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Scuola guida


La zona in cui si trova il mio autolavaggio abituale è altresì frequentata da molte scuole guida, perché con i loro allievi possono testare numerose manovre, essendo presenti salite, precedenze a destra, stop e segnaletica varia. Incrociando i futuri utenti della strada, ripenso prima di tutto alla mia esperienza di scuola guida, secondariamente mi piace osservare gli atteggiamenti e i movimenti dei guidatori in pectore. Senza elevarmi ad istruttore, basta poco a rivelare la percezione di molti per guida e traffico come un “problema”, una fatica, quindi temo saranno guidatori svogliati o timorosi. I più disinvolti sono difficili da individuare dall’esterno, perché le manovre sono molto “legate” per capire a colpo d’occhio se uno faccia il “ganassa” già da subito. Per dovere di cronaca, io mi devo inserire in questa categoria, perché pur se a scuola guida sia mai stato redarguito, confesso che il mio istruttore mi consigliava sempre di non sopravvalutarmi e con il senno di poi, un po’ di maturazione e una Cinquecento Sporting rovesciata per eccesso di impeto, confermarono una certa ragione. Del resto la “lezione” mi è servita e ho sempre cercato di migliorare, nel mio piccolo, guida e senso di responsabilità.

Tralasciando la parentesi personale, che in un blog intitolato “Autoanalisi” non può mancare e a proposito delle scuole guida, credo che andrebbero rinominate in scuole di comportamento alla guida o al più di avviamento alla guida, perché pur se da appassionato ho apprezzato lo studio di alcuni argomenti, ciò che viene insegnato è secondo me legato ad un mondo che nel frattempo non esiste quasi più, un po’ come certi limiti di velocità, che sembrano tarati sulla Fiat 127, più che per il mondo moderno. Lungi da me criticare quiz su precedenze, anche se poi su strada, pur avendo studiato incroci a 5 strade più tram, capita che la semplice precedenza da destra sia disattesa dai più, che non si interrogano neppure sul tipo di via che stanno percorrendo (ne ho conferma ogni mattina, 100 m dopo l’uscita dal box) ma valutano il diritto in base alla larghezza della via, sbagliando, ovviamente.

Non voglio criticare neppure gli istruttori, sia chiaro, ma che credo si trovino a insegnare e valutare modi e modalità che molti forse assorbono con sufficienza, come se guidare fosse un atto dovuto e non fosse poi così importante sapere tutto prima. E’ indubbio che l’atteggiamento del singolo influisca sul risultato finale, anche nella modalità di apprendimento. Qui torno alle righe iniziali, facendo riferimento al modo che ognuno di noi ha di vivere la guida: per alcuni è sofferenza, fastidio necessario, per altri come me è piacere di apprendere una tecnica e provare a migliorarla, evolverla. Va da sé che in circolazione ci siano tutti gli appartenenti alle varie categorie e che ognuno dovrebbe fare la propria parte per non appropriarsi della strada, né chi si crede prudente su una statale a 50 km/h, ne chi ci viaggia a 130 perché “tanto non c’è nessuno”.

Tornando a ciò che pensavo sulle scuole guida, continuo a pensare che la guida vera sia ben altra rispetto a quella insegnata, che può essere certamente il lasciapassare per capire a cosa servano un volante e  dei pedali, ma che anche per la circolazione in città, occorrerebbe possedere ben altre doti e riflessi, in modo da interagire sempre al meglio con pedoni, ciclisti, motociclisti, perché ad esempio guidare di sera, sotto la pioggia non è uguale a farlo di giorno, così come non lo è in autostrada con la nebbia o, chiudo, provare a frenare su un fondo sdrucciolevole. Non tutti provano a farlo in una strada isolata, per “capire”, ma sarebbe necessario.

Non voglio apparire oltremodo trombone, ma invecchiando sto sviluppando un differente rapporto con la percezione dei rischi che mi si presentano davanti e attorno, notando sovente di essere il solo o quasi a percepirli e la cosa non mi mette per niente di buon umore.

Pensieri rapidi #21


Sta diffondendosi , a partire dal web ed anche in qualche telegiornale, la richiesta formulata da una mamma torinese, che non ha la patente e si muove con i taxi, di dotare appunto le auto pubbliche di appositi seggiolini per i bambini. La petizione on line sta riscuotendo molto successo e da papà di un bimbo in piena età “da seggiolino” mi sono posto alcune domande. Prima di tutto, la richiesta di maggiore sicurezza per i piccoli, va sempre vista di buon occhio, ma sapendo in cosa consti un seggiolino, mi sorgono immediatamente dei dubbi. Chi li utilizza sa bene che esistano differenti “taglie” di seggiolini, poiché la loro utilità viaggia di pari passo con il peso e l’altezza dei trasportati, quindi si porrebbe sin da subito un problema di adeguatezza del supporto, che diversamente non servirebbe a nulla. Altro problema è il notevole ingombro dei seggiolini, sia montati (portano via un posto), sia riposti nel bagagliaio (occupano praticamente lo spazio di una valigia), dunque si porrebbe anche un problema al taxista nel limitare lo spazio a bordo o quello di carico. Qualcuno suggeriva di pensare alla creazione di depositi “volanti” per i seggiolini, in modo che il taxista possa prelevare e riporre solo in caso di necessità, oppure di costituire speciali taxi, adeguati in tal senso. Non per apparire pessimista, ma anche queste opzioni sono secondo me complesse, perché se il taxista dovesse passare a caricare un seggiolino, su chi dovrebbe ricadere il costo del carburante e della corsa? La questione è controversa, perché se da un lato poggia su un sacrosanto diritto di sicurezza da garantire, dall’altro non può trascurare una possibile ridotta domanda rispetto ad un servizio. Insomma, c’è molto su cui riflettere e su cui ragionare in prospettiva, non ultima quella del diritto alla mobilità e qui tiro in ballo, giusto per provocazione, i veicoli a guida autonoma, che per una mamma senza patente potrebbero essere una soluzione praticabile. A proposito di taxi e sicurezza, c’è poi molto da dire, poiché solo recentemente i taxisti indossano la cintura e credo di essere uno dei pochi clienti (con lo sgomento del taxista) che la indossano quando salgono a bordo.

Rimanendo in tema di sicurezza stradale, ma molto spicciola, noto da tempo che la gran parte degli automobilisti che incrocio, sia su statale che in autostrada, trascuri l’obbligo di tenere le luci anabbaglianti accese anche di giorno. Fortunatamente una notevole fetta del parco auto è recente e dotata di luci diurne già dalla casa madre, ma constato con un lieve disappunto che come molte italiche abitudini, sia stata immediatamente recepita –capitava di vedere luci accese anche in città senza obbligo – per poi dimenticarla. Tra l’altro il Codice della Strada prevede una sanzione, che credo non venga comminata a nessuno. Come ho scritto altre volte, sarebbe bello esistesse, da parte delle FF. OO. anche una sorta di ammonizione per certi comportamenti, in modo da essere segnalati, ma almeno ad una prima volta non sanzionati.

Al recente GP di F1 a Silverstone le vetture sono partite, esattamente come a Montecarlo, dietro alla Safety Car, in quanto la pioggia e l’asfalto bagnati sono stati ritenuti pericolosi. Per gente che viaggia a 350 km/h. Che ha vetture in grado di percorrere curve a 200 km/h. Che fa questo mestiere e che si allena. Basterebbe questo per spiegare come mai il pubblico si disaffezioni con sempre maggiore velocità. Al di là di qualche battuta, fa sorridere che dietro queste partenze “moderate” si parli di paura di incidenti, quando da un lato si vogliono eliminare gli aiuti alla guida (sigh), mentre dall’altro si cerchi di aumentare la sicurezza, ma poi il caso Jules Bianchi gridi ancora vendetta, per la superficialità di certe operazioni. Fanno anche sorridere i commenti di numerose “team radio” dei piloti, costretti a tenere il passo di una vettura “di serie”, si sentivano rallentati e in grado di guidare. Torno a ribadire che solo con regolamenti più semplici e più liberi, la Formula 1 potrebbe ritrovare smalto e un effetto meno da videogioco.

Buone vacanze. Arrivederci a settembre

Fast and Furbous


Sulle cronache locali de La Stampa e Repubblica era già comparso qualche settimana fa un articolo in cui si riportava per filo e per segno lo svolgimento di una gara di auto clandestina, alle porte di Torino, più precisamente tra i comuni di Rivalta e Grugliasco, su di una strada provinciale perfettamente rettilinea, di qualche km, con agli estremi due rotonde. Il giornalista raccontava del grande numero di partecipanti e di pubblico, che si assiepava ai bordi della Provinciale e delle due stazioni di servizio che si affacciano su di essa, trasformate in box/paddock. In un racconto tra la cronaca e il “Fast and Furious”, si raccontava poi che l’arrivo di una (!) pattuglia dei Carabinieri faceva disperdere rapidamente i partecipanti e forse qualcuno veniva fermato. A distanza di una decina di giorni sono ricomparsi articoli in cui si parla del ripetersi degli eventi e di una finalmente più massiccia presenza (ma mai adeguata) di forze dell’Ordine, che ha sequestrato mezzi e identificato alcuni presenti. Alcune considerazioni: sono anche io un fan della saga Fast and Furious, ormai diventata di pura fantascienza,  ma lungi da me pensare che sia poi così bello gareggiare su strade aperte al traffico, soprattutto sapendo che ciò è illegale e molto probabilmente è illegale anche il mezzo su cui siedo. Esiste però, purtroppo un sottobosco, che io non conosco e che evidentemente è florido, nel quale a partire dalla passione per un certo genere di tuning, che di nuovo non condanno e mi incuriosisce soprattutto se è made in Germany dove esiste una cultura di ciò, dicevo, c’è un sottobosco che segue e si muove parallelamente a questa pseudo passione. Penso di poter sostenere che dietro a tanto interesse esistano anche delle scommesse, ovviamente clandestine, perché dubito che sia la pura passione ad animare così tante persone come si vedevano nelle foto pubblicate dai quotidiani. Aggiungo che nella mia vita ho visto qualche rally e mi è bastato ciò per provare una giusta dose di paura, dal momento che in un rally le vetture transitato davvero molto velocemente e potenzialmente a fil di tifoso, quindi non proverei tanta voglia di posizionarmi a vedere qualcuno che non è un pilota professionista (magari crede di esserlo), non ha mezzi certificati e in più agisce in condizioni complessive non di sicurezza.

A ulteriore sostegno delle mie tesi, aggiungo di non ritenere poi così capaci i “piloti”, nel dover accelerare su di un rettilineo, poi frenare, curvare e riaccelerare, a conferma del fatto che queste “gare” siano proprio un pretesto per le scommesse e basta.

Sono da sempre un appassionato di auto e di guida, per questo motivo cerco continuamente di imparare, se posso e se riesco, così come mi piace cercare, quando le condizioni lo consentono, di guidare veloce, il che spesso non vuol poi nemmeno dire a velocità sconsiderate. Il fatto che io cerchi di rispettare il prossimo e il più possibile il Codice e sapere che poco distante da casa mia si gareggi, mi fa aumentare indubbiamente l’amarezza.  Mi auguro che così come certe informazioni siano pervenute ai giornalisti, lo stesso accada anche verso le Forze dell’Ordine, in modo da intervenire massicciamente, eventualmente con l’elicottero. In fondo, se l’atmosfera è da film per chi “gareggia”, che lo sia anche per il gran finale, in cui vincono i buoni…

Sosta selvaggia


Due fatti di cronaca recente sono secondo me lo specchio di una realtà in cui i comportamenti sono ormai degradati, almeno nell’educazione e nel rispetto.

A Milano, ormai molti lo avranno letto, di domenica e durante una manifestazione di impegno collettivo di recupero e ritinteggiatura di alcune facciate, cerco di semplificare, viene individuata una macchina indebitamente parcheggiata su di un marciapiedi, che intralcia le operazioni. E’ un gesto di inciviltà, come tanti, purtroppo e come molti non sanzionato con tempestività. Dopo qualche attimo di indecisione, l’assessore a Lavori pubblici e Decoro urbano, decide, in attesa dell’arrivo dei Vigili Urbani, di dare una punizione “esemplare” al trasgressore, dipingendo sulla fiancata una striscia bianca di vernice, come segno “indelebile” dell’infrazione. Ora, trascurando l’aspetto comico della vicenda, ovvero che la cittadinanza stesse realizzando un’iniziativa anti graffiti, quindi quale miglior modo per sublimarla, è questo un esempio in cui si passa istantaneamente dalla parte del torto, pur avendo pienamente ragione. Fatto ancora più grave, è che a farsi prendere dalla “trance agonistica” sia poi chi rappresenta la legge e il suo rispetto. Il fatto è stato stigmatizzato da molti e forse ingigantito, ma non è da sottovalutare il fatto che l’assessore abbia ritenuto importante farsi immortalare nel gesto, quindi aggravandolo e caricandolo di significato. “Non è stato un atto vandalico, ma un segno da lasciare verso una grave maleducazione e sarei pronta a rifarlo – ha aggiunto -. Non capisco come si possano prendere le difese di quell’automobilista: la pennellata che ho dato sullo sportello dell’auto è stato un atto di ribellione ad un gesto di arroganza cui purtroppo continuiamo ad assistere ogni giorno”, ha affermato l’Assessore. Magari avrebbe potuto sfruttare le proprie “conoscenze” e sollecitare il collega con delega ai Vigili Urbani, per far arrivare più in fretta il carro attrezzi e dare il vero buon esempio.

A distanza di qualche giorno, a Torino, compare sulle cronache cittadine una foto che immortala una Ford Kuga parcheggiata sul marciapiedi antistante il Museo dell’Automobile. Non si tratta tuttavia di un evento commemorativo del marchio americano, tantomeno del fortunato crossover europeo, ma di sosta a dir poco selvaggia. Nell’articolo si sottolinea come la Ford sia stata parcheggiata più volte e più giorni nello stesso luogo, che tra l’altro è raggiungibile solo con una vettura più alta da terra, superando dei gradini. Non si specifica se qualche cittadino o i lavoratori stessi del Museo abbiano avvisato la Polizia Municipale, come mi auguro sia stato fatto, ma in questo caso leggo con amarezza, una sconfitta delle istituzioni. Mi spiego: assodato che il proprietario del mezzo si sia comportato da prepotente e arrogante, qui il traspare il messaggio di un’infrazione reiterata nel tempo, che nessuno abbia avuto voglia di reprimerlo. Il MAUTO è in piena zona ospedali, dove l’affluenza di persone è alta e dove è difficile parcheggiare, ma parallelamente mi stupisco che nessuna pattuglia della Polizia Municipale sia mai transitata nei paraggi della vettura o l’abbia notata, visto che si trovava in posizione ben visibile.

Qui si torna al degrado cui accennavo in precedenza, che purtroppo appartiene a molti, ma che forse con esempi di corretta “repressione”, mi si passi il termine eccessivo, si dovrebbe scoraggiare o almeno lasciar intendere che non passi indifferente comportarsi in un certo modo. Ammetto che risulti più facile giudicare a posteriori, ma parallelamente ritengo che ciascuno dovrebbe prima di tutto avere più rispetto per il prossimo e per le regole, a prescindere dal ruolo che si ha, altrimenti si rischia di legittimare un certo far west, in cui spesso vinceva chi sparava per primo.

Pensieri rapidi #16


Anticipo che sarebbe più opportuno intitolare il post come “Pensieri maligni”, ma preferisco mantenere il consueto format, aumentando la vena polemica.

E’ un venerdì pomeriggio e devo rincasare dopo pranzo. Il mercato rionale, poco distante da casa mia è in fase di smantellamento e c’è ancora il viavai di mezzi e persone. A qualche isolato da casa, mi accodo ad un vecchio Mercedes Vito che procede lentamente e che farà lo stesso percorso che devo fare per giungere a destinazione. Mi colpisce che proceda piuttosto lentamente, soprattutto nelle svolte. Il motivo è presto svelato, lasciandomi attonito: sul tetto del mezzo sono accatastate numerose cassette di verdura (piene) e non vi è alcun portapacchi o corda di trattenimento. Solo la gravità, intesa sia come forza, sia come superficialità nell’assumere certi comportamenti. Mi domando cosa sarebbe potuto accadere in una frenata brusca o con una collisione, soprattutto con pedoni o motocicli. Mentre mi muovo a piedi, noto poi una vecchia Fiat Punto, letteralmente schiacciata sulle proprie ruote, senza ammortizzazione e con un carico (legato) enorme sul tetto. Mi chiedo come possa frenare o scansare ostacoli in caso di emergenza. Lo so, sono un po’ fissato e paranoico, ma certe tragedie si autoannunciano e non accadono a sorpresa. Non mi piace neppure apparire giustizialista e demagogico, ma mi domando se non sia il caso di sanzionare certi comportamenti, invece di chiudere uno o entrambi gli occhi, giustificando magari la questione come “c’è gente che deve lavorare”. “E io?”, non uso forse la mia vettura per andare a lavorare? Ancora: mi faccio scrupoli (anche il mio gommista) sul fatto di acquistare cerchi “invernali” con certifica NAD o meno e constato poi di essere il vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro (arruginiti e stracarichi). Qualche controllo in più non guasterebbe.

Continuando con la polemica, mi imbatto in uno di quelli che possono sembrare i miei bersagli preferiti, ma che confesso , mi interessano anche come italiano, ovvero Marchionne e l’Alfa. Lo spunto nasce dalle dichiarazioni recenti sull’organizzazione Ferrari prima del suo avvento come presidente, giudicata un marasma senza le idee chiare. Ora, trascurando la scarsa eleganza del personaggio, talvolta spacciata per schiettezza, ma che andrebbe pesata per quello che è, si può anche essere d’accordo sul fatto che la Ferrari sia carente proprio sul pacchetto elettrico della vettura da F1, ma qui si raggiunge il paradosso. In un post del passato scrissi che il successo di Mercedes passa attraverso un gruppo industriale che sta investendo sull’elettrico e sull’ibrido, anche per la grande serie, un po’ come Renault e che entrambe suppongo abbiano calcolato che un po’ di pubblicità dal motorsport non possa che giovare. Criticare la scarsa capacità di Ferrari nel possedere know how ibrido è paradossale, perché è evidente che alle spalle, leggasi FCA, non ve ne sia. In più di un’occasione Marchionne ribadì di non credere nella redditività della mobilità elettrica, cosa probabilmente finanziariamente vera, ma a mio avviso anacronistica. Al lancio della nuova Chrysler Pacifica, Marchionne ha affermato di aver prodotto la vettura quasi “costretto” dalle rigide norme sulle emissioni, a riprova del fatto di non giudicare remunerativo questo genere di vettura. Ora, io non mi occupo di economia e finanza, quindi non posso valutare le parole dell’AD FCA, ma da appassionato del settore storco il naso nel sentire chi non crede nel proprio prodotto. Giusto per fare qualche esempio, dubito che in Bmw o alla Renault o, ancora, alla Toyota ci sia qualcuno che pubblicamente abbia palesato certi pensieri, viste le enormi somme investite, anche in prospettiva, ma con l’obiettivo di farsi trovare sul mercato con il prodotto. Mi sovviene l’esempio della favola de “La volpe e l’uva”.

Per rimanere in tema, sta per esordire sul mercato la Hyundai Ioniq, ovvero la risposta coreana alla Prius. La cito perché sin dalla prima fotografia vista, ritengo abbia nel design interno ed esterno la carta vincente per farsi “digerire” dai clienti. La sua linea è infatti piuttosto normalizzata, fattore non denigratorio, pur dovendo rispondere a criteri aerodinamici “obbligati” per il genere di vettura. Idem per l’interno, che non è “spaziale” e aiuta a non sentirsi disorientati, tra display e comandi. Non sarà regalata, suppongo, ma offrirà tre varianti – ibrida “normale”, l’elettrica e l’ibrida ricaricabile- di certo interessanti. Questo per dire che esiste chi crede e investe in un settore critico, magari perdendo, ma guadagnando in prospettiva.

Fine (per ora) delle polemiche.

Pensieri rapidi #13


L’episodio arcinoto e arcicommentato (su cui non intendo approfondire) tra Rossi e Marquez a Sepang mi ha evocato una di quelle situazioni tipiche nella guida di tutti i giorni, in cui riteniamo di essere ostacolati, “subiamo” per alcuni km e poi reagiamo sorpassando e magari chiudendo un poco la traiettoria di chi viene considerato ostacolo del nostro cammino. Senza peccare di presunzione, ritengo che ad ognuno di noi sia capitato di comportarsi così, magari poi talvolta pentendosi anche del gesto, ma sentendo quasi liberatorio il “dover fare” qualcosa. Lungi da me giustificare la “guerriglia” al volante, anzi, mi rendo conto che con il passare degli anni stia aumentando la mia pazienza e una certa tolleranza, ma quel che intendo dire (anche a me stesso) è che occorrerebbe sempre ragionare un secondo in più, dal momento che su strada non esistono i margini di sicurezza offerti dalla pista. Ribadisco, è difficile, ma occorre impegnarsi, così come occorre impegnarsi per non costituire intralcio. Per molti, essere sorpassati equivale ad un oltraggio, mentre farsi da parte sarebbe solo un gesto di civiltà e sicurezza.

Ho letto, la notizia ogni tanto rimbalza ancora in rete e su carta stampata, che la figlia dello scomparso attore Paul Walker, intende o forse ha già dato mandato ai suoi avvocati, fare causa alla Porsche per l’incidente che ha coinvolto il proprietario della vettura e, appunto Walker, che ne era passeggero. Impossibile per me giudicare non conoscendo molto della vicenda, ma di certo la figlia di Walker vorrebbe un risarcimento dalla Porsche, rea di non aver prodotto un’automobile sicura. Dalle notizie reperite in rete, pare che la vettura montasse gomme consumate e vecchie, inoltre la dinamica dell’incidente lascerebbe intuire che il guidatore si sia lasciato prendere la mano e abbia lanciato la vettura a notevole velocità, per giunta in curva. Da qui ho sviluppato due personalissime considerazioni. La prima, riguarda forse un certo pregiudizio riguardante le supercar, ritenute potentissime e indistruttibili, mentre è vero quasi l’opposto: hanno strutture robuste per essere leggere e resistenti, ma possono permettersi di non rispettare alcuni criteri di sicurezza sui crash test, grazie alla realizzazione in piccola serie. La seconda considerazione riguarda il paradosso tra il ritenere pericoloso condurre certe vetture, anche ad alta velocità e su strada aperta, dunque con notevoli rischi e poi disprezzare la guida autonoma, che potenzialmente, dico potenzialmente, azzera gli incidenti. Ho esagerato, ovviamente, ma dal momento che a me piace guidare, ma il futuro è inarrestabile, quindi prima o poi la guida assistita in qualche misura ci coinvolgerà, occorre essere realisti.

Posto che affrontare una bella serie di curve in montagna, seduto su una giusta dose di coppia, continui a rappresentare uno dei miei piaceri preferiti, mi accorgo con realismo estremo e forse rassegnato, che la guida quotidiana in città mi ha cambiato, anzi, sono io ad esser cambiato e guardo il traffico attorno a me con altri occhi. Per non sentirmi particolarmente frustrato, nonché per non alleggerire inutilmente il serbatoio, il mio obiettivo costante è il maggior risparmio di carburante, senza voler forzatamente viaggiare a 20 km/h, il che talvolta è persino più oneroso. Grazie al cambio automatico (che in sé fa consumare di più, poiché porta anche più kg a bordo) e alla modalità di veleggio, ovvero lo stacco automatico del cambio quando non serve, cerco ormai di minimizzare le accelerazioni e le frenate, lasciando scorrere di più la vettura. Mi accorgo che nel traffico è certamente una pratica non sempre facile, ma devo dire che adottare una guida predittiva presenta dei vantaggi, in termini proprio di consumo e lo sarebbe ancor più se tutti adottassero uno stile fatto meno da accelerazioni e frenate. Mi sembra ormai di parlare da “pentito del gas”, ma per indorare a me stesso questo ragionamento, penso anche alla possibilità di “spendere” una fetta di bonus sulle strade e nelle condizioni in cui è consentita la modalità “sport”, per l’auto e per la mia testa.

Pensieri rapidi #12


Sto evidentemente invecchiando e peggiorando nel mio livello di sopportazione dei comportamenti altrui, ma credo ciò significhi che il mio senso critico stia aumentando e non debba e voglia sopportare passivamente certi comportamenti del prossimo. Lo dico perché sempre più spesso noto come al volante imperi la distrazione, dettata purtroppo dal voler fare più operazioni contemporaneamente, prevalentemente legate al telefono. Non è questo il solo fattore che mi infastidisce, perché molto spesso c’è una generica superficialità nello stare in automobile, con le mani “a casaccio”, meno che sul volante, oppure chiacchierando con il passeggero e procedendo a singhiozzo, o peggio rivolgendo spesso la testa verso il proprio interlocutore, distogliendo lo sguardo dalla strada. Sono consapevole di risultare trombone in questo mio argomentare, ma sono questi molti aspetti su cui non si dovrebbe transigere, poiché in automobile e con l’automobile non si scherza, anche se purtroppo può sembrare che la guida sia una cosa di poco conto. E’ probabile che “spostare” la vettura sia tutto sommato facile (l’ho fatto senza grossi patemi anche a 16 anni), ma è ben diverso sapersi muovere con perizia, sapendo intuire le eventuali mosse degli altri automobilisti, modo da prevenire sorprese.

Con la mia attuale vettura, mi sono trovato a percorre un tratto montano, con un certo numero di curve, anche se non particolarmente impegnativo. In men che non si dica, ho commutato la leva del cambio in posizione “sport e sequenziale” e ho settato alcuni parametri su “sport”. In due passaggi ho letteralmente cambiato il carattere della vettura, rendendola effettivamente più pronta e aggressiva, gratificando realmente il piacere di guidare: lo sterzo era più comunicativo, così come la risposta all’acceleratore era più pronta e le marce entravano con veemenza. Certo, se i cavalli e newtonmetri a disposizione fossero pochi, tutto questo sarebbe poco o per nulla gratificante, ma se sotto al cofano c’è un po’ di sostanza (senza esagerazioni, nevvero) grazie all’elettronica ci si può divertire cambiando personalità al proprio mezzo. Infatti, prima e dopo questa parentesi “brillante” sono tornato ad un morigerato Drive, accoppiato alla modalità Eco, consentendomi di consumare come su una vettura medio piccola. Non ho voluto sin qui vantarmi di nulla, ma sono felice di utilizzare molti ritrovati della tecnologia, che consentono di aumentare la sicurezza e la qualità di vita di noi guidatori, perché non va dimenticato, l’elettronica vigila sempre, mentre una piccola distrazione può capitare anche al più attento pilota. Mi troverò certamente in aperto dissenso con alcuni “duri e puri” del non-voglio-elettronica-e-voglio-tutto-manuale, che però inviterei a utilizzare senza pregiudizi le “auto del Duemila” per comprendere come oggi sia tutto veloce e tecnologico, anche nel traffico e nella circolazione, dunque desidererei sempre possedere una M3 E30 o una 320is, ma confesso che sarei un poco in agitazione in inverno e sul bagnato, soprattutto sapendo cosa offra la tecnologia oggi. Insomma, Rivera resta un calciatore fortissimo, ma nel calcio moderno, fisico e veloce, farebbe certamente più fatica a sopperire con la sua classe il tipo di gioco molto fisico e veloce dei nostri giorni.

In ultimo, una parentesi extra motoristica, che però riguarda uno dei miei personaggi preferiti, ovvero Alex Zanardi, che ieri, domenica 27 settembre ha avuto guasto tecnico, la rottura della catena della sua handbike nella maratona di Berlino e l’ha terminata spingendosi a mano. Per la cronaca, 9 km. Inutile aggiungere la grandezza del personaggio, che all’arrivo, pur se stremato ha affermato di essere in debito con Berlino (dove venne operato subito dopo il terribile incidente) e ha già dato l’appuntamento alla prossima edizione. Grandissimo Alex.

Per colpa di Pi


Nel recente Gran Premio di F1 del Belgio, sulla bellissima pista di Spa, probabilmente l’ultimo circuito romanticamente affascinante del Circus, la Ferrari di Vettel ha perso la terza posizione a pochissimi giri dalla fine, a causa di una foratura “improvvisa”. C’è da dire che più che una foratura si sia trattato di una distruzione del pneumatico “per sfinimento”, cosa che ha fatto infuriare non poco il tedesco della Ferrari, che sceso dalla vettura era talmente arrabbiato da saltare l’operazione della pesatura, per infilarsi nel motorhome a sbollire l’ira, forse più della paura. Subito la Ferrari ha fatto trapelare un j’accuse nei confronti della Pirelli, rea di non fornire, in soldoni coperture sufficientemente robuste.

Tra smentite e riconferme – nelle prove libere la Mercedes di Rosberg aveva avuto una pericolosa foratura – il dito è stato puntato verso il gommista italiano. Per parte sua, Pirelli ha replicato facendo notare, cosa peraltro assai evidente, che i giri percorsi (39) erano molti per il tipo di mescola, ergo la Ferrari stava tirando un po’ la corda. Senza voler difendere Pirelli, da tifoso e da appassionato, ho reputato lo scarico di responsabilità della Ferrari un po’ di cattivo gusto, o se preferite, più a tono con la nuova gestione Arrivabene, che a sua volta ricalca un gusto marchionniano di scaricare su altri le proprie lacune o comunque, quando si viene criticati, si sposta l’attenzione verso la colpa di altri fattori.

Giusto per concludere, se con Vettel si era dovuto rischiare, le qualifiche erano state pessime, non certamente ad esclusiva causa delle gomme, è evidente. Tralasciando la mia piccola polemica, oltre ad essere rimasto male per la perdita del terzo posto di Vettel, conquistato con una strategia rischiosa proprio per le gomme, sono rimasto perplesso di fronte al provvedimento che ne è conseguito. Praticamente è stato posto un limite di giri per tipologia di mescola (ma non dovrebbe essere un dato già conosciuto e testato in inverno da ciascuna scuderia?) con il risultato, per questa F1, di ulteriori regole, che si va ad aggiungere alle numerose altre, a mio avviso farraginose, già presenti. Tra ali mobili, mescole obbligatorie, consumo, aerodinamica, dispositivi di aiuto alla partenza e chi più ne ha, più ne metta, ritengo anche questa volta, che il Circus assomigli pericolosamente alla burocrazia che affligge il nostro Paese, dove vengono varate in continuazioni leggi e regole, con il risultato di appesantire la macchina, piuttosto che renderla più veloce.

A complemento di ciò, nel GP di Monza, ovvero quello seguente, il risultato finale è parso in bilico per circa un paio d’ore a seguito di un “giallo”, riguardante le pressioni delle ruote posteriori, leggermente inferiori al “consigliato da Pirelli” per le Mercedes e pare un po’ superiori per la Ferrari di Vettel. Oltre a sottolineare come questi valori vengano verificati dai commissari prima della partenza, è sembrata surreale la diatriba quasi tutta linguistico-diplomatica, tra il concetto di “consigliato” e sbagliato, ovvero da penalizzare. Mi è sembrata e come me, spero anche ad altri, l’ennesima conferma di una F1 strangolata da regole farraginose e poco.

Tornando al paragone tra Circus e Belpaese (il nostro) si dimentica così che il cittadino o lo spettatore, nel caso della F1, si divertano relativamente nel vedere dei trenini o dei sorpassi “a cannone”, propiziati dall’ala mobile, in una situazione in cui chi è sorpassato è praticamente “vittima” del sorpassatore. Insomma, come ho già sostenuto in passato, non è che tutti i GP siano noiosi, anche se la media ormai vira su questa tendenza, ma c’è bisogno a mio avviso di rimuovere l’ipocrisia della riduzione di costi da parte delle Case, per lasciare che investano dove credono e dove ravvedono ci possa essere una possibilità di sviluppo, anche per la produzione di serie, che rappresenta poi la vera “cassa”, il luogo da dove entra realmente il denaro. L’ho già sottolineato in altre occasioni: il vero motore delle F1 è l’aerodinamica. In sé non è un fatto grave, giacché le nostre vetture (di più super e hyper car) beneficiano in minima parte delle migliorie anche aerodinamiche, ma questa disciplina sta a mio avviso vincolando sempre più il rendimento delle vetture, rendendole tutte simili e in una situazione di equilibrio complessivo, anche quando sono in movimento, col risultato di non lasciare che i piloti guidino davvero.

Mi rendo conto che sostenere da una parte maggiori libertà e poi puntare il dito “contro” l’aerodinamica sembri in contraddizione, ma spero sia chiaro che il mio intendimento sarebbe quello di non confinare tutte le possibilità di spremere cavalli, tenuta e resa, con l’unica materia disponibile, mentre sarebbe magari più accattivante un regolamento simil-Le Mans Series. Difficile ipotizzare ciò nel breve, ma quel che più mi rattrista è vedere introdurre nuove regole, con pochi riscontri sullo spettacolo.

Formula U…ffa


Pensieri maturati a caldo dopo il GP di Spagna 2015 di Formula 1, ma potrebbero adattarsi anche ad altri episodi della scorsa stagione e forse più. Non intendo sposare uno dei tanti luoghi comuni, ma sono costretto ad ammettere che la F1 mi stimoli un po’ di noia e lo sostengo da appassionato di motori, quindi non da “esterno”, che magari valuta in maniera superficiale. Il problema , che purtroppo sussiste da tempo, è che attualmente anche uno spettatore medio sarebbe secondo me poco attratto dal seguire una gara in tv. A me piace la tecnica, senza scendere al diametro dei bulloni, ma mi interessa, mi piace lo spettacolo e spesso constato come risulti più interessante leggere notizie di Formula 1 sui siti e/o riviste, mentre molto spesso un gran premio non trasmetta sensazioni così coinvolgenti. Così come è spesso più avvincente la sintesi di (sob!) 5 minuti, pubblicata sul sito ufficiale F1.com e questo è un peccato, perché ritengo comunque emozionante seguire una gara di automobili, ma ormai il format ha secondo me raggiunto un punto di saturazione e qualcosa va rivisto.

Vanno rivisti in primis i regolamenti, perché dietro la scusa del contenimento dei costi, molto ipocrita a mio giudizio, si sta pian piano uccidendo la competizione. Dicevo, ipocrita, perché è evidente che il budget per una stagione è stellare (come lo è sempre stato e come ci si aspetta sia nella disciplina regina del motorismo) e richieda le spalle coperte da sponsor e costruttori automobilistici di peso, altrimenti si rischia solamente di “riempire la griglia”, cosa che peraltro sta avvenendo, parallelamente a ciò si avverte uno spopolamento del box. Ora, è sempre stato così, ovvero qualche team forte e altri comprimari, ma ultimamente e intendo negli ultimi anni, c’è molto spesso un distacco notevole a livello prestazionale e “percepito”, che spezza il gruppo e non contribuisce ad animare le gare.

Altro fattore che secondo me contribuisce al disamoramento è il regolamento, in cui la Federazione ha oggettive responsabilità, in condominio con le Case costruttrici, che spingono per ridurre i costi (sarà poi vero) e per cercare maggiori ritorni commerciali delle tecnologie. Su questo non eccepisco, infatti è più probabile che un 1600 ibrido veda applicazioni future, rispetto ad un 10 cilindri da 3 litri, ma al tempo stesso si sta andando verso sofisticazioni tecnologiche in cui è preponderante la ricerca aerodinamica, rispetto al considerare di avere “macchine con quattro ruote”. Ho estremizzato il ragionamento, per sottolineare come si gareggi su “ali con motori”, che richiedono flussi pulitissimi per ottenere le massime prestazioni, tradotto: più viaggiano “da sole” e più rendono. Questo significa che le fasi di gara in gruppo divengano meno redditizie, così come viaggiare incolonnati sia altresì fastidioso. Ne è prova che tra le tante regole un poco balzane, vi sia quella DRS, ovvero dell’ala mobile, azionabile con tempi e modi fin troppo restrittivi, attraverso cui si “apre” l’aerodinamica e diminuisce la resistenza all’aria, permettendo di sorpassare. In alcuni circuiti è praticamente l’unica modalità di attuazione di un sorpasso e ritengo che non siano necessari ulteriori commenti.

Non sono, per natura, un assertore del “si stava meglio quando si stava peggio”, però ricordo che negli anni ’90, le vetture erano aerodinamicamente meno spinte e certamente più difficili, ma al tempo stesso più disposte al “corpo a corpo”. Mi si può obiettare, a ragione, che non si possa ibernare la tecnologia, perché altrimenti nemmeno le nostre auto odierne disporrebbero di alcune migliorie e su questo non ci piove, ma per come la vedo io, si potrebbero cambiare i regolamenti, intanto togliendo un poco di peso alle appendici aerodinamiche, parallelamente lasciando più libertà interpretativa dei mezzi e delle soluzioni tecnologiche, così come avviene nella Le Mans Series in modo, forse, da avere un panorama più variegato anche a livello tecnologico. Sarebbe probabile assistere, nel giro pochi anni, ad un convergere verso la stessa modalità, ma potrebbe anche non accadere. Va detto che nel Circus, come già rilevai tempo fa, l’unico costruttore che sta sfruttando la Formula 1 come ritorno di immagine per le vetture di serie è Mercedes, mentre gli altri, Ferrari in testa, così come Renault siano più defilati.

Quel che è certo e lo scrissi tempo fa, è che una Formula 1 con i motori poco rumorosi, dia poca soddisfazione, vedendo poi come nelle vetture di serie si cerchi di far “suonare” di più e meglio i motori, proprio per sopperire ad una certa mancanza di appeal.Citavo prima il disamoramento mio, ma credo anche di molti altri spettatori, che magari non seguono più o ripongono scarsa attenzione alle gare e pensavo a quanto invece mi rapisca la Moto GP, che pure sta perdendo il sapore “ruspante” da qualche anno a questa parte, ma si hanno ancora sorpassi e pathos per quasi tutte le posizioni e la durata della gara è più breve e “televisivamente” più accattivante. Lo so, è difficile il paragone, oltre alle ragioni tecnico-aerodinamiche, perché Moto Gp e Formula hanno spettatori diversi come background, passioni e soprattutto età, che va a sfavore della F1, che perde pubblico anche negli autodromi, causa crisi e prezzi sempre più alti, ma a mio avviso occorre ripensare l’intero Circus, consapevole del fatto che i regolamenti non si possano modificare da un giorno all’altro.

Uber alles


Esistono argomenti che io catalogo come “chi tocca muore”, vale a dire estremamente scottanti o semplicemente scomodi, perché trattano temi complessi e di difficile soluzione. Uno di questi è certamente rappresentato dal capitolo Uber, parola che di questi tempi è sufficiente nominare per rischiare discussioni o in generale per accendere gli animi. Se ne parla da tempo, di questo servizio che fa capo ad una azienda californiana e sento il bisogno, seppure come sempre non richiesto, di esprimere il mio parere sulle vicende.

Come accennavo, l’introduzione, per non dire l’invenzione, di Uber desta accese polemiche e liti dal momento che il servizio ci rende potenzialmente tutti taxisti. Ho semplificato moltissimo, ma il succo della questione risiede proprio nel trasformare il privato cittadino in una sorta di taxista on demand, con tariffe giocoforza più concorrenziali rispetto a quelle dei taxi convenzionali. Sto continuando a semplificare, ma in realtà l’app Uber è contestata perché raggruppa al suo interno due categorie di servizi, una è appunto Uber che costituisce un servizio di auto anche di prestigio con conducente erogato da autonoleggi, mentre vi è poi un altro livello, rappresentato da Uber Pop, che permette a chiunque di diventare un taxista(senza licenza) spingendo parecchio in là il confine del car pooling.

Per accedere al servizio occorre registrarsi e se si vuole diventare “autisti” occorre avere una serie di requisiti, tra cui età minima di 21 anni, fedina penale pulita e auto “a posto” e con non più di dieci anni. Nella società odierna, fatta di smartphone e connessioni ad internet sempre attive, dove ciascuno di noi è perennemente collegato con le altre persone, Uber è certamente una risposta più moderna alla fruizione dei trasporti, oltre ad essere un’ottima idea imprenditoriale. I suoi inventori non sono probabilmente dei filantropi, bensì degli imprenditori, per cui hanno giustamente (dal loro punto di vista) organizzato l’app in modo da guadagnare denaro, da utenti e autisti, che però non hanno particolari costi di gestione legati ad una licenza, così come non sono soggetti a tassazione specifica, in quanto nessuno è un “professionista del trasporto”. E’ esattamente qui che nascono le forti (e non mi sento di dire ingiustificate) preoccupazioni dei taxisti, che vedono scavalcati molti loro diritti e ancor più vedono in prospettiva annullate le proprie licenze, pagate a carissimo prezzo, si superano anche i 100000 euro, quasi a garantire loro una sorta di liquidazione a fine carriera.

Come alcuni sapranno, soprattutto coloro i quali hanno letto anni fa un mio post a proposito di alcuni taxisti da me utilizzati per spostamenti, non sono schierato a priori con la categoria, perché ritengo che in molti casi dovrebbe operare per garantire un servizio di qualità, su mezzi di qualità, giacché costa uguale una Uno del 1987, così come una Mercedes del 2013 ed è inutile dire che non sia la stessa cosa. Siccome però, ogni categoria, va pesata al netto di mele marce e di super efficienti, ritengo che in questo momento l’operato garantito a Uber non sia particolarmente leale. Lo sostengo soprattutto sulla base dell’attuale legislazione, che regola con licenze e controlli il servizio offerto dai taxisti, dunque senza molti giri di parole, Uber è (sarebbe) illegale. I taxisti sono attualmente sotto il fuoco incrociato di noleggiatori che possono diventare taxisti con Uber e pure con singoli cittadini che sottraggono il “corto raggio” con Uber Pop.

Dal mio punto vista è certamente molto cool e moderno poter “fare rete” e trovare un passaggio a basso costo, ovunque ci si trovi, ma con la mia solita diffidenza, mi domando se mi farebbe piacere accettare un passaggio da uno sconosciuto, poiché di quello si tratta, anche se rispondente a criteri certificati da Uber. Come sottolineo, non nascondo di aver viaggiato su taxi poco sicuri o con taxisti un altrettanto spericolati, ma sono forse idealista nel ritenere che una persona che svolge un certo mestiere sia più affidabile di un normale guidatore, o perlomeno sia più avvezzo alla vita nel traffico e lo dico pur constatando come molte volte i taxisti si prendano libertà nella circolazione che forse sono eccessive.

La mia posizione, pur se orientata e incuriosita sempre dalle novità e dal futuro in generale, è pero legata ad un fatto molto semplice: dal momento che la legge ha istituito e regolamentato una professione, con relativi oneri, trovo ingiusto che la si possa esercitare liberamente, bypassando chi rispetta la legge, soprattutto finché non verranno adottate modifiche. Insomma, se un domani inventassero un Uber dei cuochi, io probabilmente potrei accedervi, ma il mio cliente non sarebbe fortunato nell’imbattersi in me, rispetto ad uno Scabin qualunque…

Ho estremizzato, però il mio pensiero è che in assenza di regole precise o nuove, i diritti dei taxisti non possano essere calpestati, visto che Uber non opera comunque pro bono, ma esige ovviamente una fetta di profitti per sé. Il rovescio della medaglia è che a questo punto si sta manifestando la necessità di analisi profonde da parte di tecnici per lavorare congiuntamente ad un ripensamento del sistema di trasporto, non dimenticando che da una parte i taxisti dovranno essere economicamente tutelati, dall’altra i cittadini dovranno poter disporre di servizi ad un costo ragionevole. Insomma, la partita è complessa, ma sarebbe utile che nessuna delle parti in gioco si astenesse dal prendere parte. Inutile aggiungere che il comportamento violento o poco democratico sin qui tenuto da parte di alcuni tassisti sia criticabile, perché la violenza è sempre un pessimo modo di argomentare una discussione.

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