Archivio | gennaio 2016

Ego Pro


Percorro, come spesso mi accade, la statale del Colle di Tenda e talvolta capita di dover superare qualche veicolo che mi precede. Probabilmente chi guida non conosce molto bene la strada e procede lentamente, sbagliando rapporto e imballandosi. Si accende quindi l’animo “competitivo” che alberga ancora in me, pur se ormai sia quasi un “pentito” del genere, nel momento in cui mi accorga di essere “sverniciato” da alcune vetture che sopraggiungono alle mie spalle. La cavalleria non è che manchi nella mia scuderia, anzi, è ben fornita, ma è come se avesse mangiato della biada pesante ed infatti realizzo in pochi istanti di avere il tasto “Eco” premuto. In breve lo commuto in “Sport” e finalmente sento suonare la carica, potendo scattare più rapidamente, appena tocco il gas. Non è che l’abbia scoperto in quell’occasione, ma il tasto “Eco”, potrebbe anche essere rinominato “Ego”, dal momento che addolcendo l’erogazione del gas, contemporaneamente diminuendo sensibilità al pedale, fa sì che le accelerazioni siano meno brutali e dispendiose in termini di consumo, oltre a moderare le velleità bellicose. Fin qui sembra che io abbia denigrato la funzione, ma tornando seri la ritengo assai utile, perché unita ad una serie di azioni, consente un reale risparmio di carburante, magari non nei termini sbandierati dal costruttore, ma di certo qualcosa è ottenibile. In più, può anche essere considerata un espediente per calmare i bollenti spiriti, ben sapendo di poter rimodulare l’erogazione della potenza. Forse, dico forse, sarebbe anche da pensare in chiave “neopatentati”, sebbene la mia vettura non sia utilizzabile da un novello guidatore. Nella realtà, Ford ha già introdotto una soluzione simile, che attraverso una chiave personalizzabile, opera più o meno nella stessa maniera, anche se dal mio punto di vista è poco significativo “tagliare” la velocità massima, mentre forse un pedale dell’acceleratore meno “allegro” è più utile a regolare certi entusiasmi.

A completamento del ragionamento e del “tasto Ego”, riporto il commento della mia dolce metà, che a modalità Eco inserita, non notandolo caso, mi ha buttato lì un “Questa macchina non ha tanto spunto da fermo”, in occasione di una partenza ad un dare precedenza. Il mio orgoglio ne è rimasto ferito, però ha resistito al duro colpo, comandando la mia mano destra per switchare su “Sport” e restituire quel machismo da bar che ogni tanto non guasta. Confesso però di aver poi rapidamente ripristinato la posizione più ragionevole…

Sempre in tema di ego, in autostrada può succedere, visto che quella che io percorro più frequentemente è ricca di saliscendi, di trovare veicoli che procedono a singhiozzo patendo i cambi di pendenza. Non ritengo di criminalizzare nessuno, ma penso in particolare a furgoni e camper, che sfrecciano a 120 km/h in discesa, per poi imballarsi in salita. Ora, è pur vero che guidare un camper può essere frustrante, ma è a dir poco pericoloso il fatto che si accodino alle auto in fase di sorpasso, rivendicando quei “2 km/h” in più per sorpassare. Viaggiando a velocità Tutor, io ormai ho perso ogni velleità competitiva e sono solito cedere la strada, particolarmente per un motivo: la frenata. Ciò che viene ignorato da molti guidatori è che lo spazio di frenata di un mezzo così pesante e lanciato, si allunga di moltissimo, ragion per cui preferisco cedere la strada e sapere di non rischiare che un “bestione” si posi sul mio lunotto.

La passione


Apro il 2016 del blog augurando un felice anno ai miei lettori e soprattutto con un pensiero per me “ricorrente”. Accade spesso, così come ne ho già scritto in passato, di domandarmi su cosa sia e cosa significhi essere appassionati di automobili al giorno d’oggi. L’interrogativo sorge dal momento che sempre più l’auto e il suo mondo sembrano essere messi in discussione sotto tanti profili: ambientale, sociologico e, non ultimo, economico. Soprattutto in Italia, la tassazione sull’oggetto-automobile, nonché su assicurazione e benzina è alle stelle, con una pressione fiscale praticamente in costante salita. Se da un lato osservo come il mercato si stia riprendendo, dunque si vendono finalmente più automobili, dall’altro riscontro un progressivo minore utilizzo delle stesse. Non occorrono strumenti sofisticati per accorgersi che il traffico sia diminuito – chiedetene conferma ad un qualsiasi taxista- ma l’aspetto drammatico, a mio avviso è che l’auto non sia utilizzata non per fini ambientalistici, bensì per risparmiare almeno sul consumo di carburante.

Tornando in tema, constatavo già tempo fa come le generazioni attuali siano poco interessate alle vetture e come lo siano magari di più di alcuni gadget in esse contenuti, su tutti la connettività, visto che ormai siamo praticamente e costantemente iperconnessi. Insomma, più smartphone-automobile, che automobile-smartphone, ovvero fattori che si allontanano un poco dal fascino di un oggetto fieramente meccanico. Dico questo, ben conscio di subire e apprezzare le innovazioni tecnologiche e il loro progresso: vorrei una 911 del 1970, ma nell’uso di tutti i giorni non disdegnerei una i8, perché non mi reputo nostalgico e non mi dilungo su di un concetto che ho già trattato in altri post.

Affrontavo invece il tema della passione, quasi dell’amore nei confronti dell’automobile, ovvero per me, quell’insieme di emozioni che scaturiscono guidando una vettura “precisa” tra le curve, assaporando la sicurezza di eseguire manovre sentendo che il mezzo “c’è” e ti supporta, senza necessariamente dover guidare al limite, anzi, percependo su strada proprio quell’insieme di sensazioni di controllo, coppia, potenza e trazione, sapendo anche di avere un certo potenziale per alzare il ritmo, senza doverlo per forza fare. Oppure, passione che si manifesta per chi come me è attratto dal design e “gode” del piacere di una bella linea, fatta di elementi ben armonizzati, meglio se poi appartengono alla vettura che si possiede. E così, capita di parcheggiare, scendere e guardarla mentre ci si allontana o magari osservarla da una finestra, quasi come capita ad un innamorato. In effetti, mi trovo ad essere innamorato di ciò che guido, per cui le sensazioni sono simili. Sia chiaro: un po’ si scherza e si ingigantisce, perché i miei amori sono in carne ed ossa e vivono con me, ma si parla di passioni e quindi si sconfina un poco nel campo dell’irrazionalità.

Passione, dicevo, è anche occuparsi della pulizia del proprio “cavallo”, un momento nel quale torno a vedere particolari e forme delle lamiere, ma passione è anche documentarsi, leggere, navigare in internet per cercare informazioni, oggi davvero numerose e a portata di mano, anche se il piacere di sfogliare una rivista o una monografia è per me ancora impareggiabile.

Questi sono alcuni degli aspetti in cui io identifico l’essere appassionato di motori, ma ci saranno molti e molti altri aspetti e prospettive, perché ciascuno vive a proprio modo il rapporto con l’automobile. Probabilmente esiste però in me un aspetto per certi versi in distonia con quanto sopra raccontato, vale a dire il non essere “fedele” per sempre ad una macchina. Per me il possesso è davvero marginale, poiché tanta è la mia voglia di spaziare che, se potessi, eviterei di avere una sola automobile. Purtroppo la realtà e la razionalità (nonché il conto in banca) impongono certe scelte, dunque questa rimane più che altro un’esternazione e un desiderio futuro.

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