Archivio | marzo 2012

aHi-Tech


Qualche tempo fa ho avuto la possibilità di provare sulle strade attorno al Colle del Sestriere, a tratti innevate, alcune vetture della gamma “X” di Bmw. Tra i vari giocattoli bavaresi, figurava una X3 munita di cambio automatico a 8 rapporti, head – up display, sistema HDC (hill descent control), nonché della telecamera di parcheggio posteriore.

Nel cruscotto, un apposito display segnalava in tempo reale la quantità di energia, espressa in barrette colorate, che si stava recuperando, in rilascio o in frenata. A memoria non ricordo altri optional di rilievo, oltre ovviamente alla sterminata e salata lista di cui era dotata.

A ben vedere, nessuno dei succitati dispositivi è una novità assoluta, ma il mix ha stimolato alcune considerazioni: si può essere amanti della guida, delle automobili, “tollerando” una serie di aiuti così consistente?

La mia risposta è “Sì”. Si può perché, dal momento che non siamo mediamente piloti e che non stacchiamo il giro veloce in pista, questi dispositivi sono una vera manna dal cielo, persino per il divertimento.

Un esempio: con il cambio settato in modalità sequenziale, non avevo più il problema di cambiare marcia staccando le mani dal volante, potendo contare sui paddles. Contemporaneamente, potevo vedere, proiettata di fronte a me, la velocità istantanea o altri dati a mia scelta. Volendo esagerare, se fossi stato un vero manico, avrei potuto iniziare ad utilizzare il piede sinistro per frenare con più forza e qualche metro più avanti, in vista di una curva, mantenendo pronto anche il gas, per un’uscita con maggiore spinta.

Ancora, con l’HDC in discesa si può sopperire alla mancanza di freno motore e ci si può affidare al controllo dell’elettronica sulla trazione, per avere sempre la massima motricità, concentrandosi sulla guida e sulla strada che si sta percorrendo.

Parcheggiare in retromarcia un “muro cieco”, come sempre più spesso accade per le vetture di nuova concezione, non è cosa da tutti e può capitare che sbuchino all’improvviso persone o animali nella parte bassa del campo visivo, impossibili da individuare. Con la telecamera diventa prezioso l’ausilio visivo, in abbinamento ai sensori a ultrasuoni (che ritengo estremamente preziosi già sulla mia vettura).

C’è il rischio che con cotanta tecnologia, si sconfini nell’ubriacatura tecnologica, sopravvalutando l’apporto di dispositivi che innalzano certi limiti sino al punto di non ritorno, cioè l’incidente. Non ci si deve considerare invincibili, nonostante si possegga un così nutrito arsenale di dispositivi, poiché bisogna sempre prevedere i comportamenti della vettura. So che non è sempre facile, visto che guido anche io e so cosa significhi considerarsi più bravo degli altri, per poi incappare in spiacevoli conseguenze.

Lungo la strada, al ritorno dai test drive, riflettevo su di un episodio, occorsomi qualche minuto prima. Dopo aver guidato la X3 e la X5, ero passato su una X1 con cambio manuale, come del resto quello della mia vettura. Ebbene, sulle prime mi sono sentito un principiante che cercava il rapporto e la scalata al momento giusto, così come nelle ripartenze. Pensavo a come mi fossi facilmente e rapidamente assuefatto ad un utilizzo anche deciso e sportivo di un cambio e di una vettura, in maniera naturale, nel giro di pochi minuti.

Non era la prima volta che mi capitava di provare auto con cambio automatico, ma era la prima occasione di una prova su un percorso tortuoso. Sceglierei il cambio automatico? Probabilmente sì, non fosse per il sovrapprezzo che occorre sborsare, indipendentemente da marca e modello che si voglia acquistare. Un peccato, davvero, in barba a quanti sostengono di preferire il “manuale” perché consente di “sentire” di più la macchina.

Senza voler sembrare un “illuminato” o un invasato, ritengo che il problema reale sia quello del costo da sostenere per il dispositivo, dopodiché lo stato dell’arte di molti automatici è talmente elevato, da non essere penalizzante neppure per le prestazioni. Non ci credete? Cercate i rilevamenti della Porsche 911 con l’ultimo PDK e rimarrete stupefatti, ma neppure un onesto sequenziale su una 500 darà grossi dispiaceri.

Per non turbarvi, preferisco non scrivere nulla a proposito della X5 M da 555 cv…

Gioco di sguardi


Giochino. Lo propongo principalmente per condividere una mia nevrosi chi magari ha le stesse mie patologie. Quando siete al volante, vi trovate mai a perlustrare nei vostri paraggi, per individuare le auto identiche alla vostra e in particolare, quando non sono parcheggiate, di osservare chi le guida?

Mi rendo conto che il rischio di sconfinare in un esperimento da far rabbrividire Lombroso sia in agguato, ma il gioco si rivela spesso divertente, almeno per me…

Non è mia intenzione offendere o denigrare alcuno (e in primis me medesimo), tuttavia ho notato che alcune delle auto da me possedute, intese come modello, sono divenute preda dei “tamarri” o se vogliamo, di chi ha un senso estetico un “briciolo più estremo della media” e lo manifesta in maniera altrettanto estrema.

Tornando con i piedi per terra, non c’e necessità di scomodare scienziati e studiosi per comprendere che le mie ex vetture erano in origine più sportive e più care di altre, all’epoca in cui erano vendute, fattori che per chi al giorno d’oggi ambisce “a cavalli a buon mercato”, si orienti prevalentemente su certi modelli.

In più, va precisato il fatto che alcune di loro fossero Alfa Romeo 147 e il quadro è delineato. All’epoca, più di 10 anni or sono, la 147 è stata una degna anti-A3 e Bmw Serie 1, una valida vettura, ben equipaggiata, meno costosa delle due concorrenti e non meno, anzi, altrettanto meccanicamente sofisticata.

Ho posseduto anche una MiTo e rispetto al mio parco auto nei vari anni, è forse quella che vanta un pubblico più trasversale, fatto di ragazzi anche sotto i trent’anni, perlopiù maschi, così come di signore, magari ultraquarantenni e cinquantenni o di signori sopra i cinquant’anni. Il perché? Probabilmente è un’auto giovanile, che fa sentire chi la guida più sportivo e dinamico rispetto a chi possiede altre vetture del suo segmento. In più, il prezzo, già sul nuovo si configura come più allettante di quello della Mini, che ha praticamente un target in fotocopia.

E il crossover che possiedo attualmente? Noto, forse perché mi colpiscono di più, che siano numerose donne a guidarlo, segno che il senso di protezione e di sicurezza derivante dalla maggiore altezza, continui ad esercitare un certo fascino sul sesso che, per definizione, possiede il senso di protezione. Tra gli altri fattori, la spiccata sensibilità e attenzione agli oggetti di moda e certamente i crossover sono in grado di attrarre l’attenzione e appagare chi è al volante. Non ultimo poi c’è la capacità che le donne hanno nel valutare la praticità “dell’oggetto automobile” e, i crossover anche in questa partita hanno argomenti da sfoderare.

Proseguendo la mia personalissima indagine, ci sono poi signori più maturi, che probabilmente badano anch’essi alla concretezza del mezzo e alle sue caratteristiche in termini di flessibilità. E poi ci sono io che non sono un giovane, ma nemmeno un vecchio, che desideravo un veicolo trasversale, con un minimo di capacità di carico, consapevole di aver trascurato un poco la sportività, intesa come piacere di guida assoluto, ma guadagnando piacere nella guida in condizioni e su fondi che con una sportiva non avrei raggiunto.

Il pretesto di questa mia ricerca sociological-automobilistica, mi serve come spunto per affermare che non sia molto utile osservare esclusivamente i pochi metri che precedono la vettura, ma occorra estendere il campo anche all’intorno e verso l’orizzonte, per prevedere i pericoli che possono provenire dai lati della strada e anticipare il comportamento altrui o allertare il proprio.

Mi raccomando: occhio!

Che coppia


Tra appassionati di automobili spesso capita di trascorrere ore intere a discutere formulando a ripetizione la fatidica domanda, “Quanti cavalli ha?”, riferita a questa piuttosto che a quella vettura, provando immensa emozione nello scoprire valori sempre più elevati, in ossequio alla poco fine regola del “chi la fa più lontano”.

Non sarò e non mi permetto di inventarmi “maestrino” che impartisce la lezione, perché alla domanda di cui sopra, qualora mi si risponda con una cifra superiore a 200, mi parte un brivido lungo la schiena. Tutti noi malati di “febbre da cavallo” dovremmo però indagare sulla quantità di coppia e sulla massa della vettura.

Certo, in soldoni, potenza=velocità massima, quindi chi va più forte arriva prima, tuttavia nella flessibilità di uso e nel piacere di guida, in particolare su percorsi tortuosi, prevale sul concetto di potenza, quello di coppia che il motore riesce a trasmettere alle ruote. Per assurdo, un motore che ha 100 cv e circa 150 Nm (che poi è un benzina medio di una quindicina di anni fa) risulta meno “divertente” di uno che a 100 cv abbina 200 – 250 Nm, come la maggior parte dei diesel moderni e pure dei nuovi benzina di piccola cilindrata, ma con turbina.

Mi succede praticamente sempre, al volante delle auto che possiedo a partire dal 2002, vale a dire da quando viaggio in turbodieselcommonrail, di avvertire la spinta e apprezzare l’elasticità di un motore che riesce a riprendere i giri dalle basse velocità, senza scalare marcia. Questa è una dote dei motori a gasolio di ultima generazione o dei più classici, ma poco accessibili, benzina con 6 o più cilindri, a partire dai 2500 cm3 in su.

Al giorno d’oggi, per la gioia di noi “malati di coppia”, i costruttori hanno trasferito e adattato il principio del common rail e montato le turbine anche sui motori a benzina, con il risultato di avere comportamenti molto simili a quelli dei turbodiesel.

Ne ho avuto un piccolo assaggio al volante di una Bmw X3, dovendo affrontare un sorpasso senza cambiare marcia, come avrei fatto con la mia diesel. E’ stato talmente naturale che solo una volta terminata la manovra ho riflettuto sul fatto che mi fossi comportato “da diesel” anche con un motore a benzina. Il propulsore, sicuramente tra i più dotati della categoria, ha assecondato senza timori la ripresa, anche su un veicolo dalla massa consistente, segno dei progressi fatti in materia dalle Case.

Avevo letto alcuni anni or sono un articolo su Quattroruote in cui si affrontava il fatto che i costruttori pubblicizzino le vetture magnificandone la potenza, ma nella pratica quotidiana noi le guidiamo prevalentemente utilizzando la coppia. Se poi, andiamo anche ad osservare il considerevole aumento di massa delle automobili, noteremo come sia ancor più indispensabile avere un motore (e un cambio) in grado di offrire spunto nelle partenze e nelle riprese, e in questo il diesel sta continuando a prevalere sul benzina. La riprova? Per “sdieselizzare” i motori a gasolio, si sta diffondendo la doppia turbina, in modo da ottenere spinta in un range di giri più ampio e sopperire al “contagiri corto” delle naftone. C’è poi il fenomeno opposto, ovvero la diminuzione di cilindrata e numero di cilindri di molti benzina, su cui vengono montate una o due turbine, “dieselizzandoli” un poco.

Siamo dunque in una proiezione “trans gender” dove il ciclo Otto somiglierà al Diesel e viceversa, nell’ottica di fornire sempre più coppia ed elasticità.

Se poi riflettiamo sulla prospettiva di una più larga diffusione delle auto ibride, cosa a cui io credo poco nel breve termine, ci troviamo al cospetto di vetture con un motore termico abbinato ad uno elettrico. Il pregio di quest’ultimo è quello di risultare “on-off” nell’erogazione della coppia, vale a dire “tutto subito” non appena messo in funzione, raggiungendo il valore massimo. Immaginiamo quindi il boost aggiuntivo nell’uso comune, con il conseguente piacere di guida e lo sgravio di carico per il motore termico, in condizioni di utilizzo comune. Inoltre si sta diffondendo la possibilità che il motore elettrico muova le ruote di un altro asse, tipicamente il posteriore, conferendo dunque più trazione in situazioni in cui necessita spinta e aderenza.

Tutto bello? Non proprio. La nemica è sempre lei: la massa complessiva che, con batterie e compagnia bella, continua ad aumentare, su veicoli già non molto leggeri in partenza.

La speranza è quindi quella che le automobili tornino a diminuire di massa: questa sarebbe la vera quadratura del cerchio.

Autospot


Affronto un argomento non particolarmente originale, almeno nella cerchia degli appassionati di automobili e di qualche altro blogger. Lo spunto è scaturito qualche tempo fa leggendo alcuni ragionamenti del “guru”, decisamente poco politically correct, Jeremy Clarkson e non sarei potuto non esser d’accordo con lui.

Il nocciolo della questione è che non esista più in circolazione alcuna pubblicità di automobili, in cui si possa vedere il soggetto “fare” l’automobile. Traduco “dall’appassionatese”: si sono quasi estinti gli spot di automobili, quelli in cui le si possa ammirare dinamicamente in azione e non relegate in rapide inquadrature in cui l’auto scorre di fronte alla telecamera e nulla più.

Il motivo? Ritengo sia da ascrivere alla volontà di manifestare a tutti i costi il sostegno all’ecologia (e chi non lo pensa? Mica introduco con piacere nell’atmosfera oli esausti o rimpinzo di nylon le balene!)  o della sicurezza stradale, insomma, del politically correct a 360°.  Accade dunque che la comunicazione delle Case costruttrici  finisca per veicolare messaggi estremamente rassicuranti, quasi neutri, a proposito del prodotto automobile.

E’ chiaro, non tutte le vetture hanno necessità di essere pubblicizzate nello stesso modo e mi riferisco a paciose berline o utilitarie da città, anche se fino agli Anni 80 era possibile veder compiere strabilianti peripezie a una Autobianchi A112 o ad una Fiat 131, giusto per citare due esempi, senza che nessuno gridasse allo scandalo e inneggiasse alla possibile emulazione degli spettatori.

Se mi trovo di fronte ad un’Alfa Romeo, una Bmw o una di quelle auto che nell’immaginario possiedono allure di dinamismo, di energia, mi aspetto che lo spot intenda esaltarla, attraverso qualche manovra ardita e al tempo stesso spettacolare, in modo che traspaia la carica posseduta dal veicolo. Invece, mi capita di vedere in gran parte berline sportive che caricano bambini, accarezzano prati erbosi, quasi viaggiando su una strada di lastricata di petali…  Alt, la natura va rispettata, ma mi sento quasi preso in giro nel vedere questi spot, in cui l’auto è presentata quasi come comprimario di una serie di dati su emissioni e consumi, prima ancora di percepirne il potere ammaliante della sua linea, del suo motore, della sua dinamica di marcia.

Probabilmente sarò fuori dal tempo e poco incline a inchinarmi alla comunicazione moderna in campo automobilistico. Non mi riferisco all’intero panorama, perché esistono spot simpatici e incisivi che giocano le loro carte in maniera intelligente e senza necessità di “aiuti” dinamici. Ma io voglio le macchine che si comportano da macchine.

Non ho fatto esempi per non trascurare qualcuno, ma è questo punto necessario citare alcuni degli spot che negli ultimi mesi mi hanno colpito. Ce ne sono due e sono entrambi VW (i soliti tedeschi). Uno è quello del pick up Amarok, che in pochi secondi mostra la sua virilità, impegnato tra salti e derapate, l’altro riguarda la Tiguan in cui il conducente sperimenta, più nel suo immaginario che nella realtà, le doti del crossover di Wolfsburg.

Ancora in VW, il lancio del Maggiolino (che bello: non è più Beetle), trasposto completamente nel mondo degli insetti, dimostra quanto sia bello esaltare la velocità in maniera intelligente: è pubblicità, è finzione. Punto.

La Volvo con la V60 nera, che a tratti trasfigurava in una pantera, ci ha mostrato uno degli ultimi drift che io ricordi in tv. Il precedente era un flash dell’Alfa 159 nel suo spot di lancio, poi in seguito, solo viste di profilo o frontali, sempre con “le ruote a posto”.

Ecco, mi auguro si sia compresa la mia posizione a proposito dei messaggi che vorrei emergessero dalla pubblicità di un’automobile. Penso che a volte, diciamo sempre, ci sia il timore di osare, di urtare la sensibilità di un gruppo, piuttosto che di un altro, col risultato di scontentare tutti o perlomeno un numero ancora maggiore di persone.

Piccolo excursus, che sconfina nelle trasmissioni di motori in tv. Quelle delle televisioni nazionali, sono a dir poco ingessate, di una staticità imbarazzante. In alcune, pare di scorgere addirittura i veicoli, con all’interno il conduttore/conducente, che si  muovono al traino, sulle classiche pedane per le riprese cinematografiche. In altre trasmissioni, le auto sono vivaddio in movimento, ma per pochi istanti e rapidi passaggi, per poi tornare immancabilmente ferme e “mute”.  Compio un salto nel passato, il mio, per ricordare i tempi in cui Andrea De Adamich, ai tempi delle prime serie della trasmissione “Grand Prix” in TV, provava in prima persona le vetture. Sarà un ricordo labile, forse un mitizzato nella mia mente di bambino, ma all’epoca le vetture sfrecciavano davvero e sgommavano, a riprova del fatto che fossero davvero guidate.

Non mi interessa vedere una prova che si tramuta in uno speciale sul drifting, beninteso, ma devo tornare a citare la mitica trasmissione della BBC, Top Gear, per enunciare quanto intenda in tema di servizi giornalistici in tv sulle automobili. Per par condicio, cito anche Fifth Gear, programma concorrente e con una filosofia simile. Sono automobili e le trattiamo da automobili. Su pista e con piloti esperti.

E’ vero, bisogna riflettere sul fatto che non tutti possiedano il medesimo senso critico rispetto a ciò che viene proposto e che quindi per certe categorie, magari i più giovani e i neopatentati sia maggiormente rischioso lo spirito di emulazione. Senza ipocrisia mi chiedo come mai non sia allora vietato a questo punto giocare a videogames di guida certamente poco educativi o come si possano pubblicizzare alcolici e gioco d’azzardo. Entriamo certamente in un campo molto vasto e controverso, ma mi accontenterei in ossequio a certa ipocrisia, di vedere talvolta “ruote fumanti” accompagnate dal messaggio “guidatore professionista su strada non aperta al traffico”, per risvegliare il mio desiderio di automobili “che fanno le automobili”.

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