Archivio | marzo 2016

Sicuribus


Scrivo senza intenzione di cavalcare l’onda emotiva del tragico incidente stradale in terra spagnola, che è costato la vita a tredici studenti universitari, di cui sette ragazze italiane. E’ una tragedia, come purtroppo molti incidenti stradali che coinvolgono mezzi pesanti e in particolare autobus. Immancabile e doverosa la mia vicinanza alle famiglie, che stanno vivendo un momento a dir poco drammatico. Lo spunto, anche in questa tremenda vicenda, è una riflessione sulla sicurezza, in generale, ma in particolare su quella degli autobus. Parzialmente, questo post è stato stimolato da mio papà, che è pur sempre il progettista di casa, il quale mi faceva notare come appaia impossibile ancora nel 2016, che un autobus si ribalti e venga praticamente schiacciato dal suo stesso peso, facendo ovviamente vittime umane.

E’ questa una considerazione anche mia, risvegliata ogniqualvolta  al telegiornale si assista a immagini agghiaccianti di autobus ribaltati. Il primo interrogativo che mi pongo è se non sia possibile rivedere la normativa che riguarda i trasporti turistici, per cercare di aumentare sempre più la sicurezza strutturale dei mezzi. Non è opera facile, perché uno dei primi problemi è quello della massa, che per ragioni di costo di esercizio (leggasi consumo e emissioni) va contenuta, ma dal momento che qui non si è in campo aeronautico, laddove non mi preoccupo che la carlinga sia indistruttibile, dal momento che metto in conto in fatto che in caso di incidente si rompa senza appello, con gli autobus, si è in un mondo ben diverso, dove le collisioni sono evento assai più frequente e probabile. Non dispongo della soluzione di tutti i mali, ma ribadisco il fatto che andrebbero rivisti gli standard di sicurezza, attiva e passiva, considerando magari la possibilità di dotare la struttura dei mezzi di una sorta di cintura ad alta resistenza, un po’ come la cerchiatura di una botte. Indubbiamente la soluzione è più facile a dirsi che a farsi, ma se tutti i produttori adottassero una sorta di standard, magari si potrebbe contenere il costo e lavorare su materiali ad alta resistenza. Del resto i progressi aerodinamici e motoristici, anche degli autobus, sono sotto gli occhi di tutti, quindi si potrebbe lavorare finalmente sul livello di sicurezza, inserendo anche degli airbag laterali, senza dimenticare che così come in auto ci salva la vita, anche sui bus dovremmo indossare le cinture di sicurezza. A mia memoria non so se ne abbia mai viste su un bus nostrano, mentre sono sicuro di averle viste (e indossata) su un bus in Finlandia, nel 1998. Sono certo che insieme ad altri protocolli, sarebbero utili a non far sbalzare i corpi in aria durante la collisione. Con strutture più resistenti si aumenterebbe la massa, ma in fondo l’utilizzo prevalente di questi mezzi è in autostrada, a carico costante, con un cambio che tiene bassi i giri, quindi una volta “lanciati”, la massa non sarebbe un grosso inconveniente per i consumi, a patto poi di avere freni adeguati per fermarsi.

Si passerebbe dunque al tema della sicurezza attiva, dando per scontato che numerosi dispositivi siano già presenti, ovvero Abs e ESP, ma occorrerebbe lavorare ancora di più su un altro concetto, di cui tanto si parla in campo automobilistico: la guida autonoma. Pare che, nell’incidente al bus in Spagna, sia stato fatale un colpo di sonno dell’autista, evento che un professionista non dovrebbe nemmeno considerare, ma che purtroppo incide in maniera significativa sugli incidenti. La spesso vituperata guida autonoma sarebbe in un autobus, quasi una manna, soprattutto nei lunghi trasferimenti, al pari del lavoro che compie il pilota automatico di un aereo, che non solo segue la rotta, ma compie in continuazione controlli che il pilota non sarebbe in grado di fare. In più, gran parte della tecnologia per la guida autonoma o se preferiamo, guida assistita, è già presente nel campo automobilistico e potrebbe essere adattata alle esigenze di mezzi, che tra l’altro si muovono anche più lentamente e rispetto alle vetture hanno meno problemi di miniaturizzazione degli apparati. Tra i tanti dispositivi, mi viene in mente quello sviluppato da Bmw, che rileva un malore del conducente ed è in grado di portare il mezzo in corsia di emergenza e di arrestarlo, prima di chiamare i soccorsi, ma questo è solo uno dei molti spunti possibili. Pare che l’autobus protagonista dell’incidente fosse un Mercedes sul quale non fossero però stati montati (perché optional) molti dei dispositivi presenti e disponibili per le vetture e la cosa, se fosse vera, farebbe ancora più rabbia, dal momento che se da un lato le norme sulle emissioni sono così ferree a livello europeo, quelle su questo genere di apparati non siano ancora univoche e unificate.

Certo, per tutto quel che ho citato, c’è il solito problema, quello dei costi, ma se i maggiori costruttori si impegnassero per la definizione di uno standard, potrebbero scendere e la sicurezza non potrebbe che aumentare.

La realtà è che spesso, purtroppo c’è di mezzo l’errore umano, la sottovalutazione di pericoli, gli interessi economici di società che magari risparmiano su di un autista in meno, preferendo rischiare multe o sapendo che difficilmente vengano svolti controlli. Insomma l’uomo è sempre, nel bene e nel male, la chiave e la causa di molti problemi.

Pensieri rapidi #18


Non che siano scoperte eccezionali quelle che sto per annunciare, ma essendo io un runner dilettante, mi alleno prevalentemente di sera, dopo il lavoro e ho l’occasione (sventura) di dovermi confrontare con la circolazione del ritorno dal lavoro, nella fascia definita “drive time”. Siccome mi reputo un guidatore tutto sommato attento, cerco durante la corsa, di mantenere comportamenti il più possibile prevedibili e visibili, senza dimenticare di attraversare sempre sulle strisce pedonali. La mia velocità è assimilabile a quella di una bicicletta a passeggio (non di un cicloamatore, ovviamente) eppure praticamente ad ogni uscita mi rendo conto di quanto sia bassa la percezione del movimento e della differenza di velocità, per una gran parte di automobilisti, prevalentemente quelli distratti. Me ne accorgo negli attraversamenti, nei quali sovente rischio di venire “arrotato”, perché spesso chi guida ha lo sguardo (e i pensieri) rivolti ad altro o verosimilmente non volta la testa o lo sguardo di lato. Denominatore comune di tanti spaventi? Correndo da moltissimi anni posso affermare che nel 80% dei casi ci sia di mezzo il telefono, tenuto rigorosamente in mano. Più che nel drive time, siamo nel call time.

Quando ero piccolo, negli anni ’80, parallelamente all’avvento delle “piccole bombe” come la Uno Turbo, il filone delle sportive era quello delle berline di segmento immediatamente superiore. Sulla scia della Golf GTI vi era una folta schiera di GT alternative, indicativamente con motori aspirati di 2000 cm3 o turbo intorno al 1600. Sto semplificando, ma all’incirca il panorama era quello. Le potenze erano comprese nel range 130-160 cv. Con successi alterni, almeno per certi modelli, questo genere di vettura è arrivato sino ai giorni nostri ed è qui che intendo rivolgere la mia attenzione, più che altro per “inchinarmi” di fronte ad un cambio di passo. Con le stringenti norme in materia di emissioni e con l’evoluzione, prima iniziata sui diesel e poi “trasferita” sui benzina si sta assistendo ritorno di autentici missili basati su berline. Penso in primis al trio A3 – Golf – Leon, che con meccaniche simili viaggia sui 280 – 290 cv, ma in Mercedes con la classe A si va ben oltre. La Focus RS rispolvera anche la trazione integrale per scaricare 350 puledri (roba da Mustang) e la Giulietta dal suo 1.8 si ferma quota 240cv, la 308 Peugeot a 270, senza dimenticare i 310 cv del 2.0 della Honda Civic Type R. L’elenco potrebbe continuare, ma il succo del ragionamento è che ormai le potenze in gioco raggiungono valori da vettura rally di qualche tempo fa, spesso sotto abiti quasi normali. Peccato che da noi, oltre a certi listini, incida tantissimo il superbollo oltre i 250 cv e la benzina non sia proprio regalata…

A proposito di cavalli, anche se in questo caso i valori scendono un po’, al Salone di Ginevra è stata presentata la Abarth 124 spider, che riprende in maniera riuscita gli stilemi dell’illustre antenata degli anni 70. La caratterizzazione è azzeccata, soprattutto all’esterno, dove cromaticamente l’effetto amarcord funziona parecchio, con un certo apporto di modernità, che secondo me è sempre necessaria. Il bagaglio tecnico è superiore rispetto alle sorelle Fiat e il prezzo sarà, dicono, fissato sulla base di 40000 euro. Tanti, troppi, secondo me, per una vettura che nell’origine Mazda si pone come oggetto di divertimento, con poco peso, non troppi cavalli e una dinamica appagante. Non conta la prestazione assoluta, ma il divertimento di guida. Non dubito che la Abarth deluderà, ma viaggiando sui 40000 euro o forse più, ci si può anche affacciare a qualche vettura del capoverso precedente.

Pensieri rapidi #17


Dalla cronaca locale di qualche settimana fa ho appreso che un’auto dei Vigili Urbani era stata presa d’assalto e parzialmente incendiata, mentre questa era parcheggiata durante una pausa pranzo. Purtroppo si è concretizzato quello che sovente penso quasi ogni domenica sera recandomi in pizzeria, ovvero quattro o cinque vetture della Municipale, parcheggiate davanti, mentre i Vigili sono a cena (spero) in pausa. Premettendo quanto di peggio possa pensare a proposito dei vandali e di chiunque danneggi il bene pubblico, non faccio a meno di pensare al danno, in termini economici e di sicurezza, se un malintenzionato decidesse anche semplicemente di tagliare qualche gomma, mentre le vetture sono incustodite all’aperto. Certo, in un mondo perfetto o anche solo nel “mio” mondo, mai mi sognerei di compiere certi gesti, ma al contempo mi pongo una domanda. Sarà certamente sacrosanto il diritto ad una pausa per rifocillarsi, ma non sarebbe meglio farla rimanendo nei paraggi dei mezzi? Penso questo, poiché i veicoli sono della collettività e un qualunque danno o una messa fuori servizio è un costo per tutti. Lungi da me apparire come un despota, ma la prevenzione, dal mio punto di vista è a 360 gradi e il mezzo con le insegne è un facile bersaglio. Identico ragionamento nel caso in cui veda vetture del Comune o dell’A.S.L. lasciate incustodite, anche per tutta la notte, all’aperto. E’ vero che non esisteranno garage per tutti, anche se le Rimesse Comunali sono ampie, ma non mi piacerebbe chiudere la stalla (il box) quando i buoi (le Panda) sono scappate, peggio se con qualche malintenzionato al volante.

Di ritorno dal mare, mi trovo a percorrere la Statale che transita dal Col di Nava, tra Liguria e Piemonte. Ho ancora le “termiche” e inizia a sentirsi il tepore del sole primaverile, per cui non intendo spingere molto, sentendo di non avere le scarpe adatte. Non che viaggi sulla melassa, ma di certo il loro meglio arriva con qualche grado in meno. Guido però speditamente, con il cambio e i settaggi in “Sport”, usando i paddles sul volante, con la coppia del diesel che spinge. Senza strafare, cerco di essere rapido e riesco a farlo per svariati km, prima di immettermi in autostrada in direzione casa. La sera, a casa, ho ancora la sensazione di essermi divertito e di aver la fortuna di guidare una vettura che mi trasmette piacere di guidare. Quello che più mi appaga è il rendermi conto del divertimento provato nel “fare due curve”, paragonabile, anche se superiore, a quello che ho quando le curve sono quelle sulla neve con i miei sci ai piedi. Sì, mi piace guidare.

L’auto dell’Anno 2016 è la nuova Opel Astra, che ha tutti i crismi per incarnare e meritare il premio ad essa assegnato. È singolare, però, che in un’Europa in cui, dati alla mano, i suv hanno superato le berline, sia proprio la classica berlina media europea ad aggiudicarsi il premio. Chiaramente ho semplificato, perché sono consapevole dell’esistenza di dinamiche più complesse, ma è singolare come in un’era in cui quasi in ogni famiglia compare un crossover in sostituzione di una tradizionale berlina, vetture come Golf, Astra, Focus, Megane restino un caposaldo della produzione dei costruttori e vengano anche apprezzate dal mercato, pur se complessivamente si vendano più suv che berline.

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