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Scuola guida


La zona in cui si trova il mio autolavaggio abituale è altresì frequentata da molte scuole guida, perché con i loro allievi possono testare numerose manovre, essendo presenti salite, precedenze a destra, stop e segnaletica varia. Incrociando i futuri utenti della strada, ripenso prima di tutto alla mia esperienza di scuola guida, secondariamente mi piace osservare gli atteggiamenti e i movimenti dei guidatori in pectore. Senza elevarmi ad istruttore, basta poco a rivelare la percezione di molti per guida e traffico come un “problema”, una fatica, quindi temo saranno guidatori svogliati o timorosi. I più disinvolti sono difficili da individuare dall’esterno, perché le manovre sono molto “legate” per capire a colpo d’occhio se uno faccia il “ganassa” già da subito. Per dovere di cronaca, io mi devo inserire in questa categoria, perché pur se a scuola guida sia mai stato redarguito, confesso che il mio istruttore mi consigliava sempre di non sopravvalutarmi e con il senno di poi, un po’ di maturazione e una Cinquecento Sporting rovesciata per eccesso di impeto, confermarono una certa ragione. Del resto la “lezione” mi è servita e ho sempre cercato di migliorare, nel mio piccolo, guida e senso di responsabilità.

Tralasciando la parentesi personale, che in un blog intitolato “Autoanalisi” non può mancare e a proposito delle scuole guida, credo che andrebbero rinominate in scuole di comportamento alla guida o al più di avviamento alla guida, perché pur se da appassionato ho apprezzato lo studio di alcuni argomenti, ciò che viene insegnato è secondo me legato ad un mondo che nel frattempo non esiste quasi più, un po’ come certi limiti di velocità, che sembrano tarati sulla Fiat 127, più che per il mondo moderno. Lungi da me criticare quiz su precedenze, anche se poi su strada, pur avendo studiato incroci a 5 strade più tram, capita che la semplice precedenza da destra sia disattesa dai più, che non si interrogano neppure sul tipo di via che stanno percorrendo (ne ho conferma ogni mattina, 100 m dopo l’uscita dal box) ma valutano il diritto in base alla larghezza della via, sbagliando, ovviamente.

Non voglio criticare neppure gli istruttori, sia chiaro, ma che credo si trovino a insegnare e valutare modi e modalità che molti forse assorbono con sufficienza, come se guidare fosse un atto dovuto e non fosse poi così importante sapere tutto prima. E’ indubbio che l’atteggiamento del singolo influisca sul risultato finale, anche nella modalità di apprendimento. Qui torno alle righe iniziali, facendo riferimento al modo che ognuno di noi ha di vivere la guida: per alcuni è sofferenza, fastidio necessario, per altri come me è piacere di apprendere una tecnica e provare a migliorarla, evolverla. Va da sé che in circolazione ci siano tutti gli appartenenti alle varie categorie e che ognuno dovrebbe fare la propria parte per non appropriarsi della strada, né chi si crede prudente su una statale a 50 km/h, ne chi ci viaggia a 130 perché “tanto non c’è nessuno”.

Tornando a ciò che pensavo sulle scuole guida, continuo a pensare che la guida vera sia ben altra rispetto a quella insegnata, che può essere certamente il lasciapassare per capire a cosa servano un volante e  dei pedali, ma che anche per la circolazione in città, occorrerebbe possedere ben altre doti e riflessi, in modo da interagire sempre al meglio con pedoni, ciclisti, motociclisti, perché ad esempio guidare di sera, sotto la pioggia non è uguale a farlo di giorno, così come non lo è in autostrada con la nebbia o, chiudo, provare a frenare su un fondo sdrucciolevole. Non tutti provano a farlo in una strada isolata, per “capire”, ma sarebbe necessario.

Non voglio apparire oltremodo trombone, ma invecchiando sto sviluppando un differente rapporto con la percezione dei rischi che mi si presentano davanti e attorno, notando sovente di essere il solo o quasi a percepirli e la cosa non mi mette per niente di buon umore.

Pensieri rapidi #12


Sto evidentemente invecchiando e peggiorando nel mio livello di sopportazione dei comportamenti altrui, ma credo ciò significhi che il mio senso critico stia aumentando e non debba e voglia sopportare passivamente certi comportamenti del prossimo. Lo dico perché sempre più spesso noto come al volante imperi la distrazione, dettata purtroppo dal voler fare più operazioni contemporaneamente, prevalentemente legate al telefono. Non è questo il solo fattore che mi infastidisce, perché molto spesso c’è una generica superficialità nello stare in automobile, con le mani “a casaccio”, meno che sul volante, oppure chiacchierando con il passeggero e procedendo a singhiozzo, o peggio rivolgendo spesso la testa verso il proprio interlocutore, distogliendo lo sguardo dalla strada. Sono consapevole di risultare trombone in questo mio argomentare, ma sono questi molti aspetti su cui non si dovrebbe transigere, poiché in automobile e con l’automobile non si scherza, anche se purtroppo può sembrare che la guida sia una cosa di poco conto. E’ probabile che “spostare” la vettura sia tutto sommato facile (l’ho fatto senza grossi patemi anche a 16 anni), ma è ben diverso sapersi muovere con perizia, sapendo intuire le eventuali mosse degli altri automobilisti, modo da prevenire sorprese.

Con la mia attuale vettura, mi sono trovato a percorre un tratto montano, con un certo numero di curve, anche se non particolarmente impegnativo. In men che non si dica, ho commutato la leva del cambio in posizione “sport e sequenziale” e ho settato alcuni parametri su “sport”. In due passaggi ho letteralmente cambiato il carattere della vettura, rendendola effettivamente più pronta e aggressiva, gratificando realmente il piacere di guidare: lo sterzo era più comunicativo, così come la risposta all’acceleratore era più pronta e le marce entravano con veemenza. Certo, se i cavalli e newtonmetri a disposizione fossero pochi, tutto questo sarebbe poco o per nulla gratificante, ma se sotto al cofano c’è un po’ di sostanza (senza esagerazioni, nevvero) grazie all’elettronica ci si può divertire cambiando personalità al proprio mezzo. Infatti, prima e dopo questa parentesi “brillante” sono tornato ad un morigerato Drive, accoppiato alla modalità Eco, consentendomi di consumare come su una vettura medio piccola. Non ho voluto sin qui vantarmi di nulla, ma sono felice di utilizzare molti ritrovati della tecnologia, che consentono di aumentare la sicurezza e la qualità di vita di noi guidatori, perché non va dimenticato, l’elettronica vigila sempre, mentre una piccola distrazione può capitare anche al più attento pilota. Mi troverò certamente in aperto dissenso con alcuni “duri e puri” del non-voglio-elettronica-e-voglio-tutto-manuale, che però inviterei a utilizzare senza pregiudizi le “auto del Duemila” per comprendere come oggi sia tutto veloce e tecnologico, anche nel traffico e nella circolazione, dunque desidererei sempre possedere una M3 E30 o una 320is, ma confesso che sarei un poco in agitazione in inverno e sul bagnato, soprattutto sapendo cosa offra la tecnologia oggi. Insomma, Rivera resta un calciatore fortissimo, ma nel calcio moderno, fisico e veloce, farebbe certamente più fatica a sopperire con la sua classe il tipo di gioco molto fisico e veloce dei nostri giorni.

In ultimo, una parentesi extra motoristica, che però riguarda uno dei miei personaggi preferiti, ovvero Alex Zanardi, che ieri, domenica 27 settembre ha avuto guasto tecnico, la rottura della catena della sua handbike nella maratona di Berlino e l’ha terminata spingendosi a mano. Per la cronaca, 9 km. Inutile aggiungere la grandezza del personaggio, che all’arrivo, pur se stremato ha affermato di essere in debito con Berlino (dove venne operato subito dopo il terribile incidente) e ha già dato l’appuntamento alla prossima edizione. Grandissimo Alex.

Avrò chiuso il gas?


Non voglio interrogarmi su quel che vi sto per raccontare e se ciò possa o meno essere interpretato come un segno dei tempi o piuttosto dell’invecchiamento. Mio. Mi riferisco alla mia più recente passione e modifica dello stile di guida, in trasformazione da “energy dissipator” a “energy saver”. Vi avevo già scritto mesi fa a proposito della dieta da acceleratore in settimana, con lo scopo di “regalarmi” degli sforamenti durante il week end, su strade in cui far arrivare un po’ più in alto la lancetta del contagiri. Ebbene, ormai sto convertendo progressivamente lo stile di guida in prospettiva di massimizzare la resa e minimizzare il consumo.

Confesso, ipocritamente potrei addurre motivazioni ecologiste, che il cambio di rotta sia prevalentemente mirato al risparmio di carburante, il cui prezzo negli ultimi 10 anni è praticamente raddoppiato, ovvero è come se il serbatoio fosse diventato più grande o più piccolo, a seconda di come si voglia interpretare lo svantaggio-cliente, perché in sostanza è dimezzato il nostro potere di acquisto. A completamento del mio coming out, aggiungo che probabilmente se avessi a disposizione del carburante meno caro, le mie accelerazioni sarebbero spesso più decise, pur se inutili ed ecologicamente scorrette.

La quotidianità mi porta ad essere maggiormente “predittivo” nel traffico, sfiorando il pedale del gas e osservando con attenzione il traffico, gli ostacoli, i semafori, per sfruttare inerzie e fasi di rilascio. Idem con i rallentamenti e le rotonde, dove magari l’istinto mi indurrebbe a cercare un approccio “racing”, arrivando a tirare la staccata a ridosso, per poi riaccelerare “di coppia” e partire. In questi casi, laddove è possibile, ormai lascio scorrere la vettura dalla distanza e, con poco gas rilancio l’andatura. Lungi da me impartire lezioni di guida a chicchessia e ancor più tengo a precisare che è possibile mantenere ritmi e andature non “da nonno” mantenendo una certa attenzione al consumo e ai comportamenti.

Viene in aiuto a ciò, contribuendo a stimolare quella che può essere la nuova sfida quotidiana, il tasto “eco” presente sulla mia automobile, attraverso il quale so di addolcire la curva di coppia, di ottimizzare i consumi di elettricità e tutti quegli assorbimenti ritenuti non continuamente indispensabili. La sfida è dunque “contro” il display che mi informa su quanto sia “Eco” la mia guida e che mi permette di vedere salire o scendere il valore visualizzato. Così, per assecondare lo spirito di competizione, l’ipotetico avversario da battere non è il cronometro (siamo su strada e certe cose sono vietate), bensì l’econometro, conscio del fatto che il risultato della performance andrà a mio vantaggio se sarò stato bravo e di riflesso ne trarrà giovamento l’ambiente.

Sono ormai parecchie le vetture dotate di dispositivi di contenimento dei consumi ed è un campo in cui la Fiat è stata (una volta tanto) pioniera qualche anno fa, organizzando un challenge sul web tra tutti i proprietari, con la possibilità di condividere le proprie prestazioni, al fine di valutare chi fosse il guidatore più ecologico. Va da sé che per essere più “eco” nella guida si debba adottare uno stile non dispendioso, quindi anche i consumi ne trarranno giovamento.

Non che ambisca a inserirmi tra i “nemici del Pianeta”, ma confesso di vivere una punta di frustrazione in questo nuovo comportamento e ammetto che, se potessi essere meno attento, presumibilmente lo sarei e godrei di quel piacere che solamente chi è appassionato comprende, ovvero la spinta, l’accelerazione e il rombo di un motore che “prende i giri”. Sono conscio di aver appena sostenuto un’idea politicamente scorretta, ma ci sono (sarebbero) emozioni alle quali è difficile rispondere con razionalità. Riconosco tuttavia che l’aver sposato il nuovo trend in fondo non mi dispiaccia, perché (almeno per indorarmi la pillola) si tratta pur sempre di affinare la tecnica di guida e di cimentarsi con un avversario fittizio, con la consapevolezza di dare un (minimo) contributo all’ambiente. Poi, ogni tanto una sgommata liberatoria me la concederete, no?

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