Per colpa di Pi


Nel recente Gran Premio di F1 del Belgio, sulla bellissima pista di Spa, probabilmente l’ultimo circuito romanticamente affascinante del Circus, la Ferrari di Vettel ha perso la terza posizione a pochissimi giri dalla fine, a causa di una foratura “improvvisa”. C’è da dire che più che una foratura si sia trattato di una distruzione del pneumatico “per sfinimento”, cosa che ha fatto infuriare non poco il tedesco della Ferrari, che sceso dalla vettura era talmente arrabbiato da saltare l’operazione della pesatura, per infilarsi nel motorhome a sbollire l’ira, forse più della paura. Subito la Ferrari ha fatto trapelare un j’accuse nei confronti della Pirelli, rea di non fornire, in soldoni coperture sufficientemente robuste.

Tra smentite e riconferme – nelle prove libere la Mercedes di Rosberg aveva avuto una pericolosa foratura – il dito è stato puntato verso il gommista italiano. Per parte sua, Pirelli ha replicato facendo notare, cosa peraltro assai evidente, che i giri percorsi (39) erano molti per il tipo di mescola, ergo la Ferrari stava tirando un po’ la corda. Senza voler difendere Pirelli, da tifoso e da appassionato, ho reputato lo scarico di responsabilità della Ferrari un po’ di cattivo gusto, o se preferite, più a tono con la nuova gestione Arrivabene, che a sua volta ricalca un gusto marchionniano di scaricare su altri le proprie lacune o comunque, quando si viene criticati, si sposta l’attenzione verso la colpa di altri fattori.

Giusto per concludere, se con Vettel si era dovuto rischiare, le qualifiche erano state pessime, non certamente ad esclusiva causa delle gomme, è evidente. Tralasciando la mia piccola polemica, oltre ad essere rimasto male per la perdita del terzo posto di Vettel, conquistato con una strategia rischiosa proprio per le gomme, sono rimasto perplesso di fronte al provvedimento che ne è conseguito. Praticamente è stato posto un limite di giri per tipologia di mescola (ma non dovrebbe essere un dato già conosciuto e testato in inverno da ciascuna scuderia?) con il risultato, per questa F1, di ulteriori regole, che si va ad aggiungere alle numerose altre, a mio avviso farraginose, già presenti. Tra ali mobili, mescole obbligatorie, consumo, aerodinamica, dispositivi di aiuto alla partenza e chi più ne ha, più ne metta, ritengo anche questa volta, che il Circus assomigli pericolosamente alla burocrazia che affligge il nostro Paese, dove vengono varate in continuazioni leggi e regole, con il risultato di appesantire la macchina, piuttosto che renderla più veloce.

A complemento di ciò, nel GP di Monza, ovvero quello seguente, il risultato finale è parso in bilico per circa un paio d’ore a seguito di un “giallo”, riguardante le pressioni delle ruote posteriori, leggermente inferiori al “consigliato da Pirelli” per le Mercedes e pare un po’ superiori per la Ferrari di Vettel. Oltre a sottolineare come questi valori vengano verificati dai commissari prima della partenza, è sembrata surreale la diatriba quasi tutta linguistico-diplomatica, tra il concetto di “consigliato” e sbagliato, ovvero da penalizzare. Mi è sembrata e come me, spero anche ad altri, l’ennesima conferma di una F1 strangolata da regole farraginose e poco.

Tornando al paragone tra Circus e Belpaese (il nostro) si dimentica così che il cittadino o lo spettatore, nel caso della F1, si divertano relativamente nel vedere dei trenini o dei sorpassi “a cannone”, propiziati dall’ala mobile, in una situazione in cui chi è sorpassato è praticamente “vittima” del sorpassatore. Insomma, come ho già sostenuto in passato, non è che tutti i GP siano noiosi, anche se la media ormai vira su questa tendenza, ma c’è bisogno a mio avviso di rimuovere l’ipocrisia della riduzione di costi da parte delle Case, per lasciare che investano dove credono e dove ravvedono ci possa essere una possibilità di sviluppo, anche per la produzione di serie, che rappresenta poi la vera “cassa”, il luogo da dove entra realmente il denaro. L’ho già sottolineato in altre occasioni: il vero motore delle F1 è l’aerodinamica. In sé non è un fatto grave, giacché le nostre vetture (di più super e hyper car) beneficiano in minima parte delle migliorie anche aerodinamiche, ma questa disciplina sta a mio avviso vincolando sempre più il rendimento delle vetture, rendendole tutte simili e in una situazione di equilibrio complessivo, anche quando sono in movimento, col risultato di non lasciare che i piloti guidino davvero.

Mi rendo conto che sostenere da una parte maggiori libertà e poi puntare il dito “contro” l’aerodinamica sembri in contraddizione, ma spero sia chiaro che il mio intendimento sarebbe quello di non confinare tutte le possibilità di spremere cavalli, tenuta e resa, con l’unica materia disponibile, mentre sarebbe magari più accattivante un regolamento simil-Le Mans Series. Difficile ipotizzare ciò nel breve, ma quel che più mi rattrista è vedere introdurre nuove regole, con pochi riscontri sullo spettacolo.

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Informazioni su aedser

Chi sono? Nasco a Torino il 2 agosto 1976, il giorno dopo l'incidente di Lauda al Nürburgring e lo stesso anno in cui Lucio Dalla pubblica l'album "Automobili". Impiego circa un anno per appassionarmi anche io di automobili. Conservo gelosamente, come Zio Paperone, la mia "numero uno": una Maserati di latta a cui ovviamente sono molto affezionato. Ho praticamente imparato a leggere sui depliant di automobili e non ho quasi mai smesso di collezionarne, con grande gioia di chi mi sta attorno. La mia passione non si è mai arrestata, anzi si è evoluta: pian piano hanno iniziato a interessarmi la tecnica e il design. Mi cibo di riviste, mi piacciono praticamente tutti i "generi" di automobile. Mi piace guidare e parlare di automobili. Mi diverto con i test drive. La mia vita è fatta anche di altro: sono laureato in Architettura, corro e scio con grande soddisfazione, ho una compagna, un figlio e nella mia vita non possono mancare i pastori tedeschi. Se non si fosse capito, difficilmente potrei vivere senza automobili.

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