Archivio | dicembre 2012

Caro Babbo Natale


Caro Babbo Natale, il 25 dicembre si avvicina e io ne approfitto per scriverti la consu40eta letterina. Trascurando le doverose richieste, di salute per i miei cari, di pace e bene per tutti, passiamo agli argomenti “seri”, quelli che sicuramente conoscerai anche tu, se segui questo blog.

La lista sarebbe lunga, ma so che hai molto lavoro e cercherò di selezionare le richieste. Ti chiederei, in primis, di abbassare il prezzo dei carburanti : non pretendo che tu la porti a qualche cent, ma sarebbe bello se riuscissi almeno a dimezzarne il prezzo rispetto a quello odierno. In fondo, se pagassimo la benzina intorno al “1 euro”, staremmo comunque sborsando circa 2000 lire e la cifra sarebbe ben  più che congrua. Pensa: probabilmente costerebbero un po’ meno anche il cibo per le tue renne e i ricambi della slitta. Come dici? Tu vivi in Lapponia? Già, da te sono anni che avete i biocarburanti, le energie alternative e rispettate l’ambiente.

A proposito, ti chiederei di distribuire ai nostri amministratori pubblici, rapporti sul clima più precisi di quelli che abitualmente dicono di consultare, per informarli meglio sull’inquinamento prodotto dalle automobili. Per capirsi, loro citano una serissima e autorevole ricerca sulle relazioni tra inquinamento prodotto dai motori diesel e l’insorgenza del cancro. Io non intendo smentire chi è più preparato di me in materia, ma il dato si basa su motori diesel, impiegati in miniere, tra la fine degli Anni 70 e l’inizio degli Ottanta. Che i diesel di oggi o di 10 anni fa, siano un tantino migliorati? Lascio a te Babbo, che sei super partes, ogni possibile risposta, perché io non ho parole quando ascolto certi ragionamenti. E’ come se argomentassi una discussione in materia di crisi economica, facendo riferimento ad alcuni anni fa, in cui lo spread era di qualche decina di unità…

Non posso dimenticare di inserire nella mia “wish list” un bel carico di piste ciclabili nelle nostre città, ma piste vere e non strisce di asfalto “rubate” ai marciapiede o ai parcheggi, così da offrire ai ciclisti uno spazio sicuro in cui circolare. Se fosse possibile, ti chiederei di distribuire loro anche una copia del Codice della Strada, in modo che capiscano l’esistenza di regole anche per i ciclisti e non solo per gli automobilisti. Se ti avanzasse qualche copia del Codice, distribuiscila a noi automobilisti, perché penso che sia utile un po’ di ripasso anche per noi. Sai, in Italia, la civiltà e il rispetto delle regole non sono proprio come da te…

Chissà che nella tua lista, gentile Babbo Natale, non ci stia anche un po’ di ragionevolezza nei confronti di chi accusa i possessori di suv delle peggiori nefandezze commesse sulla strada: essi non le provocano perché possiedono un suv, bensì perché sono poco rispettosi delle regole. Un domani, essi  venderanno il suv per un’altra auto, ma saranno sempre dei prepotenti. Il problema è che la stampa, per cavalcare gli animi più forcaioli del “popolo”, addita i suv come arma finale contro l’ambiente, ma non si rende conto che in Europa circolino veicoli più pesanti e inquinanti, semplicemente con una silhouette meno appariscente. A proposito, Babbo, dalle tue parti, visto il clima e i km che percorri, usi ogni tanto un suv?

Proseguo la mia letterina chiedendoti di trovare un modo per far comprendere a noi italiani come ci si avvicina e si affrontano le rotonde, perché temo che molti non siano ancora preparati. Devi sapere che esistono sostanzialmente due categorie: una è composta da quelli che non entrano nel flusso di traffico fino anche non sopraggiunge nessuno per almeno 5 minuti, creando una coda interminabile alle loro spalle. L’altra corrente di pensiero è quella dei “rallisti”, che interpretano l’ingresso e la percorrenza con tempi e traiettorie tangenti, incuranti della presenza degli altri automobilisti. Accomuna poi entrambe le tipologie, l’uso praticamente assente o casuale degli indicatori di direzione, che potrebbero essere d’aiuto agli altri per comprendere le altrui intenzioni.

Ti chiederei anche di portarci tante automobili elettriche, che come saprai io non osteggio, ma per le quali nutro alcune perplessità. Magari, dico magari, ne userei una anche io in città, in settimana, per poi avere la possibilità di utilizzare nel week end, un’inquinante vettura a combustione interna, magari addirittura Euro 5.

Termino qui la mia letterina, Babbo Natale, con la speranza che tu possa esaudire qualcuno dei miei desideri. A dirla tutta, avrei un’ultima richiesta: se proprio avanzassi tempo e spazio nella tua capiente slitta, ti chiederei una Bmw M3. Grigio antracite. Opaco. Interni in pelle rossa e cerchi da 19″. Qualora ti sembrasse eccessivo, di’ pure alla tua collega Befana che nella calza mi accontenterò di trovare una Bmw Z4…

Grazie e auguri di buone feste a tutti. Ci vediamo nel 2013!

(rin)Forza Italia


Avrete notato come sin qui non abbia praticamente mai affrontato l’argomento Italia, se non in maniera marginale. Non è stata una scelta casuale, bensì una precisa volontà, sebbene di spunti ce ne sarebbero parecchi. La mia posizione è paragonabile a quella dell’innamorato deluso, o se preferite di chi ha avuto una stupenda storia d’amore, poi finita (male), infine riaccasatosi felicemente. Le ferite (in senso puramente metaforico) restano, mentre nel corso degli anni matura un senso critico sull’accaduto.

Ciò che mi va meno a genio della Fiat è indubbiamente la politica che sta adottando nei confronti dell’Italia e dei lavoratori italiani. Ritengo poco rispettosa la modalità con quale si rivolge a loro e come amministra le vicende contrattuali. Siamo in un mondo globalizzato, con un’azienda globale: se sono vere le due affermazioni, ci si dovrebbe domandare come mai in altre nazioni la Fiat sia più “mansueta” e ragionevole. Detto ciò, anche la controparte sindacale dovrebbe provare a studiare meglio come si comportano i colleghi all’estero e “aggredire” la Fiat su questo piano, invece di continuare a sbandierare certe ideologie, care più alla politica che ai lavoratori. Va da sé che molto più spesso io sia d’accordo con i quanto sostengano i lavoratori, piuttosto che la Fiat: questa è la mia opinione e sono curioso di confrontarmi con le vostre.

Esploriamo invece il campo entro il quale mi sento più a mio agio: i modelli. Da dove partiamo? Fiat? Osservando la sua gamma si notano diversi corsi stilistici, ergo diversi capi del design, leggasi un management ballerino con una leadership poco chiara. Punto e Bravo , seppur con due “padri diversi” (Giugiaro e Frank Stephenson) hanno inaugurato il “Maserati style” del frontale, che prontamente è svanito nel nulla con loro, visto che la Panda possiede una propria identità, che era ancora diversa da quella della super posticipataepiùvolteridisegnata Croma, che poi è diventata una “Bravo Wagon”. La Sedici era stata concepita in maniera più impersonale e ci può stare, visto che è anche una Suzuki, ma l’Idea invece è uscita di produzione senza nemmeno un ritocco, neppure prelevando idee dal modello venduto in Brasile. Perchè? (cercatela sul web e domandatevi se non avrebbe avuto senso aggiornarla e far vendere magari una Meriva o una C3Picasso in meno). Ho tralasciato la 500, indubbiamente riuscita e ora trend setter dello stile del marchio. Ha senso cinquecentizzare l’intera gamma, piuttosto che studiare uno stile più complessivo e non legato a un singolo modello? Chiedetelo al responsabile del design, (non me ne voglia), un’ingegnere ex Pininfarina (ma non un designer) pensionato e poi richiamato da Fiat. E’ sufficiente ricolgere lo sguardo al team capitanato da De’ Silva alla VAG, o alla squadra Ford, o il design group di PSA e troverete molte risposte alle mie domande.

Lancia: esiste ancora? Parrebbe di sì e se da un lato è apprezzabile il tentativo nel breve termine di aver risollevato le sorti con quel che si ha in casa, leggasi Chrysler, il rovescio della medaglia è quello a parer mio di offrire una gamma a dir poco disomogenea e con una elevata percezione di modelli “non-Lancia” all’interno. Dunque onore al merito di aver tentato di rimpolpare i modelli, ma dal mio punto di vista il management paga errori di anni, che ahimè sono ben visibili. Così come per Fiat, fa sorridere che le grandi ambizioni del marchio saranno molto probabilmente sostenute dalla Ypsilon, una piccola come la 500 e la Panda, a conferma dell’unica vocazione del Gruppo. I pochi tentativi di rianimare il malato (curato da medici inesperti) tra poco cesseranno, così come la presenza di Lancia sul mercato, fatta salva la Ypsilon, che però è già una Chrysler in quasi tutta Europa.

Alfa Romeo. Se Lancia agonizza, la “mamma della Ferrari” non se la passa benissimo. Il “cuore sportivo” rianimato con 147, 156, 166 è stato nuovamente pugnalato con la gamma 159 e con l’uscita di scena della 166. Non che la 159 fosse poco affascinante, anzi, possiede tutt’oggi una linea aggressiva e piacevole, ma la sua mole e conseguentemente le sue prestazioni non sono mai state da capogiro. Analogo discorso per Brera e Spider, non all’altezza di Audi, Bmw e Mercedes, sia come prestazioni, sia come tenuta sul mercato. MiTo ha avuto il suo exploit inziale e ora tracheggia un poco. Necessiterebbe di un restyling, con qualche aggiornamento estetico e di contenuti. Giulietta è ancora un buon successo, anche se va riconosciuto che in casa abbia poca concorrenza. Mi spiego: con Bravo lasciata al suo destino e Delta che ha un target differente, chi vuole acquistare una segmento C italiana si orienta ovviamente su Giulietta. In più c’è la fetta dei 147sti convinti, che hanno rimpiazzato la loro beniamina con la Giulietta. Morale: se fosse uscita un anno prima, avrebbe ottenuto ancora di più. Non che questo sia una colpa, anzi, il successo in Italia della Giulietta mantiene vivo l’interesse per un marchio importante come Alfa. Peccato non ci sia una variante a 3 porte come hanno Serie 1,A3 e come probabilmente avrà la Mercedes Classe A.

Alcune mie perplessità: perché non esiste più una wagon italiana? Perché “arrendersi” e lasciare il mercato a Ford, Opel, Kia&Hyundai laddove esisteva una lunga tradizione? Perché non proporre una low cost in stile Dacia, potendo disporre di Palio prodotte in Brasile? Perché non si è prodotto da subito un crossover stile Qasquai, sui 4,30 m, invece della Sedici, che viene venduta quasi allo stesso prezzo, ma è decisamente più piccola e meno versatile? Perché la 159 è stata abbandonata al suo destino e non si è cercata una nuova piattaforma per produrre una nuova berlina? Qualcuno ricorda la Thesis? Ecco, forse è il caso di dimenticarla o di tenerla ben presente per non ripetere certi errori.

Perché la Grande Punto non ha ancora una sostituta, mentre sul mercato giungono concorrenti sempre più fresche e tecnologicamente evolute? Molte delle risposte a queste mie scontate domande vengono di tanto in tanto fornite da Marchionne che sostiene la mancanza di fondi e la necessità di aspettare tempi migliori per introdurre i nuovi modelli. C’è in tutto ciò una contraddizione di fondo: come si fa a guadagnare se non si vendono automobili e se la clientela rimpiazza sempre più di frequente le proprie Fiat con marche straniere e concorrenti? Non vorrei trovare risposta a ciò con la semplicistica affermazione “basterebbe fare belle automobile”, ma confesso che talvolta questo pensiero mi solletichi un po’.

Insomma, io credo che regni ancora molta confusione e si continui a pensare più alle strategie finanziarie che al prodotto. Una cosa non esclude l’altra, ma chi compra automobili è più interessato al prodotto e alle sue caratteristiche, piuttosto che alle acquisizioni o alle manovre in borsa. Quando si è trattato di ordinare le mie ultime automobili ho scelto di abbandonare il Gruppo per due motivi: sono trattato molto male come cliente e in secondo luogo non c’era alcun modello che mi soddisfacesse nella gamma.

Rimboccatevi le maniche: la rivoluzione deve iniziare dai vertici e non dal basso.

Colore sempre vivo


Qualcuno tra voi  lettori (i più maturi e certamente gli over 35) ricorderà che quello appena citato come lo slogan di una marca TV color, in voga negli anni 80, utilizzato per reclamizzare le doti di un apparecchio in quella che stava diventando “l’era del colore” nelle case degli italiani. Stava dunque iniziando un nuovo periodo, dopo anni di bianco e nero, in ogni produttore rivendicava nei propri TV, capacità di proporre i colori più vivi di quelli reali. La rincorsa non è terminata neppure oggi, con le tecnologie plasma, led, ecc. Vi starete domandando come mai non abbia sin qui menzionato le automobili, ma tra poco ci arriveremo.

La citazione del “colore sempre vivo” si sposa secondo me, con il panorama automobilistico degli ultimi 10 anni. Chiunque di noi possieda un minimo di spirito di osservazione, avrà notato una “mutazione” delle “nuances” di lamiera che popolano le nostre città.

Sia chiaro che, statistiche alla mano, il grigio metallizzato e il blu, entrambi metallizzati, rappresentino lo zoccolo duro della “tavolozza urbana”, accompagnati dal nero e dai colori più “convenzionali”. Non occorre essere esperti di statistica per notare (finalmente) una certa differenziazione dei colori proposti. In voga negli Anni 70, lo sono ritornati (del resto, nella moda non si butta mai niente) nell’ultimo decennio, i colori pastello più sgargianti: giallo, arancio, verde, turchese e così via. Il fenomeno è  trasversale, riguardando i tutti i segmenti, ovviamente esclusi quelli delle vetture più prestigiose. Compreremmo un gessato giallo? Direi di no, a meno di non chiamarsi Lapo, ma questo è un discorso a parte, sebbene qualcosa abbia a che fare con il fenomeno di “ricolorazione”.

Già negli Anni ’90 la Lancia Y, aveva introdotto il sistema Kaleidos, per predisporre (a pagamento) una tinta personalizzata, tra centinaia possibili tonalità. L’esperimento fu probabilmente troppo ambizioso e oneroso anche per il cliente (una tinta personalizzata costa 800.000 lire) e non ebbe grande successo. Più astutamente negli anni a venire, in Mini ed anche in Fiat con la 500, si ebbe l’intuizione di offrire colori particolari e sgargianti, direttamente in gamma e con una scelta minore, ad un prezzo ragionevole, da “tinta pastello”.  Lo stesso è stato fatto da moltissimi altri produttori, tanto che non ci scandalizziamo più nel vedere una Opel verde o una Ford arancio, senza giungere a citare la Fiat 500 in tonalità rosa shocking: una vera gioia al momento della vendita, ma non è detto che il (la) proprietario/a abbia intenzione di farlo.

Nelle vetture di gamma media o medio alta, hanno fatto la loro (ri)comparsa tinte più serie, ma indubbiamente affascinanti, come il marrone metallizzato o il bronzo, oppure colorazioni sull’arancio metallizzato, più varie sfumature di verde, sino a giungere al “caffelatte” sempre rigorosamente metallizzato, pur se la Fiat 500L lo sfoggia in tonalità pastello. Non parliamo poi di una serie di tonalità “premium”, con proprietà speciali, che vengono declinate da alcuni produttori con l’intento di proporre  al cliente un prodotto estremamente esclusivo e costoso.

Sin qui non ho citato il bianco, autentico must dell’ultimo lustro. La sua rinascita è dovuta principalmente al “mondo Mac” e alle sue influenze, che hanno reso trendy qualsiasi oggetto di bianco vestito, figurarsi le automobili. Nel corso degli anni, il bianco è balzato nell'”Olimpo dei colori”, passando da colore-base-che-più-non-si-può, a trend setter. Una volta chi optava per il bianco, lo faceva  per risparmiare qualche soldino o per avere un colore che non fosse costoso da riparare e sopportasse bene le righe. Date un’occhiata ai veicoli commerciali in circolazione e scoprirete che sono per lo più in livrea bianca, che tra l’altro offre una perfetta base per eventuali pubblicità apposte sulla carrozzeria.

I produttori ci hanno propinato, anche negli spot televisivi, vetture bianche, dimostrando come la tendenza fosse recepita da tutti e riuscisse a fare breccia sul mercato. Osservando un parcheggio, troverete enormi “macchie candide” e non si tratta di taxi. Il dubbio sorge al più sulla tenuta del mercato dell’usato, dove si riverseranno tra qualche anno, molte di queste immacolate lamiere.

Citavo in precedenza Lapo Elkann e non era un caso poiché, piaccia o no, ha sdoganato e diffuso un certo gusto nella personalizzazione delle vetture, tendenza che da noi era un po’ sopita mentre in altre nazioni era molto più in auge. È innegabile le sue creazioni siano eccentriche e dal sapore provocatorio, ma penso abbiano risvegliato in molti di noi, la voglia di avere un’auto più personale: credete forse che ciò non sia sfuggito agli esperti di marketing? Non rispondo neppure…

Concludo come sempre con le mie esperienze dirette che, a dispetto di tanta teoria fin qui esposta, sfociano in un approccio piuttosto conservativo. Le vetture che ho posseduto sono state tendenzialmente a “matrice grigia metallizzata”, perché come affermavo, ho avuto un certo timore di “stancarmi”, dunque non ho osato, anche se ammetto che lo avrei fatto. Ho navigato su tonalità diverse di grigio, per poi approdare su di un grigio-ghiaccio, anche se almeno in due occasioni ho optato per il rosso anzi, per il Rosso Alfa: nella vita, almeno una volta, bisogna avere avuto un’Alfa Romeo rossa e io ho addirittura bissato. Sarà per questo che poi ho espiato con una serie di grigi?

P.S.: questo post è dedicato a Giorgio, un amico che nei giorni scorsi ci ha improvvisamente lasciati e che fin da bambino ho avuto modo di conoscere. Mi piace pensare che lui, appassionato di automobili come me, possa adesso avere tempo di leggere tutte le riviste e di seguire i GP in tv. Ci mancherai, mi mancherai.

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