Nano Nano


Nano nano, la tua mano…recitava il motivo di una famosa sigla di un altrettanto famoso telefilm degli Anni 80. Confesso che una sera, mentre correvo mi sia capitato in testa – sono pur sempre un bambino di quel periodo – e mi abbia però fatto tornare in mente un altro tipo di Nano, quella Tata. Tralasciando gli effetti nefasti della corsa sulla mia mente, la Tata Nano è stata nei primi anni Duemila una sorta di tormentone, al pari della Tata, colosso indiano, facente capo ad una famiglia paragonabile e superiore come reddito agli “Agnelli indiani”.

A partire dai primi anni Duemila iniziò a circolare la voce di una super utilitaria, una vettura minima, che potesse trasportare 4 persone e che costasse circa 1000 dollari, grossomodo 1500 euro, ma la cifra precisa è poco rilevante, giacché qualora anche la cifra fosse stata 2000 euro, sarebbe in ogni caso risultata iper stracciata. Nel 2008, si iniziarono a vedere le prime immagini di quella che poteva essere una sorta di mini Daewoo Matiz, appunto un’auto minima e spartana.

Tanto per intendersi, la Nano era (è) lunga 3,1 metri, ovvero esattamente la metà di una Maybach 62 dell’epoca  e quasi quella di una Rolls Royce Phantom classica, ma non è tanto il dato di essere metà di vetture “sterminate”, quanto quello di risultare abitabile da quattro persone con una lunghezza da quasi Smart ForTwo. Le polemiche nel paese d’origine non tardarono ad arrivare, poiché per ottenere un prezzo di vendita così basso, pur in una nazione con costi della manodopera molto bassi, si innescarono lotte con le maestranze locali e, non solo, persino con quelle della concorrenza, che si trovava con vetture “fuori mercato”, deprezzate persino sull’usato.

Tralasciando questi aspetti tutt’altro che marginali, ma non in tema con la mia riflessione, va osservato che la Nano è spinta da un motore bicilindrico di 600 cc in origine da 30 cv e ora da 40. In più, fatto non trascurabile, in origine non aveva…il portellone, poi aggiunto con il restyling del 2015, anno in cui è stata ripensata negli allestimenti e nelle dotazioni, arrivando a dotarsi anche di un cambio automatico. Il prezzo è chiaramente “schizzato” verso l’altro, attestandosi su circa 4000 euro (come se la Golf 8 ne costasse 50000 di base).

Quello su cui voglio soffermarmi è, alla luce di un ipotizzato lancio in Europa, con giro di saloni e book fotografico realizzato nel centro di Torino – all’epoca Ratan Tata siedeva anche nel board Fiat – la commercializzazione della vettura non ha mai avuto un seguito. Pareva che la “fame” di vetture piccole e spaziose fosse inarrestabile e forse lo è, ma al di là della risonanza mediatica di un’auto al prezzo di uno scooter nemmeno troppo costoso, il meccanismo si inceppò. Sicuramente le norme di sicurezza imposte alle vetture europee erano già 10 anni fa più severe degli standard indiani, quindi avrebbero imposto una riprogettazione della vettura e un conseguente aumento di prezzo, parallelamente ad un problema forse più italiano che continentale: quanti avrebbero voluto acquistare una vettura dotata come una Fiat Panda 30, appunto 30 anni dopo? Qualcuno sì, certamente, ma non una fetta rilevante di mercato, con l’aggravante anche di una vettura con prestazioni modeste per le nostre strade, ergo un po’ fuori dagli standard.

Certamente il concetto di auto minimale, più che minima solletica i costruttori e gli uffici marketing, sempre a caccia di argomenti per conquistare clienti, ma la realtà dei fatti dimostra poi che anche una Panda 1.2 odierna, deve avere una serie di optional ormai irrinunciabili e diciamolo pure, nemmeno tanto esosi per i produttori, senza considerare gli optional obbligatori per la sicurezza. E qui veniamo al concetto di low cost all’europea, incarnato da Dacia, che pure si sta elevando per qualità e poco “praticato” dagli altri costruttori, che al peggio ostentano “intelligenza”, piuttosto che economicità, leggasi povertà. Nemmeno più Skoda o Seat sono parte di quel gruppo e Fiat fa attenzione a come si presenta, per non apparire particolarmente dimessa.

È cosi ad esempio che Tipo è una low cost, per la quale è vietatissimo evocarne il concetto, pur se è costruita badando al sodo, certo non come una Dacia, ma pur sempre con criteri di “economia di scala”. La domanda dunque è: avremmo mai comprato la Nano, pur ammettendo la sua adeguatezza ai criteri di sicurezza? La risposta inizia per N ed è un no, tutt’al più un NI e paragono l’esperimento a quello tentato più volte di proporre un personal computer da una manciata di dollari Un esperimento destinato ai paesi in via di sviluppo, esattamente come la Nano. Le auto globali esistono, ma di fatto si basano su altri criteri, quindi credo che per un bel po’ non vedremo vetture da 5000 euro sulle nostre strade.

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Informazioni su aedser

Chi sono? Nasco a Torino il 2 agosto 1976, il giorno dopo l'incidente di Lauda al Nürburgring e lo stesso anno in cui Lucio Dalla pubblica l'album "Automobili". Impiego circa un anno per appassionarmi anche io di automobili. Conservo gelosamente, come Zio Paperone, la mia "numero uno": una Maserati di latta a cui ovviamente sono molto affezionato. Ho praticamente imparato a leggere sui depliant di automobili e non ho quasi mai smesso di collezionarne, con grande gioia di chi mi sta attorno. La mia passione non si è mai arrestata, anzi si è evoluta: pian piano hanno iniziato a interessarmi la tecnica e il design. Mi cibo di riviste, mi piacciono praticamente tutti i "generi" di automobile. Mi piace guidare e parlare di automobili. Mi diverto con i test drive. La mia vita è fatta anche di altro: sono laureato in Architettura, corro e scio con grande soddisfazione, ho una compagna, un figlio e nella mia vita non possono mancare i pastori tedeschi. Se non si fosse capito, difficilmente potrei vivere senza automobili.

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