Archivio | aprile 2015

Attaccàti al cambio


Tra gli argomenti di discussione “da bar”, ma di grande appeal per gli appassionati di automobili si può annoverare la preferenza tra cambio manuale e cambio automatico, superato o forse affiancato dal dualismo benzina-gasolio, che poi sublima nell’incrocio tra le quattro possibilità. Quello che però noto con sempre maggiore frequenza, forse perché maggiormente interessato sull’argomento, è il sentore comune nei confronti del cambio automatico.

A fronte di una diffusione capillare e, mi permetto di dire, di un costante miglioramento dei dispositivi, registro ancora parecchie ritrosie e pregiudizi nei confronti di uno strumento che suppongo finirà con il sostituire il cambio meccanico su gran parte delle nostre vetture. Persiste infatti un certo pregiudizio che forse si basa sulle vecchie automobili dotate di cambio automatico, quelle in cui il convertitore di coppia slittava o era piuttosto lento e magari disponeva di poche “marce”. In effetti guidare una vettura così dotata era tutto fuorché divertente, sia che si viaggiasse “sportivi” , o che lo si facesse in città, perché anche il cambio di rapporto non era molto confortevole. Spostandoci invece “sul moderno”, esistono in circolazione cambi automatici, sempre con convertitore di coppia, ma estremamente sofisticati, penso allo ZF a 8 o 9 rapporti, ma ne esistono anche Aisin, giusto per citare i primi che mi sovvengono, decisamente appaganti e ben gestiti dall’elettronica. Lo stesso vale per i vari robotizzati o elettroattuati, che equipaggiano ogni genere di vettura, dalle piccole alle supercar.

Nonostante ciò, sembra che molti guidatori si ritengano declassati nel non poter/dover utilizzare il cambio, come se si perdesse una parte di sé nel tenere entrambe le mani sul volante, pensando a sterzare e a condurre l’auto (non dimenticando che esistono anche i paddles sul volante). Ora, per non sembrare folle, preciso che tra le capacità che distinguono un bravo guidatore ci sia indubbiamente l’utilizzo del cambio e la sensibilità nel manovrarlo, in salita e in scalata, perché parte del controllo del mezzo passa anche dal regime di rotazione, ma a ben vedere le situazioni in cui uno può davvero sfruttare tutto questo potenziale non siano mai molte. Insomma, un Turini non capita sulla strada di tutti i giorni e aggiungo poi che spesso le vetture moderne sono già molto più veloci (e scorrevoli) di quelle di una volta e possono spostare il limite sempre più in alto, quindi richiedono concentrazione maggiore. A confutare questa mia teoria, mi è capitato di leggere su bmwblog.com un articolo in cui si analizzava il dualismo tra le due soluzioni di cambio. Il succo del discorso, in cui mi ritrovo particolarmente, è che esistano alcune vetture, ormai poche, pensate con una filosofia old-school, come Mustang, MX5 sulle quali il cambio manuale possa aver senso, mentre su altre, come magari le M3, le Golf GTI sia invece più appropriato l’automatico, per una ragione molto semplice: sono molto sofisticate e per sfruttarne appieno l’efficienza occorrono degli “aiuti”. E’ probabile che un pilota riesca a essere veloce e apprezzi una vettura con il cambio manuale, ma solo un pilota è in grado di replicare, giro dopo giro, le prestazioni, mentre invece un cambio automatico consente sempre il massimo livello possibile di prestazioni. Per questo motivo, non essendo un pilota, mi sentirei più appagato nel “girare” con un cambio automatico, chiaramente di un certo livello, ça va sans dire. C’è poi da aggiungere, alle considerazioni dell’editoriale di bmwblog, che è un sito americano, il fatto che negli USA si stia diffondendo un maggiore desiderio di cambi manuali, soprattutto sulle granturismo europee, motivato dal desiderio di trasgressione rispetto ai loro “automatici”, sia dal fatto che le trasmissioni manuali europee sono delle ottime esecuzioni, mentre sovente le trasmissioni automatiche d’oltreoceano erano piuttosto paciose.

In Europa, invece, la tendenza è diametralmente opposta, probabilmente per scelte di marketing, ma certamente per il piacere di guida che molte trasmissioni possono conferire, abbinate spesso agli onnipresenti e ricchi di coppia turbodiesel. Eppure nonostante questo, parlando con amici e conoscenti, percepisco un senso di disappunto nei confronti dell’automatico. Confesso che anni fa, forse una decina, ne ero anche io meno attratto, ma ho avuto modo di ricredermi, provando vetture che ne erano dotate e come ho già avuto modo di esprimere in altri post, considererei la possibilità del cambio automatico su una mia nuova vettura. E poi, se in Formula 1, lo usano dal 1989, nei rally dagli anni ’90, qualcosa vorrà dire no?…

 

E brava Giulia…


Uno degli temi ricorrenti nel blog è probabilmente l’Alfa Romeo che fa sempre battere il cuore a moltissimi appassionati e “tifosi”. Da ex alfista (nel senso che ho posseduto alcune Alfa Romeo degli anni 2000) continuo a mantenere alta l’attenzione per il marchio, non fosse altro perché lo giudico come il più prestigioso tra quelli italiani, ovviamente escludendo Ferrari e Maserati, troppo fuori portata e anche Lancia, poiché ormai possiamo ritenerlo estinto, almeno per come lo vorremmo considerare.

Dunque Alfa, inutile dilungarsi ulteriormente, è l’unica bandiera italiana nel potenziale mercato “premium”, ovvero delle auto di prestigio, anche di segmenti differenti, escludendo le supercar (per quelle esistono le “modenesi”). Come alcuni, forse molti, sapranno la più volte citata e rinviata rinascita del marchio è ormai fissata per il 24 giugno 2015, data nella quale vedrà la luce (finalmente) la Giulia, che dovrebbe essere il modello della svolta e della rinascita. Sarà questa la svolta anche per l’introduzione di una nuova piattaforma denominata Giorgio (?) in grado di supportare le berline medio-grandi e i suv.

Al netto dell’enfasi e delle ripetute/auspicate rinascite negli anni – che hanno portato ad avere una gamma composta da MiTo e Giulietta e se proprio volessimo includerla, anche da 4C – la Giulia dovrebbe realmente riposizionare il marchio sul mercato. Proprio questo è il succo del mio post, poiché da quelle che sono le informazioni in mio possesso, le stesse che molti di noi possono reperire in rete, al momento pare di capire che le motorizzazioni saranno a dir poco generose, sia in termini di frazionamento, sia di potenza. Il sei cilindri diverrà una sorta di marchio di fabbrica, arricchito dalla presenza della sovralimentazione, in modo da ottimizzare i consumi in rapporto alla potenza espressa. Stesso ragionamento per le versioni a gasolio, che forse vedranno, mi baso sulle poche informazioni in circolazione, la presenza di un quattro cilindri, da 2,2 litri di cilindrata, dunque sembra che verrà abbandonato il piccolo 2.0, per non parlare del 1.6 jtdm. A ben vedere, dato quello che si può solamente immaginare, la Giulia sembrerà più un competitor di una Serie 5 o di una A6, che non delle loro sorelle minori, anche in termini dimensionali. Tutto ciò sta anche a significare che i vertici FCA abbiano deciso di collocare verso l’alto il marchio Alfa Romeo, non specificando al momento se ci sia intenzione di continuare la storia di Mito (difficile) o di Giulietta (più probabile). Altra caratteristica delle nuove Alfa, sarà la presenza della trazione posteriore (in epoca in cui Classe A diviene anteriore, Serie 1 lo diventerà presto, A3 e Golf lo sono sempre state) a conferire alle vetture un piacere di guida e un ritorno alla tradizione, disatteso da anni. Premettendo di non dichiararmi fanatico dell’una o dell’altra soluzione, bensì del risultato finale, cioè della guidabilità, l’operazione di ritorno al posteriore sottende un cospicuo impiego di quattrini, che solo un modello “ben venduto” potrà garantire come ritorno.

Vorrei invece disquisire su un tema già affrontato, ovvero dello “snaturamento” del marchio Alfa, posizionandolo sempre più in alto. Dal momento che si dice che la tradizione sia importante, significa non dimenticare l’elevata specializzazione di Alfa anche nelle “vetturette” a partire dall’Alfasud, in grado di offrire guidabilità e feeling sportivo anche a chi non si può permettere le vetture più grosse. In fondo si inseriva alla perfezione in quest’ottica il ragionamento intrapreso (e subito abbandonato) di sviluppare insieme a Bmw una piattaforma comune tra Mini e Alfa, per le future piccole. La scelta di “elevare” la Giulia è quindi un poco stridente con il concetto comune a molti altri costruttori, concordi nella volontà di occupare tutti i segmenti di mercato.

Siccome non sono totalmente digiuno di certe teorie, non mi sfugge il ragionamento fatto dai vertici FCA nel percorrere la strada del “lusso”: più è cara la vettura, più margine di guadagno avrò, dunque maggiori profitti, rispetto al mantenere una gamma con modelli più “popolari”. Nell’ottica finanziaria e sappiamo bene quanto Marchionne sia esperto in questo campo, meno forse in quello di prodotto, non c’è nulla da eccepire, mentre da acquirente medio sono piuttosto preoccupato dal potenziale innalzamento del marchio e conseguentemente dei listini. Si prospetterebbe insomma un’Alfa “più Maserati che Audi”, tanto per citare un concorrente a caso. Certamente i mercati asiatici o gli Usa potrebbero non risentire della cosa, anzi giovarsene, ma l’Italia e forse l’Europa rischierebbero di vedere meno Alfa Romeo o almeno, non tutti i potenziali clienti attuali. Cerco di spiegarmi con qualche esempio: se Mercedes o Bmw, da anni e persino Lexus recentemente, stanno attaccando i segmenti “bassi”, il simultaneo abbandono da parte di Alfa parrebbe quasi anacronistico. Dunque la domanda è: cosa me ne faccio di una super Alfa, se poi farò fatica ad avvicinarmi ai suoi prodotti? Al giorno d’oggi posso ragionare così per Porsche, ma volendo, potrei diventare cliente Bmw o Mercedes proprio grazie al fatto di individuare modelli anche nei segmenti inferiori, pur se non a buon mercato, sia chiaro.

Certamente le analisi svolte dagli esperti FCA saranno più asettiche dei miei ragionamenti e punteranno ad ottenere risultati ben precisi su mercati ricchi, ma io faccio onestamente fatica a concepire un’Alfa Romeo simil Maserati e non a caso ho sempre manifestato un certo scetticismo nei confronti della 4C, perché avrei preferito un modello meno specializzato e più Audi TT che non Lotus Elise. Lo sanno bene anche marchi storicamente altolocati come Jaguar, che stanno andando a sfidare Serie 3 e A4, piuttosto che rimanere circoscritti alle super ammiraglie.

Come sempre sarà solo il mercato e il futuro a ricordare chi avrà avuto ragione, ma nel frattempo io resto convinto che le Alfa debbano mantenere una certa idea di sportività democratica, che non vuole affatto dire low cost, bensì una valida alternativa alle vetture “familiari”, in qualunque segmento.

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