Alfa (ti e) cammina


Uno degli argomenti che sovente ricorrono in questo blog, quindi nei miei pensieri (automobilistici) è, lo avrete capito, la “questione Alfa Romeo”. Sul web, molti siti e altrettanti blog disquisiscono in merito al futuro del glorioso marchio, che come pochi, mi è rimasto nel cuore.

Da molti anni ci si immagina e si attende una resurrezione di Alfa Romeo con una gamma di prodotti dall’appeal sportivo e di classe: il premium all’italiana, per dirla con uno slogan. Per questo motivo si rincorrono voci, anche alimentate da Sergio Marchionne in persona, sull’imminente rilancio del marchio. A dire il vero, la data del rilancio viene ahimè posticipata di anno in anno e la cosa non è indice di grande salute, ma si spera che non ci si perda d’animo e si stia lavorando. Sono trascorsi molti anni dalle prime affermazioni dell’AD Fiat e nel mentre siamo stati risucchiati in una crisi di respiro mondiale, una tra le peggiori di sempre. Questo ha ovviamente implicato che le correzioni di rotta fossero repentine e dolorose, su tutte citerei l’eutanasia praticata su Lancia, un marchio poco percepito all’estero già dalla fine degli Anni ’90. Un tempo Lancia simboleggiava innovazione, lusso e sportività, una sorta di Audi o di Mercedes italiana, quando però Audi quasi non vendeva e Mercedes era molto più costosa e conservatrice di Lancia. Insomma, vedere accostato il nome Flavia o quello Thema a due pachidermi americani, provoca un po’ di amarezza, superiore a quella di aver chiamato Delta, quella che è al massimo un’erede della Beta e della Beta Hpe. Si sa, il marketing deve ottenere dei risultati e ogni strada va tentata: insomma, comprendo, ma non approvo.

Torniamo ad Alfa e proseguiamo il ragionamento su come io (e magari qualche altro appassionato) desidererei fosse. Senza troppi giri di parole, dovrebbe essere, come prodotti  e “piglio” un’Audi o una Bmw, potendo contare sul (teorico) valore aggiunto del design italiano. Questo forse è avvenuto, come ragionamento, nel periodo in cui Walter De’ Silva, Wolfgang Egger e il loro staff avevano mano libera nel progettare le vetture, tanto che 147, 156 e 166, quest’ultima soprattutto con il restyling sono state vetture coerenti con lo spirito di rinascita. Un periodo, quello, a mio giudizio fecondo, che raccoglieva il tentativo coraggioso di 145 e 146 o della più controversa 155, che però vantava un palmares da buona berlina sportiva, ma si presentava con uno stile non all’altezza. Non mi spingo volontariamente agli anni ’80, che sono stati anni difficili tra il passaggio dall’Iri alla Fiat.

Con la partenza dei De’ Silva ed Egger, è iniziato un nuovo e difficile periodo, poiché la gamma non è più stata rinnovata, pur se si è puntato molto sulla famiglia 159: un modello che avrebbe potuto inaugurare un nuovo corso stilistico (questa volta con Giugiaro), ma che si trovata ad essere l’unica vettura recente in gamma per molti anni, sino alla MiTo, ispirata ad un ulteriore percorso di stile. La 159 è figlia di un matrimonio difficile con GM, poi naufragato e come alcuni figli di genitori che non vanno d’accordo, non è cresciuta bene: ottima linea, molto Alfa, buona dinamica, ma massa smisurata, che l’hanno sempre penalizzata con la concorrenza. Lo stesso dicasi per le sorelle Brera e Spider. La stessa Brera, discendente del prototipo di Giugiaro, ha sempre sofferto di proporzioni poco felici, poiché risultato dell’adattamento di un prototipo basato su meccanica Maserati, poi “calzato” su piattaforma GM. Peccato, peccato, peccato. Le vetture piacevano, anche all’estero, ma ambivano a lottare con una concorrenza di spessore, in molti casi anche più dotata sul piano delle prestazioni.

Giungiamo ai giorni nostri dove presidiano il mercato le sole MiTo e Giulietta, in attesa della sostituta della 159, della futura Spider in collaborazione con Mazda, di un paventato Suv di taglia media e di un’ammiraglia. Che dire? Sogneremo anche questa volta la rinascita? Promesse? Non so nemmeno io cosa pensare. Fermo restando che per progettare una vettura occorrano circa 3 anni, più eventuale collaudo e affinamento, significa che i manager del Gruppo Fiat hanno cambiato idea parecchie volte nel corso di questi anni. Sono consapevole della necessità di reperire fondi prima di operare, della necessità di avere piattaforme per progettare e così via. Il paradosso è che mentre la piattaforma della Giulietta è anche “sotto” la Dodge Dart, la Fiat Viaggio e il nuovo Cherokee, essa non è più finita “sotto” ad alcuna nuova Alfa Romeo, vedi Giulia e ammiraglia, creando un’infinita attesa, che non si è ancora arrestata. Si sa che parallelamente al Cherokee ci sarà una vettura Alfa, ma intanto a si attende  e si lascia che il potenziale cliente compri altro, così come per le berline medie. Lo stesso senso di amarezza mi coglie osservando che MiTo e Giulietta non siano ancora state sottoposte ad alcun aggiornamento, anche estetico e degno di essere considerato tale, per renderle sempre appetibili. Rifiuto di pensare che possano andare bene così, perché la tendenza di tutto il Gruppo è ahimè quella di non rinfrescare i modelli ogni 3 anni, lasciandoli al loro destino, mentre i concorrenti aggiornano e modificano parallelamente i contenuti.

Il paradosso è che se si osservano i dati di vendita delle automobili in Europa, si noterà come vengano premiati i modelli più freschi, perché più appetibili, più moderni e tecnologicamente avanzati. Aspettare, come hanno fatto in Fiat a far esordire la Giulietta e altri modelli in attesa di tempi migliori, per non bruciarli è una scelta, per me che non sono un economista, molto rischiosa, che praticamente pochi costruttori attuano. Con Giulietta, soprattutto in Italia le vendite sono andate bene, ma non sappiamo quanti acquirenti, magari in Europa abbiano comprato altro. In Italia Giulietta ha avuto la fortuna di non incontrare resistenza in casa, essendo Bravo un po’ vecchiotta e Delta non totalmente in target con il cliente Alfa.

Non ho sin qui commentato la nuova 4C, perché onestamente non so che cosa pensare a proposito. Mi spiego: la vedo come un esercizio stilistico e commerciale fine a se stesso, perché non rappresenta appieno quello che dovrebbe e potrebbe essere un’Alfa moderna. E’ talmente “supercar” da non essere un’Alfa che tutti possano avere, in virtù delle qualità da berlina sportiva. Indubbiamente sarà un’eccellente vettura, ma se mi avessero domandato come mi sarei aspettato una nuova Alfa, non avrei pensato ad una Lotus Elise italiana, per il semplice fatto che questo tipo di auto può rappresentare qualcosa di più in un’ipotetica gamma, che al momento è piuttosto scarna. Il succo è (sarebbe): prima le berline (veloci), poi le supercar, poiché la 4C si presenta come giocattolo costoso, poco fruibile e acquistabile dal grande pubblico. Che poi, attraverso questo modello si voglia ingolosire in particolare il pubblico americano mi può andare bene, ma nel frattempo molti possessori di berline Alfa sono già passati ad altri costruttori (tedeschi?).

In conclusione una provocazione, non nuova e non mia, che però in parte condivido: se davvero il gruppo VAG, acquistasse ipoteticamente Alfa, ci si potrebbe guadagnare? E’ ormai una voce che si è spenta negli ultimi mesi, ma a livello di provocazione provo a riflettere. Se la produzione rimanesse in Italia, anzi, aumentasse, in virtù delle possibilità di sfruttare motori e piattaforme, non sarebbe meglio rispetto alla tanto attesa e non ancora vista rinascita, che tra l’altro porterebbe a costruire Alfa Romeo negli USA? In fondo, Lamborghini e Ducati, non sono sinora state snaturate, perché i tedeschi hanno compreso le potenzialità e le due Case appaiono come inconfutabilmente italiane. Non si potrebbe ripetere l’operazione (posto che Fiat sia intenzionata, ovvio) anche con Alfa Romeo? Ormai le basi meccaniche sono standardizzate e con una linea davvero “Alfa”, sarebbe possibile rivivere i fasti gloriosi degli anni ’60. Perché diciamocelo, a me l’idea che una Seat Leon o una Golf GTD, vadano più veloce di una Giulietta, pur con 20 cv in meno, lascia sospettare che il Cuore Sportivo sia in leggero affanno…

Sarà meglio il cardiologo italiano o quello tedesco? Ai posteri l’ardua sentenza, a noi, in attesa di vedere i nuovi modelli, le chiacchiere da bar.

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Informazioni su aedser

Chi sono? Nasco a Torino il 2 agosto 1976, il giorno dopo l'incidente di Lauda al Nürburgring e lo stesso anno in cui Lucio Dalla pubblica l'album "Automobili". Impiego circa un anno per appassionarmi anche io di automobili. Conservo gelosamente, come Zio Paperone, la mia "numero uno": una Maserati di latta a cui ovviamente sono molto affezionato. Ho praticamente imparato a leggere sui depliant di automobili e non ho quasi mai smesso di collezionarne, con grande gioia di chi mi sta attorno. La mia passione non si è mai arrestata, anzi si è evoluta: pian piano hanno iniziato a interessarmi la tecnica e il design. Mi cibo di riviste, mi piacciono praticamente tutti i "generi" di automobile. Mi piace guidare e parlare di automobili. Mi diverto con i test drive. La mia vita è fatta anche di altro: sono laureato in Architettura, corro e scio con grande soddisfazione, ho una compagna, un figlio e nella mia vita non possono mancare i pastori tedeschi. Se non si fosse capito, difficilmente potrei vivere senza automobili.

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