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Scuola guida


La zona in cui si trova il mio autolavaggio abituale è altresì frequentata da molte scuole guida, perché con i loro allievi possono testare numerose manovre, essendo presenti salite, precedenze a destra, stop e segnaletica varia. Incrociando i futuri utenti della strada, ripenso prima di tutto alla mia esperienza di scuola guida, secondariamente mi piace osservare gli atteggiamenti e i movimenti dei guidatori in pectore. Senza elevarmi ad istruttore, basta poco a rivelare la percezione di molti per guida e traffico come un “problema”, una fatica, quindi temo saranno guidatori svogliati o timorosi. I più disinvolti sono difficili da individuare dall’esterno, perché le manovre sono molto “legate” per capire a colpo d’occhio se uno faccia il “ganassa” già da subito. Per dovere di cronaca, io mi devo inserire in questa categoria, perché pur se a scuola guida sia mai stato redarguito, confesso che il mio istruttore mi consigliava sempre di non sopravvalutarmi e con il senno di poi, un po’ di maturazione e una Cinquecento Sporting rovesciata per eccesso di impeto, confermarono una certa ragione. Del resto la “lezione” mi è servita e ho sempre cercato di migliorare, nel mio piccolo, guida e senso di responsabilità.

Tralasciando la parentesi personale, che in un blog intitolato “Autoanalisi” non può mancare e a proposito delle scuole guida, credo che andrebbero rinominate in scuole di comportamento alla guida o al più di avviamento alla guida, perché pur se da appassionato ho apprezzato lo studio di alcuni argomenti, ciò che viene insegnato è secondo me legato ad un mondo che nel frattempo non esiste quasi più, un po’ come certi limiti di velocità, che sembrano tarati sulla Fiat 127, più che per il mondo moderno. Lungi da me criticare quiz su precedenze, anche se poi su strada, pur avendo studiato incroci a 5 strade più tram, capita che la semplice precedenza da destra sia disattesa dai più, che non si interrogano neppure sul tipo di via che stanno percorrendo (ne ho conferma ogni mattina, 100 m dopo l’uscita dal box) ma valutano il diritto in base alla larghezza della via, sbagliando, ovviamente.

Non voglio criticare neppure gli istruttori, sia chiaro, ma che credo si trovino a insegnare e valutare modi e modalità che molti forse assorbono con sufficienza, come se guidare fosse un atto dovuto e non fosse poi così importante sapere tutto prima. E’ indubbio che l’atteggiamento del singolo influisca sul risultato finale, anche nella modalità di apprendimento. Qui torno alle righe iniziali, facendo riferimento al modo che ognuno di noi ha di vivere la guida: per alcuni è sofferenza, fastidio necessario, per altri come me è piacere di apprendere una tecnica e provare a migliorarla, evolverla. Va da sé che in circolazione ci siano tutti gli appartenenti alle varie categorie e che ognuno dovrebbe fare la propria parte per non appropriarsi della strada, né chi si crede prudente su una statale a 50 km/h, ne chi ci viaggia a 130 perché “tanto non c’è nessuno”.

Tornando a ciò che pensavo sulle scuole guida, continuo a pensare che la guida vera sia ben altra rispetto a quella insegnata, che può essere certamente il lasciapassare per capire a cosa servano un volante e  dei pedali, ma che anche per la circolazione in città, occorrerebbe possedere ben altre doti e riflessi, in modo da interagire sempre al meglio con pedoni, ciclisti, motociclisti, perché ad esempio guidare di sera, sotto la pioggia non è uguale a farlo di giorno, così come non lo è in autostrada con la nebbia o, chiudo, provare a frenare su un fondo sdrucciolevole. Non tutti provano a farlo in una strada isolata, per “capire”, ma sarebbe necessario.

Non voglio apparire oltremodo trombone, ma invecchiando sto sviluppando un differente rapporto con la percezione dei rischi che mi si presentano davanti e attorno, notando sovente di essere il solo o quasi a percepirli e la cosa non mi mette per niente di buon umore.

Tanti auguri a te


Nei giorni scorsi mio figlio ha compiuto due anni e mi sono divertito ad immaginare tra 16 anni, quando lui potrà prendere la patente, come saranno le automobili. Intanto, va detto che ci sono subito due “se”: il primo è se tra 16 anni si prenderà ancora la patente a 18 anni o magari cambierà qualcosa, anche legato alle future auto. E qui, già apro un secondo filone di analisi. Secondariamente, ma di fatto sarà il fattore determinante, devo domandarmi se tra 16 anni, per i giovani sarà determinante avere una vettura o al limite, poterla guidare. In questo caso mi posso solamente basare sulle tendenze attuali, che vedono mediamente i giovani come poco interessati allo spostarsi con l’automobile, men che meno al possesso (senza tirare in ballo le difficoltà economiche delle famiglie e i costi di una vettura).

Quanto appena detto è dimostrato dal successo dei fornitori di servizi car sharing, che stanno lentamente riempiendo le nostre città, per i quali molti clienti sono giovani universitari che usano poco l’automobile e che, secondo me, nei week end viaggiano con auto dei genitori o con altri amici, poiché il car sharing è conveniente solo per brevi tratte e spostamenti…

Tornando alla mia visione, i 18 anni di mio figlio arriveranno nel 2032, una data che ho sottolineato per un motivo. Si vocifera (oggi) che intorno al 2030 potrebbe mutare lo scenario del panorama automobilistico, perché da quell’anno verrebbero “banditi” i motori diesel per i veicoli o, addirittura, in qualche paese europeo, anche le tradizionali vetture a combustione interna. Di sicuro certe possibili disposizioni potrebbero modificare il modo di produrre automobili, però c’è un “ma”: io ho posto il mio riferimento al 2032, ovvero 16 anni da oggi. Ragionando dal punto di vista progettuale, quel periodo non è poi molto lontano, perché corrisponde più o meno a “due vite” di progetto, ovvero a due nuovi modelli, praticamente come se parlassimo di Golf 5 e 7 o Serie 3 E46 e F30. Quindi tutto è rivoluzionabile, ma entro certi limiti, poiché da un lato esistono le visioni tecnologiche, dall’altro il modo di produrle e venderle, per cui non sono del tutto certo che tra 16 anni le auto saranno eccesivamente rivoluzionate.

Lo saranno, tuttavia, in molti aspetti tecnici e tecnologici, sperando che si diffondano materiali sempre più leggeri e resistenti. Saranno vetture diverse, perché probabilmente avranno sistemi di propulsione più moderni – vedi ibrido ed elettrico – anche se immagino che questo sarà il comparto che dovrà evolvere di più, ovvero quello delle batterie, sia in autonomia, sia in dimensioni e peso, per diventare davvero sostitutive di un “motore” inteso come sistema di movimento. Inutile aggiungere che si potranno avere le più belle e prestazionali vetture elettriche, ma senza una rete ed un sistema di produzione e distribuzione dell’energia elettrica, non andremo da nessuna parte, nel senso letterale del termine. Su questo sono un po’ pessimista, poiché se penso all’Europa e all’Italia, mi pare di non individuare una politica di sviluppo improntata su questa direzione, però si può sempre iniziare.

Tornando all’oggetto automobile, ciò che penso cambierà riguarderà certamente le forme: fanali, specchi, maniglie ad esempio, che potranno usufruire delle nuove tecnologie, per “sparire” o ridursi nelle dimensioni, senza perdere la funzione. Lo stesso dicasi per gli interni, che saranno sempre più connessi con internet e che saranno intrisi di domotica prima ancora che di automotive. Difficile capire in quali percentuali, perché così come oggi esistono vetture da 9000 euro e altre da 100000, è evidente che il travaso tecnologico difficilmente sarà spalmato equamente.

E il volante? Ci sarà? Il mio pensiero corre immediatamente alla guida autonoma, anche se continuo a pensare che avremo sempre più guida assistita, non dico senza accorgercene, quantomeno ne saremo attorniati e coinvolti, al punto di usarla senza troppi pensieri. Poi, come immagino, ci sarà qualche costruttore che magari lascerà delle “finestre aperte”, delle opportunità, per decidere di ridurre l’utilizzo. In fondo oggi su alcune vetture, come la mia, l’ESP è disinseribile “totalmente”, ma sinora non l’ho praticamente mai staccato, perché è poco saggio farlo nella guida quotidiana.

Quindi, in sostanza, cosa guideremo tra 16 anni? Onestamente non lo so, però suppongo che sarà al contempo poco diverso e tanto diverso da ora. Chissà? Chi vivrà, vedrà. E guiderà.

Pensieri rapidi #18


Non che siano scoperte eccezionali quelle che sto per annunciare, ma essendo io un runner dilettante, mi alleno prevalentemente di sera, dopo il lavoro e ho l’occasione (sventura) di dovermi confrontare con la circolazione del ritorno dal lavoro, nella fascia definita “drive time”. Siccome mi reputo un guidatore tutto sommato attento, cerco durante la corsa, di mantenere comportamenti il più possibile prevedibili e visibili, senza dimenticare di attraversare sempre sulle strisce pedonali. La mia velocità è assimilabile a quella di una bicicletta a passeggio (non di un cicloamatore, ovviamente) eppure praticamente ad ogni uscita mi rendo conto di quanto sia bassa la percezione del movimento e della differenza di velocità, per una gran parte di automobilisti, prevalentemente quelli distratti. Me ne accorgo negli attraversamenti, nei quali sovente rischio di venire “arrotato”, perché spesso chi guida ha lo sguardo (e i pensieri) rivolti ad altro o verosimilmente non volta la testa o lo sguardo di lato. Denominatore comune di tanti spaventi? Correndo da moltissimi anni posso affermare che nel 80% dei casi ci sia di mezzo il telefono, tenuto rigorosamente in mano. Più che nel drive time, siamo nel call time.

Quando ero piccolo, negli anni ’80, parallelamente all’avvento delle “piccole bombe” come la Uno Turbo, il filone delle sportive era quello delle berline di segmento immediatamente superiore. Sulla scia della Golf GTI vi era una folta schiera di GT alternative, indicativamente con motori aspirati di 2000 cm3 o turbo intorno al 1600. Sto semplificando, ma all’incirca il panorama era quello. Le potenze erano comprese nel range 130-160 cv. Con successi alterni, almeno per certi modelli, questo genere di vettura è arrivato sino ai giorni nostri ed è qui che intendo rivolgere la mia attenzione, più che altro per “inchinarmi” di fronte ad un cambio di passo. Con le stringenti norme in materia di emissioni e con l’evoluzione, prima iniziata sui diesel e poi “trasferita” sui benzina si sta assistendo ritorno di autentici missili basati su berline. Penso in primis al trio A3 – Golf – Leon, che con meccaniche simili viaggia sui 280 – 290 cv, ma in Mercedes con la classe A si va ben oltre. La Focus RS rispolvera anche la trazione integrale per scaricare 350 puledri (roba da Mustang) e la Giulietta dal suo 1.8 si ferma quota 240cv, la 308 Peugeot a 270, senza dimenticare i 310 cv del 2.0 della Honda Civic Type R. L’elenco potrebbe continuare, ma il succo del ragionamento è che ormai le potenze in gioco raggiungono valori da vettura rally di qualche tempo fa, spesso sotto abiti quasi normali. Peccato che da noi, oltre a certi listini, incida tantissimo il superbollo oltre i 250 cv e la benzina non sia proprio regalata…

A proposito di cavalli, anche se in questo caso i valori scendono un po’, al Salone di Ginevra è stata presentata la Abarth 124 spider, che riprende in maniera riuscita gli stilemi dell’illustre antenata degli anni 70. La caratterizzazione è azzeccata, soprattutto all’esterno, dove cromaticamente l’effetto amarcord funziona parecchio, con un certo apporto di modernità, che secondo me è sempre necessaria. Il bagaglio tecnico è superiore rispetto alle sorelle Fiat e il prezzo sarà, dicono, fissato sulla base di 40000 euro. Tanti, troppi, secondo me, per una vettura che nell’origine Mazda si pone come oggetto di divertimento, con poco peso, non troppi cavalli e una dinamica appagante. Non conta la prestazione assoluta, ma il divertimento di guida. Non dubito che la Abarth deluderà, ma viaggiando sui 40000 euro o forse più, ci si può anche affacciare a qualche vettura del capoverso precedente.

Pensieri rapidi #17


Dalla cronaca locale di qualche settimana fa ho appreso che un’auto dei Vigili Urbani era stata presa d’assalto e parzialmente incendiata, mentre questa era parcheggiata durante una pausa pranzo. Purtroppo si è concretizzato quello che sovente penso quasi ogni domenica sera recandomi in pizzeria, ovvero quattro o cinque vetture della Municipale, parcheggiate davanti, mentre i Vigili sono a cena (spero) in pausa. Premettendo quanto di peggio possa pensare a proposito dei vandali e di chiunque danneggi il bene pubblico, non faccio a meno di pensare al danno, in termini economici e di sicurezza, se un malintenzionato decidesse anche semplicemente di tagliare qualche gomma, mentre le vetture sono incustodite all’aperto. Certo, in un mondo perfetto o anche solo nel “mio” mondo, mai mi sognerei di compiere certi gesti, ma al contempo mi pongo una domanda. Sarà certamente sacrosanto il diritto ad una pausa per rifocillarsi, ma non sarebbe meglio farla rimanendo nei paraggi dei mezzi? Penso questo, poiché i veicoli sono della collettività e un qualunque danno o una messa fuori servizio è un costo per tutti. Lungi da me apparire come un despota, ma la prevenzione, dal mio punto di vista è a 360 gradi e il mezzo con le insegne è un facile bersaglio. Identico ragionamento nel caso in cui veda vetture del Comune o dell’A.S.L. lasciate incustodite, anche per tutta la notte, all’aperto. E’ vero che non esisteranno garage per tutti, anche se le Rimesse Comunali sono ampie, ma non mi piacerebbe chiudere la stalla (il box) quando i buoi (le Panda) sono scappate, peggio se con qualche malintenzionato al volante.

Di ritorno dal mare, mi trovo a percorrere la Statale che transita dal Col di Nava, tra Liguria e Piemonte. Ho ancora le “termiche” e inizia a sentirsi il tepore del sole primaverile, per cui non intendo spingere molto, sentendo di non avere le scarpe adatte. Non che viaggi sulla melassa, ma di certo il loro meglio arriva con qualche grado in meno. Guido però speditamente, con il cambio e i settaggi in “Sport”, usando i paddles sul volante, con la coppia del diesel che spinge. Senza strafare, cerco di essere rapido e riesco a farlo per svariati km, prima di immettermi in autostrada in direzione casa. La sera, a casa, ho ancora la sensazione di essermi divertito e di aver la fortuna di guidare una vettura che mi trasmette piacere di guidare. Quello che più mi appaga è il rendermi conto del divertimento provato nel “fare due curve”, paragonabile, anche se superiore, a quello che ho quando le curve sono quelle sulla neve con i miei sci ai piedi. Sì, mi piace guidare.

L’auto dell’Anno 2016 è la nuova Opel Astra, che ha tutti i crismi per incarnare e meritare il premio ad essa assegnato. È singolare, però, che in un’Europa in cui, dati alla mano, i suv hanno superato le berline, sia proprio la classica berlina media europea ad aggiudicarsi il premio. Chiaramente ho semplificato, perché sono consapevole dell’esistenza di dinamiche più complesse, ma è singolare come in un’era in cui quasi in ogni famiglia compare un crossover in sostituzione di una tradizionale berlina, vetture come Golf, Astra, Focus, Megane restino un caposaldo della produzione dei costruttori e vengano anche apprezzate dal mercato, pur se complessivamente si vendano più suv che berline.

Ego Pro


Percorro, come spesso mi accade, la statale del Colle di Tenda e talvolta capita di dover superare qualche veicolo che mi precede. Probabilmente chi guida non conosce molto bene la strada e procede lentamente, sbagliando rapporto e imballandosi. Si accende quindi l’animo “competitivo” che alberga ancora in me, pur se ormai sia quasi un “pentito” del genere, nel momento in cui mi accorga di essere “sverniciato” da alcune vetture che sopraggiungono alle mie spalle. La cavalleria non è che manchi nella mia scuderia, anzi, è ben fornita, ma è come se avesse mangiato della biada pesante ed infatti realizzo in pochi istanti di avere il tasto “Eco” premuto. In breve lo commuto in “Sport” e finalmente sento suonare la carica, potendo scattare più rapidamente, appena tocco il gas. Non è che l’abbia scoperto in quell’occasione, ma il tasto “Eco”, potrebbe anche essere rinominato “Ego”, dal momento che addolcendo l’erogazione del gas, contemporaneamente diminuendo sensibilità al pedale, fa sì che le accelerazioni siano meno brutali e dispendiose in termini di consumo, oltre a moderare le velleità bellicose. Fin qui sembra che io abbia denigrato la funzione, ma tornando seri la ritengo assai utile, perché unita ad una serie di azioni, consente un reale risparmio di carburante, magari non nei termini sbandierati dal costruttore, ma di certo qualcosa è ottenibile. In più, può anche essere considerata un espediente per calmare i bollenti spiriti, ben sapendo di poter rimodulare l’erogazione della potenza. Forse, dico forse, sarebbe anche da pensare in chiave “neopatentati”, sebbene la mia vettura non sia utilizzabile da un novello guidatore. Nella realtà, Ford ha già introdotto una soluzione simile, che attraverso una chiave personalizzabile, opera più o meno nella stessa maniera, anche se dal mio punto di vista è poco significativo “tagliare” la velocità massima, mentre forse un pedale dell’acceleratore meno “allegro” è più utile a regolare certi entusiasmi.

A completamento del ragionamento e del “tasto Ego”, riporto il commento della mia dolce metà, che a modalità Eco inserita, non notandolo caso, mi ha buttato lì un “Questa macchina non ha tanto spunto da fermo”, in occasione di una partenza ad un dare precedenza. Il mio orgoglio ne è rimasto ferito, però ha resistito al duro colpo, comandando la mia mano destra per switchare su “Sport” e restituire quel machismo da bar che ogni tanto non guasta. Confesso però di aver poi rapidamente ripristinato la posizione più ragionevole…

Sempre in tema di ego, in autostrada può succedere, visto che quella che io percorro più frequentemente è ricca di saliscendi, di trovare veicoli che procedono a singhiozzo patendo i cambi di pendenza. Non ritengo di criminalizzare nessuno, ma penso in particolare a furgoni e camper, che sfrecciano a 120 km/h in discesa, per poi imballarsi in salita. Ora, è pur vero che guidare un camper può essere frustrante, ma è a dir poco pericoloso il fatto che si accodino alle auto in fase di sorpasso, rivendicando quei “2 km/h” in più per sorpassare. Viaggiando a velocità Tutor, io ormai ho perso ogni velleità competitiva e sono solito cedere la strada, particolarmente per un motivo: la frenata. Ciò che viene ignorato da molti guidatori è che lo spazio di frenata di un mezzo così pesante e lanciato, si allunga di moltissimo, ragion per cui preferisco cedere la strada e sapere di non rischiare che un “bestione” si posi sul mio lunotto.

Pensieri rapidi #12


Sto evidentemente invecchiando e peggiorando nel mio livello di sopportazione dei comportamenti altrui, ma credo ciò significhi che il mio senso critico stia aumentando e non debba e voglia sopportare passivamente certi comportamenti del prossimo. Lo dico perché sempre più spesso noto come al volante imperi la distrazione, dettata purtroppo dal voler fare più operazioni contemporaneamente, prevalentemente legate al telefono. Non è questo il solo fattore che mi infastidisce, perché molto spesso c’è una generica superficialità nello stare in automobile, con le mani “a casaccio”, meno che sul volante, oppure chiacchierando con il passeggero e procedendo a singhiozzo, o peggio rivolgendo spesso la testa verso il proprio interlocutore, distogliendo lo sguardo dalla strada. Sono consapevole di risultare trombone in questo mio argomentare, ma sono questi molti aspetti su cui non si dovrebbe transigere, poiché in automobile e con l’automobile non si scherza, anche se purtroppo può sembrare che la guida sia una cosa di poco conto. E’ probabile che “spostare” la vettura sia tutto sommato facile (l’ho fatto senza grossi patemi anche a 16 anni), ma è ben diverso sapersi muovere con perizia, sapendo intuire le eventuali mosse degli altri automobilisti, modo da prevenire sorprese.

Con la mia attuale vettura, mi sono trovato a percorre un tratto montano, con un certo numero di curve, anche se non particolarmente impegnativo. In men che non si dica, ho commutato la leva del cambio in posizione “sport e sequenziale” e ho settato alcuni parametri su “sport”. In due passaggi ho letteralmente cambiato il carattere della vettura, rendendola effettivamente più pronta e aggressiva, gratificando realmente il piacere di guidare: lo sterzo era più comunicativo, così come la risposta all’acceleratore era più pronta e le marce entravano con veemenza. Certo, se i cavalli e newtonmetri a disposizione fossero pochi, tutto questo sarebbe poco o per nulla gratificante, ma se sotto al cofano c’è un po’ di sostanza (senza esagerazioni, nevvero) grazie all’elettronica ci si può divertire cambiando personalità al proprio mezzo. Infatti, prima e dopo questa parentesi “brillante” sono tornato ad un morigerato Drive, accoppiato alla modalità Eco, consentendomi di consumare come su una vettura medio piccola. Non ho voluto sin qui vantarmi di nulla, ma sono felice di utilizzare molti ritrovati della tecnologia, che consentono di aumentare la sicurezza e la qualità di vita di noi guidatori, perché non va dimenticato, l’elettronica vigila sempre, mentre una piccola distrazione può capitare anche al più attento pilota. Mi troverò certamente in aperto dissenso con alcuni “duri e puri” del non-voglio-elettronica-e-voglio-tutto-manuale, che però inviterei a utilizzare senza pregiudizi le “auto del Duemila” per comprendere come oggi sia tutto veloce e tecnologico, anche nel traffico e nella circolazione, dunque desidererei sempre possedere una M3 E30 o una 320is, ma confesso che sarei un poco in agitazione in inverno e sul bagnato, soprattutto sapendo cosa offra la tecnologia oggi. Insomma, Rivera resta un calciatore fortissimo, ma nel calcio moderno, fisico e veloce, farebbe certamente più fatica a sopperire con la sua classe il tipo di gioco molto fisico e veloce dei nostri giorni.

In ultimo, una parentesi extra motoristica, che però riguarda uno dei miei personaggi preferiti, ovvero Alex Zanardi, che ieri, domenica 27 settembre ha avuto guasto tecnico, la rottura della catena della sua handbike nella maratona di Berlino e l’ha terminata spingendosi a mano. Per la cronaca, 9 km. Inutile aggiungere la grandezza del personaggio, che all’arrivo, pur se stremato ha affermato di essere in debito con Berlino (dove venne operato subito dopo il terribile incidente) e ha già dato l’appuntamento alla prossima edizione. Grandissimo Alex.

Pensieri rapidi #10


Mi trovo a guidare un’automobile e mi colpisce immediatamente il fatto che abbia la stessa potenza della “mia” amata Delta Integrale 16v e che sia, come lei a trazione integrale. Sono banalità, me ne rendo conto, ma nel frattempo sono passati 27 anni da quando uscì la 16v. Ritorno al presente e constato di essere seduto su una station wagon, a gasolio, con il cambio automatico, con una massa di 400kg in più rispetto alla Delta. Dicevo, sono banali considerazioni “da viaggio”, ma quando si parla di evoluzione della tecnica, forse ci sfuggono certe cose, come ad esempio il fatto che un “berlinone” a gasolio possa apparire divertente da guidare, parco nei consumi, soprattutto rispetto alla mole e che nel frattempo gli standard di sicurezza siano elevatissimi. E’ chiaro, su una strada tortuosa, la Delta mi seminerebbe, ma la spinta del diesel e il grip di un’auto moderna si farebbero valere. Ho fatto il paragone con la Delta, perché è sempre nel mio cuore, ma varrebbe lo stesso con altre sue sportive coeve e soprattutto ho pensato al valore di potenza, nel mio caso erogata da un diesel. Se poi, avessi avuto il piacere di guidare una delle eredi spirituali della Delta, probabilmente sarei entrato letteralmente in orbita, dal momento che i 2.0 o 2.3 turbo in circolazione raggiungono valori superiori alle Gruppo A dei 20 anni fa, rimanendo però guidabili e mansuete. C’è chi sostiene che il ciclo Otto (in questo caso aggiungiamo il ciclo Diesel) e in generale il motore di un’auto sia un’invenzione ottocentesca, ma forse dovrebbe considerare quante evoluzioni e quanto abbia “corso” la tecnologia. Curiosamente, 184 cv sono esattamente il doppio dei 92 erogati dal td a iniezione diretta della Fiat Croma di inizio anni ’90, motore che ha rappresentato un passaggio significativo dell’evoluzione del diesel.

Tornando all’argomento Alfa Romeo Giulia, che terrà immagino banco per i prossimi mesi, ho pensato “Allora hanno avuto ragione loro”, riferendomi a Bmw e Mercedes, nei riguardi dell’impostazione vettura, con particolare riferimento alla Casa di Monaco, ma più in generale alla trazione posteriore. Infatti la Giulia riprende un concetto, primitivo delle vetture, dal momento che fino agli Anni 70 del secolo scorso, gran parte delle auto è stata a trazione posteriore, soluzione poi abbandonata a favore dell’anteriore per ragioni di costo, sviluppo, abitabilità e non ultimo, guidabilità, visto che con la trazione posteriore e in assenza di elettronica, si rischiava di pattinare di più e di sovrasterzare con più facilità. La Giulia, così come la Jaguar XE, che colloco insieme alla Giulia tra i challenger, rispetto ai Defender tedeschi, propone un ritorno al passato, reso possibile anche grazie alla tecnologia e all’elettronica, in grado di addomesticare e addolcire la guida. Ironia della sorte: ormai una gran fetta di BMW e Mercedes è venduta con la trazione integrale, così come Audi ha da sempre sposato la filosofia (e le economie di scala) di VW, spostandosi sulla trazione anteriore o anch’essa sull’integrale. Per cui paradossalmente ci si trova con vetture che magari nascono con la trazione “dal lato giusto”, ma poi il vero must del segmento è l’avere in listino le versioni “integrali”. La Jaguar pare non sfuggire alla tendenza e Alfa non credo sarà da meno. Indubbiamente, partendo da una buona distribuzione dei pesi, già sulla posteriore, con la trazione integrale si va a sfruttare ancora meglio il potenziale del telaio. Il resto? Molto probabilmente lo farà il … marketing!

Sempre nello stesso segmento, nei giorni scorsi sono state diramate le prime foto della nuova generazione di Audi A4, che si rinnova, ma senza strombazzare particolarmente la cosa. A colpo d’occhio i cambiamenti ci sono, ma il passaggio tra la nuova e l’attuale è stato meno dirompente rispetto a quello che aveva caratterizzato il precedente passaggio di testimone. Qui si viaggia sulla continuità e sulla consapevolezza che una certa clientela vada mantenuta e “rassicurata”. I detrattori si appellerranno proprio alla poca fantasia, ma la vettura è nuova e altamente tecnologica. Non credo che il mercato storcerà il naso rispetto alla linea non rivoluzionata, ma immagino apprezzerà il notevole pacchetto tecnologico di cui dispone la vettura. ll Gruppo VW non ha voluto puntare tutto sullo stile, ma sottopelle ha lavorato davvero tanto, così come tanto è stato fatto in ottica infotainment. Saranno disponibili moltissimi ausili alla guida, sviluppati nell’ambito dell’ambizioso progetto di guida autonoma che il Gruppo sta portando avanti. Insomma, un ulteriore passo nella direzione che prima o poi ci condurrà verso la guida autonoma tout court.

A proposito di guida autonoma, come affermavo in passato, percepisco una notevole ostilità e c’è sempre qualcuno pronto a stracciarsi le vesti quando se ne parla, ostentando la volontà e la voglia di guidare e di controllare il mezzo. E’ sufficiente imboccare una qualsiasi autostrada (andrebbe bene anche un giro in città) per vedere gente che telefona con una mano e guida, che gesticola e chiacchiera, che tiene il telefono pizzicato tra spalla e orecchio, non ultimo molti ormai che consultano l’ipad appoggiato sul volante. Non è detto che siano gli stessi che osteggiano la guida autonoma, ma per costoro e per la sicurezza di tutti gli altri, non sarebbe da fare un pensiero in quella direzione?

Un saluto di buone vacanze a tutti e un ringraziamento a chi ha dedicato un po’ del suo tempo per leggere il blog. Ci vediamo a settembre.

Pensieri rapidi #9


Mi reputo (a volte mio malgrado) una persona scrupolosa e attenta alle regole, perciò quando salgo in auto attivo il bluetooth del mio dispositivo in modo da fruire del comodissimo vivavoce in movimento. Accade che, per qualche strano motivo il telefono risulti collegato, ma non si attivi il vivavoce, proprio mentre sto telefonando e mi ritrovo a prendere il telefono in mano e a guidare (piano). Oltre ad essere passibile di multa, mi accorgo di non essere nemmeno in grado di svolgere le due azioni e mi sento oltremodo impacciato. Mi domando come facciano a guidare, apparentemente disinvolti, i moltissimi automobilisti che incrocio e sorpasso, intenti in telefonate così importanti da distogliere (inevitabilmente) l’attenzione dalla guida e aumentando i rischi da collisione. Ovviamente ho desistito praticamente subito, per riconnettere il mio dispositivo. Sono tanti gli optional “obbligatori” che abbiamo in auto e a volte penso che un vivavoce bluetooth dovrebbe essere incluso di default, così come ormai lo è la radio. Mi conforta sapere che in Francia stiano per vietare le telefonate in auto senza il bluetooth, anche con le cuffie. Varrebbe la pena di pensarci anche da noi.

Non vorrei apparire perennemente critico, ma da spettatore e appassionato di automobili, mi capita di seguire in tv numerose trasmissioni. Tra queste c’è la pillola domenicale in coda al TG2 delle 13, TG2 Motori. E’ molto breve, ma alle volte la questo non è un difetto. Il punto è semmai come vengano presentate le vetture in prova: mi si potrà giudicare come maniaco, ma vedere più di un giornalista specializzato che mentre guida tiene le mani sul volante “a caso”, cioè nella peggiore e un po’ sguaiata posizione possibile, mi sembra persino sconveniente e certamente poco educativo. Ribadisco che probabilmente sarò eccessivamente puntiglioso, ma ritengo che ci sia sempre necessità di esempi, nonché di competenza, dunque parlare e rivolgersi alla telecamera alla propria destra è parte del servizio giornalistico, ma farlo con le mani alle 9.15 o perlomeno con la sinistra alle 9, mentre con la destra si sta indicando qualcosa della vettura, sarebbe quantomeno educativo. Difficilmente mi piacerebbe parlare con maestro di sci che insegna usando male le bacchette e non sta centrale in posizione, oppure con un maestro di tennis che impugna la racchetta a metà. Concordo pienamente con il pilota Siegfried Stohr, che sostiene due cose: la guida sia tecnica e che il “problema” dei guidatori consista nel reputarsi indistintamente capaci. Per fortuna, in tv, ci sono anche giornalisti che tengono correttamente il volante e mi rassereno.

Si è conclusa da poco “Parco Valentino – Salone e Gran Premio”, manifestazione che, come suggerisce il nome ha riportato un’esposizione di automobili a Torino, dopo 15 anni di assenza e lo ha fatto nell’ormai un po’ appannata capitale dell’automobile, giacché Torino non è più il cuore dell’industria automobilistica italiana, almeno non come lo si intendeva. Intanto, sono rallegrato dal fatto che nella mia città si parli nuovamente di una manifestazione automobilistica e che per giunta abbia la cornice di un luogo che fu parte della storia dell’automobilismo sportivo, ovvero le strade attorno al Castello del Valentino, che ospitarono anche i primi Gran Premi della nascente Formula 1, nell’immediato dopoguerra. Altra nota di merito, a mio avviso, è nella gratuità dell’ingresso per il pubblico che ha portato 300000 visitatori secondo gli organizzatori, nonché nella volontà di aver richiamato numerose Case automobilistiche. La nota dolente, da appassionato e da visitatore di saloni e motor show, è l’aria da “festa di paese”, pur se di lusso, che si respirava. Niente a che vedere, è una mia opinione, sia chiaro, con l’atmosfera di un Salone al chiuso, dove negli stand sono esposte molte vetture, se non tutte, di un certo marchio e non un singolo o magari quattro modelli al massimo. Siccome non sono completamente a digiuno dell’ambiente automotive, sono conscio delle difficoltà e dei costi che gravitano attorno all’organizzazione di un salone e so bene che tra i motivi della fine di quello storico torinese ci sia proprio la crisi economica e dell’auto. Il taglio scelto, quello della versione “en plein air”, è sicuramente una saggia e ponderata scelta, che personalmente non mi convince appieno e che limita a mio parere il concetto di salone, relegandolo al massimo a vetrina per qualche modello. Il che, ribadisco, è cosa ben diversa. Il mio “primo” salone, quello del 1980, di cui ho vaghi e lontani ricordi, si svolgeva all’interno di Torino Esposizioni, come era sempre avvenuto, al chiuso e in uno spazio non enorme, ma c’erano molte vetture. Erano altri tempi, lo so, e da lì si iniziò a progettare stand faraonici, che oggi risultano spesso insostenibili per le Case. Non mi piace apparire nostalgico, anzi, ma per me il Salone di Torino è ancora un’altra cosa. La speranza è che l’esito della manifestazione di quest’anno e il mercato in crescita, stuzzichino organizzatori, istituzioni e Case a pensare di ripartire “in grande” con il Salone. Sono ottimista e voglio crederci.

Pensieri rapidi #8


In giro per la mia città, Torino, assisto con positivo stupore ad un fenomeno in crescita: il car sharing. Da poco, dopo anni dall’introduzione del servizio da parte della società dei trasporti urbani, che ha di fatto aperto la strada, addossandosi probabilmente anche l’onere di testare sulla propria pelle eventuali disservizi o problemi in generale, si sono affacciate altre due società che offrono un servizio analogo. Valutando a colpo d’occhio, noto che in circolazione siano molte le vetture, prevalentemente dei due nuovi operatori, forse perché dotati di politiche più aggressive per la conquista del cliente. Pur non essendo un potenziale cliente, apprezzo il successo della nuova filosofia e noto al volante tantissimi giovani. Sicuramente le nuove generazioni sono le più propense ad utilizzare questi strumenti, in primis perché molti si appoggiano all’uso dello smartphone, secondariamente perché i ragazzi sono sempre meno interessati all’uso e al possesso dell’automobile, rispetto magari a 20 – 25 anni fa. In più, segno ulteriore dei tempi, aggiungerei che ci siano sempre meno soldi in circolazione, quindi non tutti possano e vogliano spenderne per l’acquisto di un’auto. Indubbiamente, così come avvenuto con il bike sharing, stiamo assistendo ad un cambio di mentalità collettiva.

Pensando alla disaffezione o magari al decadimento del “mito” automobile per le giovani generazioni, oltre a citare me stesso, “malato” di motori fin dalla tenera età, mi sovvengono gli esempi in formula 1, di Max Verstappen e di Carlos Sainz JR, rispettivamente 18 e 21 anni da compiere a settembre. Li vedo come la punta dell’iceberg, perché quest’anno sono due esordienti veri in F1, con ovviamente un passato nelle formule minori, ma un passato piuttosto breve rispetto alla loro tenera età. Si è già detto molto al loro cospetto, parlando di inesperienza ed età troppo bassa (Verstappen non ha ancora la patente di guida, ma possiede la Superlicenza). Devo confessare alcune mie perplessità, più che altro legate al fatto di bruciare le tappe della vita, lo stesso vale per i calciatori sempre più giovani nelle massime serie, fattore che magari può precludere il vero successo in futuro, ma questa non è che una teoria, perché il futuro è da scrivere. L’impressione è che la Formula 1 sia sempre più un enorme “ videogioco”, con le vetture infarcite di comandi ed opzioni, ai quali forse è più avvezza la generazione-playstation attuale, che non quella dei 30enni o più. Ciò che vedo positivamente è però l’interesse, la voglia dei giovani di arrivare in F1, anche se poi temo che il richiamo sul pubblico continui ad essere inferiore, perché la F1 ha un pubblico piuttosto maturo.

Ritorno dal mare. Autostrada, traffico medio e famiglia al seguito. Casualmente noto una vettura che da pochi km dopo la partenza, mi accompagnerà fino a Torino, in un susseguirsi di sorpassi reciproci. Io viaggio (sempre) con il cruise control inserito, mentre a giudicare dall’andamento dell’altra vettura, il suo guidatore non ne fa uso. Mi sorpassa, si allontana all’orizzonte e dopo qualche km lo raggiungo, per poi ripetere l’operazione. Lo faccio notare a voce alta e scaturisce una “discussione familiare”, secondo la quale la mia guida sia noiosa, mentre l’altra auto procedendo “a sentimento” renda il viaggio più vario. Non voglio autonominarmi maestrino, ma fatico a divertirmi nel viaggiare a 140-90-140-90 km/h, semplicemente perché si tratta di “navigazione” e preferisco una velocità costante, che mi faccia anche ridurre i consumi, oltre a stressarmi di meno. Del resto, ci piacerebbe un pilota di aereo o di treno che continuamente varia la velocità? Immagino di no, ma il mio è un punto di vista come tanti, anche se finalizzato a non prendere multe da tutor e ridurre i consumi.

Attaccàti al cambio


Tra gli argomenti di discussione “da bar”, ma di grande appeal per gli appassionati di automobili si può annoverare la preferenza tra cambio manuale e cambio automatico, superato o forse affiancato dal dualismo benzina-gasolio, che poi sublima nell’incrocio tra le quattro possibilità. Quello che però noto con sempre maggiore frequenza, forse perché maggiormente interessato sull’argomento, è il sentore comune nei confronti del cambio automatico.

A fronte di una diffusione capillare e, mi permetto di dire, di un costante miglioramento dei dispositivi, registro ancora parecchie ritrosie e pregiudizi nei confronti di uno strumento che suppongo finirà con il sostituire il cambio meccanico su gran parte delle nostre vetture. Persiste infatti un certo pregiudizio che forse si basa sulle vecchie automobili dotate di cambio automatico, quelle in cui il convertitore di coppia slittava o era piuttosto lento e magari disponeva di poche “marce”. In effetti guidare una vettura così dotata era tutto fuorché divertente, sia che si viaggiasse “sportivi” , o che lo si facesse in città, perché anche il cambio di rapporto non era molto confortevole. Spostandoci invece “sul moderno”, esistono in circolazione cambi automatici, sempre con convertitore di coppia, ma estremamente sofisticati, penso allo ZF a 8 o 9 rapporti, ma ne esistono anche Aisin, giusto per citare i primi che mi sovvengono, decisamente appaganti e ben gestiti dall’elettronica. Lo stesso vale per i vari robotizzati o elettroattuati, che equipaggiano ogni genere di vettura, dalle piccole alle supercar.

Nonostante ciò, sembra che molti guidatori si ritengano declassati nel non poter/dover utilizzare il cambio, come se si perdesse una parte di sé nel tenere entrambe le mani sul volante, pensando a sterzare e a condurre l’auto (non dimenticando che esistono anche i paddles sul volante). Ora, per non sembrare folle, preciso che tra le capacità che distinguono un bravo guidatore ci sia indubbiamente l’utilizzo del cambio e la sensibilità nel manovrarlo, in salita e in scalata, perché parte del controllo del mezzo passa anche dal regime di rotazione, ma a ben vedere le situazioni in cui uno può davvero sfruttare tutto questo potenziale non siano mai molte. Insomma, un Turini non capita sulla strada di tutti i giorni e aggiungo poi che spesso le vetture moderne sono già molto più veloci (e scorrevoli) di quelle di una volta e possono spostare il limite sempre più in alto, quindi richiedono concentrazione maggiore. A confutare questa mia teoria, mi è capitato di leggere su bmwblog.com un articolo in cui si analizzava il dualismo tra le due soluzioni di cambio. Il succo del discorso, in cui mi ritrovo particolarmente, è che esistano alcune vetture, ormai poche, pensate con una filosofia old-school, come Mustang, MX5 sulle quali il cambio manuale possa aver senso, mentre su altre, come magari le M3, le Golf GTI sia invece più appropriato l’automatico, per una ragione molto semplice: sono molto sofisticate e per sfruttarne appieno l’efficienza occorrono degli “aiuti”. E’ probabile che un pilota riesca a essere veloce e apprezzi una vettura con il cambio manuale, ma solo un pilota è in grado di replicare, giro dopo giro, le prestazioni, mentre invece un cambio automatico consente sempre il massimo livello possibile di prestazioni. Per questo motivo, non essendo un pilota, mi sentirei più appagato nel “girare” con un cambio automatico, chiaramente di un certo livello, ça va sans dire. C’è poi da aggiungere, alle considerazioni dell’editoriale di bmwblog, che è un sito americano, il fatto che negli USA si stia diffondendo un maggiore desiderio di cambi manuali, soprattutto sulle granturismo europee, motivato dal desiderio di trasgressione rispetto ai loro “automatici”, sia dal fatto che le trasmissioni manuali europee sono delle ottime esecuzioni, mentre sovente le trasmissioni automatiche d’oltreoceano erano piuttosto paciose.

In Europa, invece, la tendenza è diametralmente opposta, probabilmente per scelte di marketing, ma certamente per il piacere di guida che molte trasmissioni possono conferire, abbinate spesso agli onnipresenti e ricchi di coppia turbodiesel. Eppure nonostante questo, parlando con amici e conoscenti, percepisco un senso di disappunto nei confronti dell’automatico. Confesso che anni fa, forse una decina, ne ero anche io meno attratto, ma ho avuto modo di ricredermi, provando vetture che ne erano dotate e come ho già avuto modo di esprimere in altri post, considererei la possibilità del cambio automatico su una mia nuova vettura. E poi, se in Formula 1, lo usano dal 1989, nei rally dagli anni ’90, qualcosa vorrà dire no?…

 

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