Archivio | dicembre 2015

Pensieri rapidi #15


E’ dicembre e in un tardo pomeriggio qualunque, mi imbatto in un paio di vetture di autoscuole. Siccome c’è traffico, ho il tempo di affiancare e superare le vetture e noto che in entrambi i casi, al volante siedono giovani futuri (credo) patentati letteralmente intabarrati nei loro vestiti un po’ gonfi e con il cappello in testa. Lungi da me evocare e imporre stili di comportamento, ma il primo pensiero che mi attraversa la mente è: “Perché l’istruttore che siede a fianco non spiega loro che si guida meglio un po’ meno vestiti?”. Tutti noi avremo sperimentato almeno una volta nella vita come sia difficile guidare se i propri abiti sono “gonfi”, perché ci limitano nei movimenti e, sinceramente, mi fa specie pensare che un istruttore di guida non suggerisca o caldeggi loro di togliersi i giacconi, per guidare in maniera più sciolta e, di conseguenza più sicura. Sono ormai un ricordo gli abitacoli gelidi di molte vetture di trent’anni fa, quindi ormai qualsiasi automobile è in grado di riscaldarsi in tempi tutto sommato brevi. Può sembrare un punto di vista “pedante” il mio, ma sono sempre dell’idea che la sicurezza debba passare attraverso più forme e comportamenti e un istruttore di guida può impegnarsi anche in quest’operazione.

Sto per addentrarmi in una questione alquanto spinosa. La premessa è una, anzi sono due. Nei mesi di novembre e dicembre a Torino e un po’ genericamente in tutto il Nord Ovest, non sono cadute gocce di pioggia e, giocoforza, i livelli di inquinamento registrato sono saliti a valori preoccupanti (suggerisce niente il fatto che in questi due mesi siano accesi gli impianti di riscaldamento?). La seconda premessa è l’aver sentito per l’ennesima volta in radio che il car pooling da noi non decolla. A Torino l’amministrazione è anche arrivata ad offrire i mezzi pubblici gratis per ridurre il traffico, ma i dati hanno registrato un minimo incremento del numero di passeggeri. Il succo del discorso è che se non ci sono trasporti efficienti e capillari, non è il costo a frenarne l’utilizzo. Parallelamente, il car pooling non può essere immaginato come una soluzione a tutti i mali, per un semplice motivo: l’auto è, che lo si voglia o meno, lo strumento che più ha incentivato la libertà individuale, certamente del secolo scorso, ma lo è ancora al momento. Senza voler apparire più di parte di quanto non sia, reputo limitativo circoscrivere il discorso dell’abbassamento dell’inquinamento puntando il dito esclusivamente sull’automobile, anche solamente per i motivi di libertà individuale che citavo poco sopra. Sono consapevole che osservare ad un qualunque semaforo, la mattina, praticamente tante auto quanti individui, possa stupire un po’, tuttavia senza apparire come nemico del pianeta, ritengo che molte, se non tutte queste persone avranno percorsi, attività, impegni, necessità diverse, tutte da svolgere nell’arco di una giornata in cui si è anche al lavoro. Ho ovviamente semplificato un i ragionamenti, ma quello che intendo dire è che difficilmente si potranno condensare esigenze di natura diversa, con l’utilizzo di una sola automobile. Semmai, ciò che può accadere è che il car pooling si formi su spostamenti più lunghi, al limite del viaggio, dove in fondo l’auto sostituisce il concetto di “corriera”, ma nella quotidianità, per me è irrealizzabile, soprattutto come comportamento imposto.

Siamo, almeno spero, tutti un po’ più consapevoli del poter e dover inquinare meno, forse lo stiamo persino facendo inconsciamente, visto che a causa della crescita dei costi per i carburanti e delle spese che ruotano attorno all’automobile, il suo uso è un progressivamente ridotto. Proprio per questo motivo, dati alla mano, il fatto che il traffico diminuisca, ma l’aria resti irrespirabile, dovrebbe suggerire che l’unico nemico non sia confinabile all’automobile, ma per esempio nell’uso ancora diffuso del gasolio per riscaldamento e in generale gli impianti di riscaldamento delle nostre abitazioni, giacché il traffico non è stagionale, ma i picchi vengono raggiunti in inverno, quando è evidente che vi sia una somma di fattori. Non assolvo l’automobile da certe responsabilità, anzi sostengo che si debba lavorare verso tecnologie meno inquinanti e nel sostegno del car sharing. Gli strumenti ci sono: basta pensare a cosa fosse una vettura 100 anni fa e poi 50 anni fa. Impossibile non pensare che le attuali non siano “migliori” di esse e che tra 20 anni non lo possano ancora essere.

Spider(old)man


Ho avuto occasione di vedere, come molti sul web, lo spot con cui verrà lanciata, almeno negli USA, la nuova Fiat 124 Spider, ovvero la gemella italiana frutto della collaborazione con Mazda e la sua Mx5. Posto che dalle immagini la vettura sembri davvero bella e intrigante, emozionandomi persino di più di quando vidi le prime immagini della Giulia, vorrei soffermarmi sul suo spot.

Premetto che le osservazioni siano estremamente soggettive, ma confesso di aver riscontrato altri pareri come il mio, quindi mi consolo nel non aver provato solamente io certe sensazioni. Lo spot: allacciandosi al filone di quello della 500X e della coppia non più tanto giovane, con necessità di pillolina blu (ma perché? la 500X è un suv) il protagonista, un signore non giovanissimo (Nini Salerno, che tanto ridere mi fece in gioventù con I Gatti di Vicolo Miracoli) non avendo a disposizione il cosiddetto “aiutino”, scorge dalla finestra una 124 Spider e vi si precipita per guidarla con grande gioia ed eccitazione. L’ingenuo spettatore, magari appassionato di automobili (io), a quel punto potrebbe anche supporre che il signore abbia scoperto un’alternativa alla sua compagna e lo spot possa terminare con lui che scorrazza allegro e appagato per le colline. Invece, accade quello che il mio subconscio non avrebbe voluto immaginare: la vettura provoca al signore esattamente l’effetto della pillola e i pubblicitari, nel dubbio che gli ingenui come me non lo potessero capire, prima di scendere, alza il volante e torna dalla sua amata in grande spolvero, con evidente soddisfazione di entrambi. Sì, avete capito bene: non siamo tornati alla commedia italiana sexy anni ’70, ma ci avviciniamo parecchio.

Da qui le mie considerazioni, già critiche quando per la 500X si utilizzava la metafora sessuale, con una punta di allusione, che con la 124 sparisce del tutto. Per mia (forse errata) convinzione personale – non sono un pubblicitario – ritengo che un po’ come nella comicità, quando si va a pescare nella sfera sessuale e lo si fa reiteratamente, significa essere un po’ a corto di idee e/o voler “vincere facile”, visto che su certi argomenti, il sorriso viene quasi sempre strappato. Ho la ingenua illusione che la pubblicità, debba e possa lavorare con linguaggi un po’ più sofisticati, anche e forse ancor più quando apparentemente il messaggio è molto semplice, perché un po’ come nella sensualità femminile, è meglio intravedere, immaginare, piuttosto che ostentare.

In più, ma qui da non esperto del settore, mi piacerebbe confrontarmi, mi pare che questo spot non sia poi nemmeno così inclusivo rispetto al target, quanto il contrario. E’ evidente che la clientela di queste vetture non sia, soprattutto in Europa, magari così giovane, soprattutto per il fatto che vetture come queste vengono acquistate da chi ne ha già altre ed ha una certa disponibilità finanziaria. Vedere però, un signore, praticamente coetaneo di mio padre, a cui fa l’effetto sostitutivo della pillola blu, cosa mi induce a pensare? Che sia una macchina “per vecchi”? Che chi è giovane e non ha certe necessità, non ha nemmeno quella di avere una vettura così? Sto esagerando, ma esistono altri linguaggi, registri per comunicare la gioiosità, il brio, anche la sensualità che una spider può sprigionare, senza andare a coniugarla come nello spot iper stereotipato della Fiat.

Dal mio punto di vista, non si tratta nemmeno di avere o meno uno spot politicamente scorretto, perché di fatto il messaggio che passa è fin troppo chiaro e allude, scusate se esagero, ad una certa filosofia bunga-bunga style che abbiamo da anni addosso e sulla quale dovremmo ragionare di evolvere, piuttosto che esportarla gioiosamente. Ho letto che gli americani, probabilmente i primi destinatari del modello, ergo dello spot, pare apprezzino questo nostro stile, tanto che molti altri spot di Fiat sono stati incentrati su tutta una seria di luoghi comuni che ci caratterizzano, non smentendoli, ma enfatizzandoli. Questo per dire, che pur se io mi annoveri (fieramente) tra coloro che non apprezzano questo modo di comunicare, è evidente che ai piani alti di Detroit qualcuno abbia detto “Sì, va bene” , deliberando questo e altri spot.

Non si tratta di essere, dal mio punto di vista, più o meno bacchettoni, ma ritengo si possa elevare un pochino il livello di una pubblicità, perché non sono convinto che valga sempre l’affermazione secondo cui “se ne parla, allora ha raggiunto lo scopo”, anzi la trovo sin troppo una banalizzazione.

Tanto per comparare, questo è lo spot della Mazda Mx5 …

http://blog.caranddriver.com/2016-mazda-mx-5-miata-commercial-driving-matters/

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