Archivio | febbraio 2015

Per niente nuove, ma buone nuove


Scorrendo i dati di vendite del 2014, relativi al nuovo, mi ha colpito il +4,5% rispetto al 2013, tuttavia, approfondendo la lettura, c’è da rilevare che il segno positivo sia prevalentemente dovuto al rinnovo delle flotte aziendali e dei noleggi, dunque il dato “depurato” resta piuttosto fiacco e conferma il fatto che i privati, in questo interminabile periodo di crisi, abbiano ovviamente altre priorità rispetto al cambiare la propria automobile. Continuando l’analisi, emerge però che l’acquisto di auto usate sia in aumento e su questo merita sviluppare alcune riflessioni.

Sono ormai alcuni anni che il mercato è complessivamente in stagnazione e quello delle vetture usate non se ne avvantaggia più di tanto, a causa dei costi da sostenere per i passaggi di proprietà, non certo a buon mercato, soprattutto per le auto di valore commerciale esiguo, ma magari ancora in grado di svolgere egregiamente il proprio mestiere. Il fatto che nell’ultimo periodo la tendenza stia invertendosi è secondo me sintomatico di un cambio di mentalità degli acquirenti, parallelamente al fatto che per vendere, i concessionari siano costretti ad immatricolare e poi rimettere sul mercato autovetture che di fatto divengono usate, pur avendo percorso una manciata di km, necessari a far acquisire lo status di usato al mezzo. Banalmente, si smuovono due settori: si acquistano auto nuove, che nel breve finiscono per essere auto usate.

Per chi come me non è più giovanissimo, il concetto di auto usata ha mutato di significato probabilmente nell’ultimo decennio o poco più. Una volta, intendo 20, 30 o anche più anni fa, l’auto usata presente sul mercato era difficilmente recente, perché spesso il precedente proprietario l’aveva acquistata nuova e utilizzata per un po’ di tempo, dopodiché aveva deciso di venderla, ma di certo l’auto non era mediamente freschissima, pur se magari non era finita e poteva percorrere ancora un bel po’ di strada. L’usato era conveniente economicamente, essendo in un certo senso orientato verso chi non voleva o poteva spendere, ma poteva comprare un veicolo. In poche parole, l’usato era davvero usato. Nel corso degli anni, ha preso piede la pratica di immettere sul mercato auto usate, recenti e con pochi km, in modo da divenire concorrenziali rispetto al nuovo, più ancora che alle auto usate. Le concessionarie, vista la penuria di clienti sono praticamente state costrette dalle Case ad autointestarsi migliaia di vetture, che poi riversano sul mercato dell’usato, come km 0 o come vetture che avevano percorso qualche centinaio di km. In questo modo lo sconto rispetto al nuovo è certo e spesso consistente, perché come minimo viene scontata l’Iva e in più, essendo vetture targate, ergo immatricolate, invecchiano e si svalutano.

E’ perciò cambiata anche la mentalità di una grossa fetta di clientela, che si orienta senza remore su di un certo genere di offerta, ben sapendo che in fondo sta acquistando un semi-nuovo e contemporaneamente risparmiando un po’ quattrini. Ciò avviene ormai in tutti i segmenti, dalle piccole alle grandi, passando per le famigerate premium, dove esiste una certa convenienza nel comprare vetture già immatricolate e ben accessoriate, che da nuove costerebbero molto di più. Lo stesso vale per i modelli molto richiesti e per le vetture di un certo pregio, qualora si cerchino veicoli di un paio di anni al massimo, dal momento che anche a fronte di un chilometraggio “importante”, le vetture appaiono ancora in buono stato e risultano appetibili.

In tutto questo è cambiata la mentalità di noi acquirenti, perché in fondo, grazie anche ad un miglioramento della qualità delle vetture, non risulta particolarmente “disonorevole” orientarsi su vetture già targate, mentre fino a qualche anno fa il cliente tipo dell’auto usata o di certi generi di auto usate veniva bollato da un certo “volere e non potere”.

E’ chiaro che nel mare magnum delle vetture usate continuino a esistere i cosiddetti bidoni, o semplicemente vetture molto sfruttate e poco curate, così come vi sono auto usate e a buon mercato, semplicemente perché quella è la loro condizione, ma ancora adatte a essere sfruttate, senza però alcuna velleità di fingersi nuove. Insomma, il mercato dell’usato è estremamente variegato, ma continuo ad evidenziare come negli ultimi anni sia stato sdoganato quello che continuo a definire usato “di classe” o semplicemente un nuovo che in fondo viene proposto al giusto prezzo, rispetto a quello che costerebbe in partenza. Ci sono vetture che propongono sul nuovo optional come cambi automatici o altri ausili alla guida a qualche migliaio di euro, ma che in “versione” km 0 scontano di parecchio il proprio prezzo, pur con una dotazione di tutto rispetto, rendendo insomma quasi vano il piacere di ritagliarsi il proprio modello su misura, potendo poi contare su un cospicuo sconto.

Io stesso non nascondo di visionare spesso in rete vetture usate-pseudo nuove, o di prendere in considerazione questa formula di acquisto in futuro, proprio perché i tempi sono cambiati e ancor più è cambiata modalità di vendere. Mai dire mai, dunque, e mai dire nuovo.

Multi che?


Il termine multispazio è probabilmente uno di quelli con cui la tassonomia automobilista ha per così dire nobilitato il veicolo che va a definire. Quando ero bambino o ancora ragazzino, parlo del secolo scorso, ma non di un millennio fa, esistevano i veicoli commerciali e molto spesso, alcuni modelli disponevano di una versione destinata al trasporto delle persone. Questa era solitamente un po’ più automobilistica nell’aspetto e nei dettagli interni, ma sovente restava comunque un veicolo con “sedili in un vano di carico”: chi sedeva nei posti posteriori, penso magari ad un Fiat Fiorino Panorama, ad Renault Express, giusto per inquadrare la categoria, si trovava praticamente avvolto dalla lamiera a vista e ben pochi pannelli rivestivano quello che era pur sempre il “cassone”.

E’ pur vero che gli acquirenti di questi veicoli non erano solitamente alla ricerca del lusso o dello sfarzo, ma le berline da cui derivavano questi mezzi erano nettamente più curate nell’aspetto e ancor più negli assetti, perché va ricordato, i veicoli nascevano con la missione di consentire di caricare molta merce e al contempo offrire lo spazio per dei passeggeri. I clienti tipo erano magari piccoli artigiani, che potevano coniugare l’uso di due veicoli in uno solo, oppure, ma erano pochi, appassionati di sport che richiedevano spazio a bordo, ma non solamente due posti a sedere. Le specifiche, la mission, diremmo oggi, non differivano molto da quelle delle station wagon, nate per il lavoro e divenute auto da diporto, nonché gradevolissime e versatili berline.

Dalla loro, veicoli come il Fiorino, avevano anche un basso costo di esercizio, poiché derivano da utilitarie, dunque auto di cilindrata ridotta e dimensioni contenute: il vano di carico appariva un poco aggiunto al corpo vettura, una sorta di propaggine squadrata, che però non allungava di molto gli ingombri, quindi anche nell’uso cittadino erano valide alternative ai furgoni per il trasporto delle merci.

Nel corso dei decenni, soprattutto durante gli Anni ’90 e poi dall’inizio del 2000, le case automobilistiche hanno puntato sulla riconversione di questi veicoli, lasciando che si connotassero maggiormente automobile e meno mezzo da lavoro. Gli assetti, le dimensioni, lo stile in particolare sono divenuti più curati , giungendo quasi a rappresentare valide alternative alle automobili, me è stato soprattutto lo stile a diventare più personale, con lo scopo di differenziare il modello da quello “originale” o che ne forniva la meccanica. Sono così nate le multispazio menzionate in apertura: il nome fa ovviamente riferimento al fatto che queste vetture siano un po’ monovolume e un po’ veicolo da carico, ma in un’ottica sempre automobilistica. Di questi veicoli esiste, anche per economie di scala, una versione destinata al lavoro, ma a dispetto del passato è quest’ultima che sembra aver guadagnato abitacolo e cura da automobile e non quest’ultima la spartanità della prima.

Rimane, in questo caso, un posizionamento commerciale leggermente al di sotto rispetto alle monovolume, in termini di finiture, ma al contempo le dimensioni e i costi di gestione sono mediamente inferiori, perché i motori adottati sono in genere di cilindrata ridotta, non dovendo spiccare per doti velocistiche. Doblò, Combo, Kangoo, anche Citan se pensiamo a Mercedes, Berlingo e Ranch, Caddy, Tourneo sono solo alcune delle numerose varianti presenti sul mercato, dove pure Dacia è presente con la Dokker. Si va dunque dalla low cost al lusso (Mercedes), passando per innumerevoli alternative, anche di allestimento. L’aspetto, come accennavo, è migliorato rispetto al passato, pur rimanendo “furgonoso”, ma per chi ha necessità particolari o famiglie numerose, c’è la possibilità di godere di molto spazio a prezzi inferiori, rispetto a monovolume o crossover.

Certo, le sezioni frontali sono spesso importanti e pure i posteriori appaiono talvolta squadrati, per consentire di stivare facilmente gli oggetti, ma devo ammettere che pur non essendo un estimatore del genere, bensì un semplice appassionato di auto e di stile, il lavoro operato da tutti i costruttori in questi anni è stato notevole, sia all’esterno sia all’interno. Dal punto di vista del feeling di guida non si raggiungeranno mai i livelli di molte berline, ma del resto ritengo che la pretesa non sia neppure quella, dal momento che come dicevo, quasi tutte le Case offrono a listino familiari o monovolume, quindi semmai si tratta di intercettare più clienti con gusti e necessità differenti.

In un momento in cui le monovolume grandi soffrono, perché sono insidiate da crossover, station wagon, monovolume piccole e medie, il fenomeno delle multispazio non ha proporzioni enormi, ma numeri certamente interessanti, il che significa che per molte famiglie questo di vettura costituisce il giusto incontro tra diverse necessità. Manca, praticamente in tutti i modelli, una variante a trazione integrale, segno che le Case preferiscano convogliare i clienti su altri segmenti, ma testimoniano il fatto, così come nei crossover di piccole dimensioni, che questa necessità non sia poi così sentita dai clienti e, anzi, è sufficiente una lieve connotazione esterna e un po’ di elettronica dedicata per soddisfare gran parte della domanda e non appesantire le casse delle Case, costrette altrimenti a riprogettare pianali già esistenti.

Abbiamo ormai visto, e Mercedes Citan lo conferma, che anche un costruttore come quello della Stella intenda occupare un segmento come questo, dopo la sfortunata vicenda del Vaneo , ma con la volontà di offrire il proprio stile anche a questo tipo di clientela. Dunque, è una provocazione: a quando una Bmw o un’Audi? Mai dire mai…

Pensieri rapidi #4


Torno brevemente al tema di un post precedente, dove facevo riferimento ad una multa comminata ad un pensionato ultraottantenne, colto ad attraversare con il semaforo rosso. Ne seguirono numerose critiche e polemiche, culminate con la volontà del sindaco della sua città, di risarcire in denaro il pensionato, non potendo annullare la multa. Dall’episodio ne uscì con eleganza proprio la “vittima”, che rifiutò con una certa dignità il gesto (propagandistico-demagogico-diseducativo) del sindaco, offrendo a tutti una dimostrazione di saggezza forse ai più sconosciuta, riconducibile al semplice assioma di Boskoviçiana memoria : “multa è quando vigile fischia”. Punto. Il ragionamento mi è balzato alla mente qualche giorno fa mentre percorrevo Corso Stati Uniti, a Torino, dove la carreggiata è molto larga, praticamente due corsie per senso di marcia nel punto più stretto e laddove mi imbattevo in un’attempata signora che con il semaforo rosso (per lei) attraversava ignara delle automobili. Ho grande rispetto per gli anziani e proprio per questo, perché in fondo quasi si torna ad essere indifesi come dei bambini, ritengo che vada applicato un certo rigore, non per punirli o ancor più tartassarli, ma per proteggerli e far comprendere loro quali rischi corrano e facciano correre a chi si imbatte sulla loro strada. Solo così e senza amministratori ipocritamente compassionevoli, forse, riacquisteremo un minimo di senso civico.

Rimanendo in tema di “cosa pubblica”, noto con una sempre maggior frequenza come il comportamento di molti autisti dei mezzi pubblici stia “abbassandosi” al livello di quello degli automobilisti medi. Mi accorgo come spesso i bus compiano manovre per così dire “intimidatorie” nei confronti degli automobilisti, andando a “prendersi gli spazi” sulla strada, contando sulla mole del mezzo che conducono. Ho sempre pensato che questo tipo di autista si dovesse comportare da “guidatore debole”, perché consapevole dei rischi propri e dei passeggeri che trasporta, evitando manovre aggressive, piuttosto “subendole”, con la consapevolezza dell’inutilità di molti gesti compiuti da noi automobilisti. La debolezza cui facevo riferimento poco sopra è dunque un valore positivo e per niente affatto svilente delle capacità di guida di chi dovrebbe leggere i gesti del prossimo ancora prima che essi avvengano. Ultimamente, invece mi pare di osservare una certa “competitività” anche da parte degli autisti e sinceramente penso sia sintomo di alcuni segni di imbarbarimento collettivo. Purtroppo, è da registrare una sempre maggiore maleducazione complessiva, che se non sanzionata, non può che peggiorare; se poi aggiungiamo che spesso questi autisti non sono nemmeno assunti a tempo indeterminato, ma poco più che interinali, non può che aggiungere un misto di scarsa preparazione e di scarsa affezione al proprio lavoro, elementi che portano dunque ad operare con poca professionalità e con un senso di “rabbia” addosso, che poco giova alla convivenza.

Proseguendo l’argomento “pubblico”, è notizia recente che il Volkswagen Group si sia aggiudicato, pur se con un ricorso pendente da parte di FCA, un’enorme fornitura di veicoli per Polizia e Carabinieri. Per qualche migliaio di euro di risparmio per singolo modello fornito, VW vestirà perciò le divise delle Forze dell’Ordine, dismettendo dunque altrettanti modelli Alfa e Fiat che per anni avevano svolto il compito. Per la precisione, le vetture non saranno VW, bensì Seat, presumibilmente Leon. Avevo già scritto tempo fa della malinconia legata all’arruolamento di 120 Lancia Delta in sostituzione delle ormai sfinite Alfa 159 e qui siamo di fronte nuovamente ad un addio del Biscione, soppiantato dall’ “omologo iberico” Seat, nello svolgimento dei compiti di prevenzione e sicurezza. Non ho nulla contro il Gruppo VW, a maggior ragione se verrà dimostrato che il ricorso di FCA sarà infondato, ma permane in me un senso di amarezza dovuto al fatto che il (?) costruttore nazionale non riesca più a risultare competitivo in casa propria, nonostante gli aiuti sin qui ricevuti dai governi e nonostante una certa liquidità risultante dalla produzione di moltissimi modelli all’estero, ove i costi di produzione sono bassissimi rispetto all’Italia. Avranno forse proposto una fornitura di Maserati, temendo che VW mettesse sul piatto altre Lambo per la Stradale?…

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