molto accattivante, soprattutto in coda, con un rischio “balenottera”  sempre in agguato.  Sin quando non subirò una “folgorazione” tale del suo nome, penso che delle coupè-cabrio mi continuerò a preferire il primo dei due sostantivi, nell’attesa che arrivi magari un crossover. Come dite? Range Rover ci ha già pensato? Ahiahiahiai…

Respect


L’apertura col il titolo di una celeberrima canzone di Aretha Franklin, nonché di uno slogan della Fifa in tema di fair play, è un’ottima sponda per tornare a esplorare un tema già affrontato in un post dei mesi scorsi. Se volessi essere ironico, potrei citare l’eterna lotta tra automobilisti e ciclisti, parafrasando quella tra bene e male. Il punto è che qui non esistano bene o male, bensì vite umane, in particolare quelle di ciclisti e pedoni, che non vanno mai trascurati e che pagano il prezzo di comportamenti incivili di alcuni automobilisti, che però io vorrei analizzare come semplici esseri umani, al pari di ciclisti e pedoni.

Ho menzionato il concetto di rispetto, perché ne colloco la mancanza alla base di molti episodi che purtroppo vanno a riempire la cronaca nera. Io non vivo la convivenza tra automobilisti e ciclisti come una guerra di religione, perpetrata tra chi è nel giusto e chi sbaglia, con la conseguenza di pagarne l’onta. Ritengo, e la quotidianità me ne offre ampi spunti, che ci siano comportamenti scorretti da entrambe le parti, con l’ovvia conseguenza che chi pesa una tonnellata possa infliggere danni irreparabili a chi non sfiora nemmeno il quintale ma, non di meno, la leggerezza e l’estrema maneggevolezza della bicicletta non autorizza chi la conduce a compiere qualsiasi manovra gli venga in mente. La nostra cultura stradale e il rispetto del tanto vituperato Codice della Strada sono poco radicati in noi e di certo male insegnati sia a scuola che a scuola di guida. Siamo distanti anni luce da paesi (nordici) nei quali la convivenza civile è ben radicata o, se preferiamo, viene fatta rispettare. Su queste basi di civiltà, molte città europee sono state rese più sicure e adattate alla circolazione delle biciclette e la convivenza con pedoni e automobili è regolamentata e sicura.

Torno a sottolineare il concetto di veicoli anche per la bicicletta, poiché se ragionassimo interpretando la bicicletta come tale, riusciremmo a mio avviso a utilizzarla al meglio e i nostri amministratori dovrebbero così trattarla alla stregua degli altri veicoli, dedicando a essa adeguati spazi. Il mio ragionamento, apparentemente ingenuo e semplicistico, scaturisce dall’osservazione di comportamenti inequivocabilmente poco educati e prudenti di numerosi ciclisti, che pedalano contromano e imboccano vie e marciapiedi, mettendo a repentaglio la propria vita e creando situazioni di panico e pericolo per gli altri utenti della strada, pedoni inclusi. Lo stesso vale per gli automobilisti che svoltano, incuranti della bicicletta appena sorpassata e anzi, la “chiudono a destra”; altri ancora parcheggiano bloccando passaggi riservati alle piste ciclabili, oppure ancora sfrecciano ad alta velocità, creando pericolosi spostamenti di aria per il ciclista sorpassato. Sono questi comportamenti, non disattenzioni bensì a mio giudizio espressioni di “ignoranza”: del Codice, del buonsenso, degli altri in generale. Ecco quindi il succo del discorso: che si guidi un’auto, una bicicletta o si cammini, siamo in fondo sempre noi italiani, con la nostra mentalità “creativa” ad adattarci alle situazioni. Banalizzando, se siamo un popolo che rispetta poco le regole, ahimè rischieremo di farlo in molti campi, se non in tutti. Da cui la necessità di un buon sistema di insegnamento abbinato ad un valido sistema repressivo delle infrazioni, non una Gestapo, piuttosto un’autorità che facesse rispettare le regole che già esistono. Basterebbe poi, molto semplicemente che ciascuno di noi cercasse di “fare la propria parte” guidato dal buonsenso e, a mio avviso le cose migliorerebbero parecchio.

A proposito delle guerre di religione di cui sopra, mi ha colpito qualche mese addietro, un’aspra e velenosa critica da parte di un rappresentante delle associazioni di ciclisti nei confronti del direttore di Quattroruote, che auspicava l’introduzione del casco obbligatorio in bicicletta. Sono stati rivolti insulti e critiche piuttosto pesanti ad un’idea che reputo tutt’altro che malsana. Il ruolo del casco non sarà certamente quello di una corazza protettiva, ma rappresenta pur sempre una protezione della nostra preziosa scatola cranica. È stato affermato e qui non ho gli strumenti per controbattere,  che il casco potesse addirittura creare maggiori danni in caso di cadute e sono stati citati esempi anche di ciclisti professionisti, periti in gara (a 60-80 km/h, forse anche oltre) con il casco in testa. Premettendo che sono stati conteggiati anche casi dei ciclisti morti in cadute quando non era obbligatorio per i professionisti un dispositivo fondamentale come il casco,si è secondo me perso il senso del discorso. Il casco non serve a proteggersi da urti contro una vettura (nemmeno una Smart può “resistere” ad una Q7) bensì dalle cadute o perlomeno riduce i traumi attutendo il colpo.

Nell’ambito della mia modestissima opera di sensibilizzazione, cito l’introduzione dell’obbligatorietà del casco tra gli sciatori sotto i 14 anni, che credo non abbia scandalizzato nessuno anzi, abbia contribuito alla diffusione tra gli sciatori non professionisti, al punto che per molti (compreso il sottoscritto) il casco è divenuto parte integrante dell’equipaggiamento.

Sarebbero numerosi i ragionamenti sul tema della sicurezza stradale e dei comportamenti da tenere in presenza di altri, a prescindere dai mezzi ed è per questo motivo che a mio avviso molto debba riguardare il concetto di rispetto. Chiaramente ho fatto molte semplificazioni a proposito di un problema, quello della sicurezza stradale urbana, particolarmente percepito e che nei prossimi anni, con una crescente coscienza ecologica e con un progressivo aumento dei prezzi dei carburanti, andrà sempre più acuendosi. Non penso che arriveremo nel breve termine ad avere città in cui saranno bandite le automobili (e nemmeno lo vorrei), così come non è giusto che i ciclisti si possano sentire pesci fuor d’acqua a circolare sulle nostre strade, quindi la soluzione va ricercata nella coscienza civile di ognuno di noi.

Ricominciamo


Ci ri-siamo. Chiave nel quadro oppure, visto che “se non ce l’hai, sei out”, pulsante “start”e si parte. Rieccomi, rieccoci per una nuova stagione e nuovi spunti, spero interessanti. Dall’ultimo post sono trascorsi più di due e dal mondo dell’auto abbiamo avuto poche confortanti notizie. La crisi e il clima pesante trasudano da ogni poro e l’aria che tira è piuttosto pesante, ma vorrei interpretare come segnale positivo l’accordo tra Fiat e Mazda per produrre una spider con tutti i crismi. Le due generazioni più recenti di Alfa Romeo Spider non sono state orribili, sia chiaro, ma non avevano l’appeal che potrebbe scaturire dalla futura Duetto e questa volta pare che i vertici del Lingotto lo abbiano davvero capito.

A ben pensare siamo al paradosso, visto che per generare la futura Duetto che è, se non la madre, l’icona delle spider trendy, si sia dovuto collaborare con chi produce La Spider per antonomasia degli ultimi 30 anni, vale a dire la Mazda MX5. Non facciamo i romantici e cogliamo l’aspetto positivo della vicenda, augurandoci che da cotanta base tecnica si possano trarre risultati eccellenti, per riportare Alfa nel solco delle marche sportive. Fuori dai denti: a quanti acquirenti interesserà sapere della parentela, una volta che sotto al sedere avranno un giocattolo divertente e ben connotato come Alfa?

Si parlava di momenti negativi e a tal proposito citerei la staticità,  se non la recessione, del mercato delle automobili in tutto il pianeta. Tanto basta per far, ahinoi, grippare l’intero meccanismo dell’industria e dell’indotto. Non si vendono automobili in particolare in Italia, dove con i problemi economici facciamo quotidianamente i conti, anzi direi tutti quelli che non evadono le tasse…Il futuro è incerto, specie per l’industria nostrana, che propone poche novità e presenta gamme prodotto di certo non entusiasmanti al cospetto dei concorrenti, in particolare dei coreani, che sono divenuti dei veri schiacciasassi.

L’augurio per questa ripresa di stagione e per il futuro è che qualche manager “di prodotto” riesca a prevalere su altri “di finanza” e spinga il Gruppo Fiat a osare, investire, proporre quanto i clienti abituali si aspettano e non trovano. Banalizzando, appare perfino paradossale il continuo rimandare l’uscita di prodotti nuovi, che non uscendo, fanno sì che neppure il “vecchio” venda, ma se quest’ultimo non vende, si preferisce posticipare il nuovo e così via. Per fortuna non tutti adottano questa strategia, altrimenti non potremmo vedere la nuova Peugeot 208, la Opel Adam, la Fiesta rinnovata (che vende bene anche nella prima stesura), la nuova Renault Clio, giusto per citare esempi di costruttori che non hanno i conti propriamente in attivo, ma che propongono vetture che certamente avranno successo. Punto. E chi vuol intendere, intenda.

Un altro cadeau, si fa per dire, che ha reso meno amara l’estate è stato il ribasso dei prezzi dei carburanti, anche se forse sarebbe più adeguato parlare di “aumento pilotato e rallentato”. Resta il fatto che i prezzi siano stati effettivamente limati e ci si rattrista immaginare che si potrebbe osare ancora per togliere il nostro carburante dalla lista dei più cari d’Europa. Da consumatore devo dire che è stato piacevole veder calare i prezzi, pur se per poche settimane dal momento che, complici congiunture economiche, a me oscure quanto quelle astrali, hanno riportato verso l’alto i prezzi. Sarà interessante vedere in autunno e in inverno cosa accadrà.

Cito per ultimo tra gli episodi negativi, ma non perché siano meno importanti, i numerosi investimenti di pedoni e ancor più di ciclisti, sui quali la stampa ha probabilmente ricamato e poi ha lasciato cadere nel dimenticato. È invece necessaria una riflessione, visto che riguarda la perdita di vite umane e, aggiungo, di convivenza civile, senza trascurare di mancata osservanza del Codice della Strada. Inutile reclamare leggi e pene più severe, quando in fondo ne abbiamo già molte in vigore, che poi non vengono fatte rispettare. Ne riparleremo sicuramente in post futuri.

Ci siamo, insomma, il motore è avviato e avremo occasioni per confrontarci.

P.S.: mi permetto di andare OT e di utilizzare il blog per esprimere tutta la soddisfazione e la mia ammirazione nei confronti di Alex Zanardi, che considero  “uno dei nostri”, vista la sua passione per le corse, i motori e lo sport. Non intendo salire, come in questi giorni spesso è avvenuto, sul carro dei vincitori, perché da appassionato e da semplice persona ho seguito le gesta di Alex, affascinato dalla sua caparbietà, dalla sua voglia di vivere e di pensare positivo, dimostrazione di una forza di volontà incredibile e di una naturalezza formidabile nel raccontarsi e nel raccontare. È questo uno degli aspetti di Alex che più mi colpiscono: il sorriso coinvolgente e la schiettezza utilizzata nel descrivere le sue imprese, come se fossero naturali e normale conseguenza del suo essere, ma che celano una costanza e una determinazione fuori dal comune. Vorrei che Alex potesse essere una sorta di ambasciatore dello sport e quasi della “vita”, ma immagino che a lui non piacerebbe essere assimilato ad un super-uomo, per i motivi che illustravo qualche riga più su. Non potrò mai dimenticare, quel 16 dicembre 2001, quando a Bologna si alzò in piedi dalla sedia a rotelle per ritirare un premio di Autosprint: non piansi a dirotto, ma giuro che mi vennero le lacrime agli occhi. Appena conquistata la prima medaglia d’oro alle Paralimpiadi di Londra ha detto “adesso mi dovrò inventare qualcosa di nuovo”. La curiosità di vedere in cosa si cimenterà è già alle stelle. Intanto, da appassionato, da uomo mi sento in dovere di ringraziarlo per l’esempio che ogni giorno fornisce a tutti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: