Archivio | aprile 2016

Mai più essevù


Un recente post dell’autorevole Carlo Cavicchi su Quattroruote riprendeva una dichiarazione dei vertici Jaguar, a proposito della decisione di non realizzare mai più station wagon, perché ormai divenute un genere quasi di nicchia, apprezzato solamente in Europa e in particolar modo in Germania. Mi permetto di aggiungere che un po’ di successo venga ancora riscosso in Italia e a casa mia, giacché sia io che mio papà ne possediamo una, anche se qui l’esigenza è vincolata al tipo di trasporto: cane per mio papà e qualche attrezzatura sportiva per me, nonché il necessaire per il viaggio di famiglia e del mio bambino, che risulta essere ancora ingombrante.

I vertici Jaguar sono stati estremamente pragmatici e hanno analizzato a fondo i mercati, convenendo inoltre che nella ricca Germania, le station wagon preferite siano prevalentemente quelle dei costruttori nazionali (e che costruttori, aggiungo io). In un mercato ormai in continua evoluzione si è ritenuto di non investire nella progettazione di una variante sw delle berline medie, risparmiando certamente un bel gruzzoletto e reinvestendolo nel settore che più tira: le crossover. Ciò poi non esclude che la condivisione di componenti con altri modelli sia alta e remunerativa, così praticamente la versione sw “ufficiosa” della XE è la F-Pace.  A conferma della “forza teutonica” va osservato che le Case siano in grado di coprire sia i segmenti delle sw ad esempio con la Serie 3, sia quelli della F-Pace, grazie a X3, lo stesso dicasi per Mercedes e Volkswagen Group.

I ragionamenti fatti sin qui, direi pressoché incontrovertibili, stridono con quanto abbia pensato io, forse un po’ romanticamente, sulla necessità di una sw della nuova Giulia. È evidente che i vertici FCA abbiano ragionato in “fotocopia” con quelli Jaguar, rispetto alla redditività di un investimento. Va poi aggiunto, lo ribadisco anche a me stesso, che ormai la previsione di vendita vada concepita per il mercato globale, bypassando quasi quello continentale, puntando cioè su Cina e Usa. Di fatto la Giulia è di dimensioni un po’ più generose della Serie 3, ad esempio, a significare la volontà di intercettare un pubblico più vasto possibile e orientato sulla vettura più imponente. La futura suv Alfa Romeo, agirà poi con la stessa logica di quella Jaguar, sfidandola sullo stesso terreno, anche in termini dimensionali.

Ciò detto per significare che certi ragionamenti, per i quali alle volte non è sufficiente la passione, possano essere ribaltati. Cavicchi, nel post non esplora tuttavia il settore delle sw “da lavoro”, che ritengo essere, in Italia ed Europa, discretamente vincente, ma solo se concepito nell’ottica delle flotte, dunque lusso sì, ma con praticità e costi di esercizio vantaggiosi. Ne è prova il fatto che Renault, Peugeot, VW, Seat, Skoda, Ford, Opel e finalmente anche Fiat, si affaccino stabilmente per contendersi quote.

In conclusione, con la “messa al bando” delle sw, sembra si stia consolidando anche in Europa un’espansione e un crescente apprezzamento delle vetture tre volumi, come da me già scritto molti anni fa, fermo restando il “crossoverismo”. Le esecuzioni sono sempre più accurate e con forme talvolta sinuose da quasi-coupé, dunque pian piano sembra stia sparendo il pregiudizio che vuole al volante di una tre volumi un “anziano con il cappello”. Ah, nel frattempo, tanto di cappello alla lungimiranza di Jaguar e FCA e valuteremo se darà loro ragione il tempo.

Sosta selvaggia


Due fatti di cronaca recente sono secondo me lo specchio di una realtà in cui i comportamenti sono ormai degradati, almeno nell’educazione e nel rispetto.

A Milano, ormai molti lo avranno letto, di domenica e durante una manifestazione di impegno collettivo di recupero e ritinteggiatura di alcune facciate, cerco di semplificare, viene individuata una macchina indebitamente parcheggiata su di un marciapiedi, che intralcia le operazioni. E’ un gesto di inciviltà, come tanti, purtroppo e come molti non sanzionato con tempestività. Dopo qualche attimo di indecisione, l’assessore a Lavori pubblici e Decoro urbano, decide, in attesa dell’arrivo dei Vigili Urbani, di dare una punizione “esemplare” al trasgressore, dipingendo sulla fiancata una striscia bianca di vernice, come segno “indelebile” dell’infrazione. Ora, trascurando l’aspetto comico della vicenda, ovvero che la cittadinanza stesse realizzando un’iniziativa anti graffiti, quindi quale miglior modo per sublimarla, è questo un esempio in cui si passa istantaneamente dalla parte del torto, pur avendo pienamente ragione. Fatto ancora più grave, è che a farsi prendere dalla “trance agonistica” sia poi chi rappresenta la legge e il suo rispetto. Il fatto è stato stigmatizzato da molti e forse ingigantito, ma non è da sottovalutare il fatto che l’assessore abbia ritenuto importante farsi immortalare nel gesto, quindi aggravandolo e caricandolo di significato. “Non è stato un atto vandalico, ma un segno da lasciare verso una grave maleducazione e sarei pronta a rifarlo – ha aggiunto -. Non capisco come si possano prendere le difese di quell’automobilista: la pennellata che ho dato sullo sportello dell’auto è stato un atto di ribellione ad un gesto di arroganza cui purtroppo continuiamo ad assistere ogni giorno”, ha affermato l’Assessore. Magari avrebbe potuto sfruttare le proprie “conoscenze” e sollecitare il collega con delega ai Vigili Urbani, per far arrivare più in fretta il carro attrezzi e dare il vero buon esempio.

A distanza di qualche giorno, a Torino, compare sulle cronache cittadine una foto che immortala una Ford Kuga parcheggiata sul marciapiedi antistante il Museo dell’Automobile. Non si tratta tuttavia di un evento commemorativo del marchio americano, tantomeno del fortunato crossover europeo, ma di sosta a dir poco selvaggia. Nell’articolo si sottolinea come la Ford sia stata parcheggiata più volte e più giorni nello stesso luogo, che tra l’altro è raggiungibile solo con una vettura più alta da terra, superando dei gradini. Non si specifica se qualche cittadino o i lavoratori stessi del Museo abbiano avvisato la Polizia Municipale, come mi auguro sia stato fatto, ma in questo caso leggo con amarezza, una sconfitta delle istituzioni. Mi spiego: assodato che il proprietario del mezzo si sia comportato da prepotente e arrogante, qui il traspare il messaggio di un’infrazione reiterata nel tempo, che nessuno abbia avuto voglia di reprimerlo. Il MAUTO è in piena zona ospedali, dove l’affluenza di persone è alta e dove è difficile parcheggiare, ma parallelamente mi stupisco che nessuna pattuglia della Polizia Municipale sia mai transitata nei paraggi della vettura o l’abbia notata, visto che si trovava in posizione ben visibile.

Qui si torna al degrado cui accennavo in precedenza, che purtroppo appartiene a molti, ma che forse con esempi di corretta “repressione”, mi si passi il termine eccessivo, si dovrebbe scoraggiare o almeno lasciar intendere che non passi indifferente comportarsi in un certo modo. Ammetto che risulti più facile giudicare a posteriori, ma parallelamente ritengo che ciascuno dovrebbe prima di tutto avere più rispetto per il prossimo e per le regole, a prescindere dal ruolo che si ha, altrimenti si rischia di legittimare un certo far west, in cui spesso vinceva chi sparava per primo.

L’ora del Te(sla)


La mobilità elettrica è il futuro, scusate se lo ripeto anche a me stesso, ma continuo a pensare che sarà il futuro. Punto. Spesso mi sento quasi costretto a ribadirlo, forse perché io vivo una sorta di “paura del diverso”, però non è questo l’argomento che intendo sviluppare. Credo che chiunque abbia assistito nei giorni scorsi, al fenomeno Tesla Model 3, ovvero la presentazione del nuovo modello della Casa californiana, che come suggerisce il nome, è il terzo della gamma, abbia pensato ad un assaggio del succitato futuro.

Dopo aver presentato e prodotto sinora vetture di grosse dimensioni e per portafogli piuttosto gonfi, l’obiettivo di Tesla è quello di attaccare il mercato “più normale” delle vetture elettriche, pur se il prezzo indicativo di 35000 dollari, non sia proprio da low cost. A ben vedere, le cifre per questo genere di vetture non si discostano molto. Di Tesla e di questo nuovo modello mi hanno colpito due cose: la prima è che Elon Musk, il fondatore, ha ben chiaro il concetto di comunicazione di prodotto e di filosofia di marca, giacché Tesla è un marchio giovane, poco diffuso, ma ottimamente conosciuto e ormai percepito come e più di ben più di affermati marchi “a scoppio”.  L’altro motivo di ammirazione e un po’ di stupore riguardante il fenomeno Tesla è l’accoglienza riservata al modello, che secondo alcune fonti ha collezionato oltre 300 mila pre ordini (a 1000 dollari ciuascuno) in poche ore. Questo fatto è sintomatico del potere di convincimento – e del lavoro – operato da Musk e Tesla nei confronti del mercato, risultando, ripeto, molto più convincente di molte marche premium.

Sostengo ciò partendo da una semplice constatazione: la Model 3 non “esiste” o meglio, è ancora allo stato di prototipo avanzato e vedrà la luce tra un anno negli Usa e a seguire nel 2018 in Europa. Credo che forse nemmeno una Ferrari sarebbe in grado di catalizzare attenzione e attesa in maniera più efficace e massiccia. Purtroppo, considerando i 35000 dollari e ipotizzando in euro una cifra simile, la considerazione più ovvia è quella che una vettura, pur con autonomia dichiarata di oltre 300 km, sia ancora lontana da essere appetibile per una larga fascia di pubblico e torno ad affermare che in Italia manchi una politica di indirizzo e di supporto per questi veicoli. A scanso di ogni dubbio, non intendo che con ciò si debba criminalizzare e penalizzare chi utilizza le vetture con motore termico, ma ribadisco che sia necessario lasciare che entrino investitori e capitali di chi è in grado di offrire un rinnovamento alla rete elettrica del paese, anche in chiave autotrazione.

Il potenziale di Tesla, sul mercato e sulla rete è in teoria altissimo, ma a mio avviso occorrerà ancora qualche anno prima di saggiarlo a pieno titolo in Europa, pur se già molto presente, così come in Italia. Con Tesla cambierà anche il concetto di mobilità, in quanto, sul lungo raggio, che poi immaginiamo essere i 400km, distanza che un diesel medio si “beve” come niente, bisognerà riprogettare il viaggio, passando per una stazione Tesla, un Supercharger e sostare per il tempo necessario, circa un’ora, forse ancora troppo.

E’ ancora qui secondo me il vero limite di questo genere di mobilità, al momento ancora troppo piegato verso le esigenze della batteria, più che su quelle del guidatore, ma sono praticamente certo che presto ci sarà anche evoluzione in questo settore. Del resto, con gli smarthphone siamo tornati  a caricare il telefono praticamente tutti i giorni e quasi non ci lamentiamo, forti di tutte le innovazioni e potenzialità che la tecnologia ci offre. Che sia la stessa strada di Tesla per i prossimi anni?

Il segno di Zoe


Non mi reputo un fervente credente delle auto elettriche, ma da appassionato di automobili non nascondo la mia curiosità per il genere, dal momento che, lo si voglia o meno, rappresenteranno il futuro della mobilità. Impossibile determinare quando, probabilmente non nel breve termine, ma probabilmente il cambio avverrà. Certo con l’elettrificazione, ancor prima del mezzo, conta l’infrastruttura e qui arriva il tasto dolente, perché in Italia siamo a dir poco fermi al palo, ma non si deve escludere che a causa di “un ordine globale” non ci si debba adeguare nell’arco di un decennio.

Abbandonando i massimi sistemi e tornando alla quotidianità, ho avuto modo di provare una vettura che è sul mercato da ormai 3 anni e che appartiene alla schiera delle poche “vere elettriche” sul mercato: la Renault Zoe. La mia unica esperienza di guida prolungata di una vettura simile risale a qualche anno fa, quando provai la Bmw i3, ricevendone grande godimento. Ecco, dimentichiamo per qualche istante la i3 o almeno consideriamola “diversa”, non solo per il design. Senza andare nel profondo, la i3 vanta l’equivalente di 170 cv e la Zoe ne schiera 88, quindi il dato è sufficiente per spiegare le differenze e le velleità diverse tra le due vetture. In più, la i3 si pone come premium in tutto e vanta – il blasone lo impone – una guidabilità decisamente più sportiva, riscontrabile nella diversa sensibilità dello sterzo, nella durezza delle sospensioni e nel diverso piglio imposto dal “one pedal feeling”, ovvero la guida, quasi totale attraverso il solo pedale del gas, pardon, dell’acceleratore. Il freno è quasi superfluo, vista la potenza del recupero energia, che rallenta tantissimo la vettura. Se si arriva dai diesel e si è abituati ad un po’ di guida predittiva, la si apprezza di più e le si prendono rapidamente le dimensioni. Insomma, la i3, non è ovviamente il termine di paragone per la Zoe, mentre potrebbe esserlo la Prius, almeno nel concetto o meglio ancora la cugina Nissan Leaf, in attesa che arrivi la Hyundai Ioniq e che GM commercializzi la nuova Ampera.

Tornando alla Zoe, sin dalla sua presentazione ho apprezzato il design e in generale le dimensioni, che la pongono come vera auto da città, con i suoi poco più di 4 metri e con una manovrabilità eccellente. E’ insomma, la Clio elettrica, senza essere la Clio: la Renault ha saggiamente deciso di differenziare il veicolo, proprio per svilupparlo autonomamente e non farlo sembrare la versione elettrica di ciò che c’è già. All’interno, pur non essendo recentissima, la Zoe ha una propria personalità stilistica, con un design orientato al minimalismo e al hi-tech “elettrico”, in un ambiente da utilitaria. Molta sostanza, nessun fronzolo, ma tutto gradevole. La posizione di guida è comoda, ma chi come me è alto, siede in alto e si sente un po’ appeso; inoltre, lo spazio per chi siede dietro si riduce molto, anche a causa di sedili molto ingombranti, proprio nella parte posteriore. Il bagagliaio è onesto e libero da vincoli di batteria, che si trova sotto il sedile posteriore, a vantaggio dell’accentramento delle masse e, appunto del bagagliaio. Il motore è anteriore, nella medesima logica di distribuzione dello spazio. Infatti, come già detto, le forme sono da vettura “normale” e questo per me è un valore aggiunto. Probabilmente si è perso qualcosa in termini di resa aerodinamica, ma per lo meno non si ha la solita silhouette da auto elettrica/ibrida, dettata da esigenze di penetrazione dell’aria.

La guida? Simpatica, non divertente, ma non è un difetto. Lo spunto è efficace e ci si muove sempre gradevolmente, in un buon silenzio complessivo. Il cambio è ovviamente “automatico”, nel senso che ha le posizioni tipiche da automatico, ma come tutte le vetture elettriche, serve solo a invertire la marcia o a bloccare la vettura da ferma. Un difetto? Il recupero di energia frena poco la vettura al momento del rilascio (niente a che vedere con la potenza della i3) e costringe a mio avviso ad usare di più il freno. Nel paragone con la i3, si può immaginare quello tra freno motore di una vettura a gasolio, rispetto ad un benzina. Per il resto, la Zoe è adatta all’uso cittadino, con un’autonomia di circa 150 km, ma il valore è del tutto fittizio, poiché influiscono numerosi fattori, dalla temperatura, ai servizi accesi, al piede del guidatore.

Il vero difetto? Il prezzo, almeno in Italia, semplicemente perché non viene supportato da nessuna campagna governativa, quindi resta alto per il genere di automobile. Suppongo sia per questo motivo, anche se non ne sono certo, che Renault abbia spinto poco questa vettura in Italia e considero la cosa un vero peccato, visto che nel suo ambito dimensionale non avrebbe concorrenza. Peccato anche che nessun governo locale, regionale, centrale abbia ancora compreso che magari, oltre al gas, si potrebbe incentivare questo genere di veicolo. Insomma, non a tutti piaceranno le automobili elettriche, ma si può anche pensare che ci sia chi le scelga perché più adatte alle proprie esigenze. In questo caso, il gap andrebbe colmato, checché ne pensino anche al Lingotto…

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