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Pensieri rapidi #25


In una mattina di novembre mi trovo per un paio di ore in auto per commissioni. Sono “fuori orario”, perché solitamente sono orari in cui sarei in ufficio. Piove piuttosto forte e resto sinceramente colpito di più dall’indisciplina dei pedoni. Sembra che debbano mettersi in salvo da chissà quale cataclisma, ignorando sia le regole del buonsenso, che quelle del Codice della Strada. Mi è capitato, transitando su corsi a tre corsie di trovare pedoni che attraversavano, magari correndo, in assenza di strisce e attraversamenti. Si parla di adulti in “età della ragione”, eppure disposti non si capisce per quale ragione a mettere a repentaglio la propria vita e rovinare anche quella altrui. Fortunatamente era giorno, ma su alcuni corsi la visibilità era a tratti scarsa, complice il traffico. Il massimo è stato raggiunto da una donna con ombrello, al telefono, che attraversava sì sulle strisce, ma con il semaforo rosso già scattato. Per fortuna gli automobilisti hanno rallentato, ma io, senza voler moralizzare o fare paternali, mi domando: perché? Perché non si ragiona un secondo in più? Mi ci metto anche io, ma dovremmo tutti riflettere almeno sulle conseguenze di certi gesti.

Cambio completamente argomento, per non “intrombonirmi” oltremodo e constato l’ennesima conferma di ciò che ormai non è più catalogabile come tendenza momentanea. Mi riferisco alla crossoverizzazione imperversante, che non fa nemmeno più notizia soprattutto sui nuovi modelli, ma dal mio punto di vista è significativo notare come anche le “vecchie” monovolume vengano rimpiazzate da suv o simili. E’ ad esempio il caso della rinnovata Peugeot 3008 e della sua “sorella lunga” 5008. Entrambe, come dicevo hanno una ben definita identità da suv, rispetto alle forme più tondeggianti, appartenenti al trend degli scorsi anni, in cui le monovolume godevano di un buon successo. Un processo simile a quanto pare interesserà anche Opel con la prossima Meriva che si “smonovolumizzerà”, assumendo tratti più fuoristradistici. E’ il futuro, bellezza. Anzi, verrebbe da dire che è il presente, giacché spesso esistono delle fasi e delle mode, un po’ come per le monovolume e per le station wagon, che pure resistono come zoccolo duro, ma più che altro in Europa e in poche nazioni. La prossima? Lo dico ogni tanto e magari prima o poi l’azzeccherò: le berline tre volumi, che da anni si “nascondono” un poco, con linee da due volumi e mezzo o da coupé a quattro porte.

A stagione della Formula 1 terminata, si riaffaccia uno dei “tormentoni” degli ultimi anni, ovvero il ritorno di Alfa Romeo nel Circus. E’ un’ipotesi affascinante, ma personalmente mi pare davvero poco praticabile, per una serie di motivi. Prima di tutto, come direbbero a Arese, non ci sono i dane’, ovvero i soldi, perché mi pare che la Ferrari costi già parecchio di suo e sarebbe uno spreco di risorse duplicare un team, dove già il “titolare” annaspa vistosamente da qualche anno. Ci sarebbe l’ipotesi di rebadging della power unit Ferrari in Alfa Romeo, senz’altro più praticabile, ma poi a chi la si fornirebbe? Se un team spende fior di quattrini per aggiudicarsi il marchio Ferrari, utile anche ad attrarre soldi e sponsor, perché si dovrebbe affiancare un altro marchio? E, viceversa, sarebbe conveniente motorizzare una Sauber, che staziona nelle ultime file, per  un brand che dovrebbe essere rilanciato? Ovviamente no e immagino che Marchionne e il board FCA non siano così sprovveduti, ma stabilmente rilanci la notizia per creare un po’ di scompiglio e rubare la scena alla Corazzata di Stoccarda, che pare destinata a dominare ancora per un’altra stagione. Insomma, la notizia di Alfa in F1 è più che altro pane per giornalisti e azionisti, mentre vedrei come più praticabile, anche se con costi tutt’altro che ridotti, il ritorno in campionati in cui “si vede” di più il prodotto, come le serie Turismo nazionali o, il DTM, ma anche in quel caso l’investimento sarebbe ingente. Si sa, spesso conta avere una buona comunicazione e Sergio Marchionne, che continuo a vedere poco come uomo di prodotto e più come uomo di finanza, credo lo sappia molto bene.

Con questo, che è l’ultimo post del 2016, auguro buone feste ai miei lettori. Appuntamento al 2017.

W i pick up


Il mondo dell’automobile è in continuo fermento e anche se l’affermazione suona un poco banalotta, val la pena di ricordare come se da un lato certe evoluzioni tecnologiche abbiano tempi lunghi – vedi l’ibrido – dall’altro si velocizzino molto le sinergie per la produzione di modelli dai numeri grandi, ma non enormi.  E’ ovvio che la logica vada verso la riduzione di costi di progettazione e di produzione, ma come accennavo pocanzi, entra in gioco anche il margine di guadagno riferito alla previsione di unità vendute. In soldoni, è il caso di dirlo, se so che non venderò moltissimo, mi conviene cercare un partner per condividere i costi di industrializzazione.

Gli esempi di questo modo di operare sono infiniti e non sono certo una novità di questo periodo, ma esistono da decenni, anche se mi piace citare uno dei più recenti, ovvero le sorelle, pardon, cugine Mazda Mx5 e Fiat 124. Ciò premesso, i casi che intendo trattare riguardano però l’ambito più commerciale, inteso come veicoli, dove si registra da qualche anno un ritorno di una possibile tendenza: i pick up.

Il genere esiste in Europa, nel senso che fa numeri significativi, all’incirca dalla metà degli anni 80, quando Nissan, Toyota e Mitsubishi iniziarono ad invadere i nostri mercati con mezzi da lavoro, che però avevano anche una valenza adatta al tempo libero e, immancabile, alla moda. Nei miei ricordi di ragazzino non mancava infatti la presenza di un po’ di tuning applicato a questi mezzi, che con cromature e ruote grosse, riecheggiavano una passione tipicamente yankee per la personalizzazione. Va detto che come per tutte le “nostre” vetture, intendendo quelle europee, anche la taglia dei pick up era commisurata agli spazi e non era extra large come per gli omologhi Usa, che tra l’altro possiedono anche una diversa collocazione sul mercato interno, costituendo reale alternativa alle vetture, tant’è che il veicolo più venduto sul mercato americano è storicamente un pick up e non una berlina.

Tornando al succo del post, noto come da qualche anno tutti i costruttori generalisti europei si stiano cimentando, per la solita logica di non lasciare scoperte nicchie di mercato, nell’introduzione  in gamma di pick up. Pareva quasi sconcertante come anni fa, dal nulla, VW si fosse lanciata con l’Amarok, ma difficilmente un gruppo così sbaglia un colpo, poi pian piano, a ruota si sono accodati altri costruttori, come Ford, che già aveva un modello condiviso con Mazda, ma ne ha valorizzato estetica e contenuti, proprio per porsi, come gli altri, in concorrenza con i modelli di berline. La stessa Fiat ha deciso di entrare in partita attraverso la partnership con Mitsubishi e lanciare il proprio Fullback, in modo da assecondare la logica, che io stracondivido, del “meglio un modello in più, che uno in meno”.

Non rivelo nessun segreto affermando che presto usciranno modelli Renault e Mercedes, tra l’altro frutto della reciproca connection che li lega a Nissan, a significare il grande interesse. Può generare un po’ di stupore l’esordio per un costruttore premium come Mercedes, che vanta tradizione fuoristradistica, commerciale, nonché di lusso, ma che dispone anche di mezzi specialistici come la Classe G Professional, quindi era quasi obbligatorio entrare in questa partita. Inoltre, da indiscrezioni che io darei come plausibili, pare che nel giro di qualche anno anche PSA avrà il proprio mezzo, suppongo in partnership con qualche altro costruttore, non necessariamente europeo.

C’è sicuramente un gran fermento per questa categoria di veicoli, sebbene in Italia le proporzioni siano diverse da quelle di altri mercati, a seguito di un Codice delle Strada che regolamenta in maniera poco chiara l’utilizzo di questi mezzi tra quello privato e quello professionale.

E’ troppo presto per dirlo, quindi mi limito a pure illazioni sul futuro, ma magari tra qualche anno avremo anche l’esordio della tecnologia ibrida a bordo di questi veicoli, utile anche per creare trazioni integrali “miste”, come già avviene per alcune vetture.

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