Archivio | marzo 2013

The passenger


Durante il periodo di quasi totale inattività di scrittura, causa dito della mano destra fratturato e tumefatto, ho dovuto forzatamente rinunciare, tra l’altro, a guidare. Impossibile e indubbiamente non “da Codice” l’utilizzo del cambio, con una sporgenza di alcuni centimetri dal dito (pur se con un automatico le cose sarebbero andate bene) e certamente poco sicuro dover tenere il volante in una condizione di mano poco flessibile e reattiva. Quindi nisba, niet: fermi ai box.

Per questo motivo mi sono dovuto calare in un ruolo che non ricoprivo più da anni,  al quale avevo  quello “da protagonista”, ovvero il passeggero,  in auto, “di famiglia” o di amici finanche ai mezzi pubblici, che mai ho sfruttato come nelle ultime settimane. Il giudizio su questi ultimi, da parte di chi ha sempre avuto fortuna e possibilità di disporre di un’auto per spostarsi, sin da ragazzo, è per così dire altalenante. Se da un lato possa affermare che nel breve tragitto, i mezzi pubblici risultino concorrenziali, su tutti la metropolitana, d’altro canto su distanze e conseguenti tempi di trasferimento più lunghi alimentano da parte mia una certa sofferenza interiore, che mi fa sentire “prigioniero” del mezzo e del suo percorso. E’ indubbio che con l’abitudine all’utilizzo si presti meno attenzione all’orologio e si calibri il proprio spostamento su un “fuso” differente, per non tardare ad appuntamenti, ragionando su una differente velocità di spostamento, che tuttavia “taglia” poi la ricerca dell’eventuale parcheggio, quindi magari pareggia un poco i conti.

Tra i possibili vantaggi dello spostamento con i mezzi pubblici c’è il risparmio sui costi di utilizzo dell’automobile, considerando comunque inevitabile che l’auto costi persino da ferma (parcheggio/box, assicurazione, eventuali rate, svalutazione) e che l’unico risparmio si attui privandosi del possesso. Sta di fatto che molti automobilisti scelgano, almeno in settimana, di non utilizzare l’auto, per risparmiare sul costo del carburante, contribuendo inoltre alla riduzione del traffico e dell’inquinamento, pur se io credo che il motivo principale risieda nel costo carburante…

Non sta a me tifare per l’auto o per il mezzo pubblico, perché non è la sede per alimentare integralismi, piuttosto i miei ragionamenti sono nati da un insolito punto di osservazione. Essendo io un instancabile “criticatore”, mi sento di dire che gli autisti dei mezzi pubblici dovrebbero adottare condotte un poco più “fluide”, perché non di rado i passeggeri vengono strapazzati a bordo dei veicoli, talvolta anche a causa di automobilisti irresponsabili, ma per questo, un guidatore di professione, dovrebbe imparare a prevenire i pericoli e a comportarsi in maniera non intimidatoria con gli altri, rispettando semafori e strisce pedonali. Temo che a causa di tagli e di spese pubbliche poco oculate, si sia ultimamente lesinato sulla selezione di autisti, che hanno nelle loro mani e nei loro piedi la responsabilità di decine di persone e non dovrebbero telefonare o ascoltare musica, almeno non in servizio…

La mia panoramica da passeggero termina con la mia esperienza a fianco di un guidatore, amico o di famiglia e qui non farò nomi, né riferimenti, bensì una premessa: nemmeno io al volante mi reputo un santo. Questo per poter esprimere giudizi sugli altri, non considerandomi al di sopra di nessuno. Ho anche io le mie debolezze e il mio modo di essere automobilista, ma posso assicurare che seduto sul sedile “sbagliato” provi una sensazione di disagio e “di paura”, forse perché vorrei condurre il gioco e soprattutto vorrei farlo a modo mio. Da buon auto-critico, ho notato molte posizioni di mani un poco “volanti” e talvolta uno stile di frenata fin troppo a interruttore, che contribuiscono creare nel passeggero la sensazione di tensione continua. Perfino qualche taxista mi ha sorpreso, poiché mi sarei aspettato da un “principe della strada”, un modo di guidare ben più confortevole, invece talvolta la mia aspettativa è stata tradita.

Dal mio ruolo abituale, ovvero quello con il volante tra le mani, ho sempre cercato di adottare due modalità di guida: da solo e con passeggeri, che differiscono nello stile, per una diversa aggressività sui pedali e una differente scelta di “osare” in certe situazioni, ma sono consapevole di quanto sia difficile essere un buon conduttore, tanto che esistono appositi corsi di guida per insegnare proprio a “fare il trasportatore” di passeggeri.

Come avrete dedotto, la mia impazienza di tornare al volante è particolarmente evidente, con la promessa però di aver fatto tesoro di quanto ho appreso cambiando ruolo in automobile, per poter migliorare la qualità dei viaggi in compagnia e la convivenza con gli altri automobilisti. Nel frattempo ascolterò “The passenger” di Iggy Pop…

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