On the road


L’argomento non è di quelli da affrontare a cuor leggero ma, non fosse per il fatto che la cronaca quotidiana sia ahimè infarcita di episodi come questi, mi sento in “dovere” di condividere con voi il mio parere in materia di incidenti stradali.

Più che i fatti, occorre analizzare lo stile e il tono che spesso i giornali e i telegiornali adottano quando si deve descrivere i tristi episodi. Trattandosi di cronaca, i media dovrebbero innanzitutto limitarsi a raccogliere e divulgare informazioni relative ai fatti ed eventualmente alla dinamica, se già conosciuta. Invece, spesso si è costretti a sentire o a leggere “curva assassina”, “rettilineo fatale”, “pioggia mortale” e così via in un tripudio di accoppiate sostantivo-aggettivo che hanno l’intento di colpire l’uditore. L’effetto a mio parere è quello di disinformare o quantomeno di informare male, dal momento che si manifesta spesso un senso di “pietà” o di “pietoso rispetto” nei confronti di chi è rimasto vittima e magari aveva anche causato l’incidente. Io non ritengo che si debba infierire o mancare di rispetto a chicchessia, ma se uno ha compiuto una manovra imprudente, se non ha rispettato i limiti, di velocità e del buonsenso, andrebbe indicato semplicemente come chi ha compiuto l’infrazione.

Per educare, per far sì che il lettore o lo spettatore provino una qualsivoglia empatia – che può tranquillamente manifestarsi: non mi ritengo un mostro – andrebbe superato l’atteggiamento “penoso”  e sottolineata invece la condotta. Provo a spiegarmi: se chi guida è ubriaco, imprudente, incosciente e mette a repentaglio la propria vita e quella degli altri, andrebbe trattato come uno che “ha scherzato con il fuoco e si è bruciato” ; se si è poi bruciato tanto è perché giocare con il fuoco implica esattamente questo rischio e non lo si può pensare come uno scherzo del destino.

Mi scuso per la crudezza del ragionamento, visto che frequentemente i coinvolti negli incidenti sono giovani e giovanissimi guidatori e passeggeri, ma proprio per questa ragione andrebbe proposto loro un modus operandi , anzi narrandi, che facesse capire come non sia la strada a rivoltarsi contro i guidatori, ma sono i cattivi comportamenti a generare effetti talvolta disastrosi.

Giusto per non apparire più trombone di quanto non sia, cito ad esempio un episodio personale, fortunatamente conclusosi bene, visto che sono qui a raccontarvelo. 19 anni, 500 Sporting (54 cv, dunque non una Porsche) e una strada che conoscevo molto bene anche da non patentato. La voglia di sentirmi pilota mi porta, notte dopo notte, a voler approcciare l’ingresso di una rotonda, la sua percorrenza e l’uscita, via via più rapidamente. Nessuna velocità iperbolica, del resto la velocità va messa in relazione alla dinamica e alle leggi della fisica ed è così che, inevitabilmente, una volta oso di più e una delle mie ruote sfiora un cordolo a sinistra, si intraversa e colpisce il cordolo a destra, cappottando. Tre volte. Interminabili e distruttive. Cosa aggiungere? Imprudenza e poi fortuna di “aver portato a casa la pelle, aiutata semplicemente dalla cintura di sicurezza. Sarebbe stata un’ottima “strage del sabato sera”, ma io, che ancora oggi provo vergogna per la stupidaggine commessa, la derubricherei a pura e semplice imprudenza, da “condannare” e non giustificare o peggio ancora accostare ad analisi sociologiche particolari.

Quindi, in analogia con quanto avviene in materia meteorologica, sarebbe opportuno abbandonare il tono sensazionalista e adottarne uno più realista, che permetta realmente di informare, educare, senza spaventare. È un meccanismo simile a quello che porta ad abusare del termine “pirata della strada”, che può significare tutto o niente e spesso viene poi appioppato ad intere categorie, come i possessori di suv. Sono perfettamente consapevole del fatto che molti di essi commettano infrazioni, ma dal momento che nelle nostre città circolano più berline che suv, credo che statisticamente siano le prime a rendersi protagoniste di manovre “allegre”. Va da sé che una manovra di una Punto o una Fiesta passi più inosservata di quella che può effettuare una Q5 o una X5.

Nessuna difesa d’ufficio per nessuno, men che meno per i possessori di suv, piuttosto l’accusa va agli “umani” a noi, a chi non valuta i pericoli o non ha rispetto per gli altri, pedoni, automobilisti, ciclisti. Mi rendo conto di apparire persino un po’ demagogico con queste affermazioni, ma ritengo che prima di tutto sia necessaria una corretta educazione, accompagnata da modelli “positivi”, che possono essere rappresentati anche dalla Tv o dai giornali, sebbene già dalla scuola dovrebbero insegnarci a stare correttamente in strada. On the road.

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Informazioni su aedser

Chi sono? Nasco a Torino il 2 agosto 1976, il giorno dopo l'incidente di Lauda al Nürburgring e lo stesso anno in cui Lucio Dalla pubblica l'album "Automobili". Impiego circa un anno per appassionarmi anche io di automobili. Conservo gelosamente, come Zio Paperone, la mia "numero uno": una Maserati di latta a cui ovviamente sono molto affezionato. Ho praticamente imparato a leggere sui depliant di automobili e non ho quasi mai smesso di collezionarne, con grande gioia di chi mi sta attorno. La mia passione non si è mai arrestata, anzi si è evoluta: pian piano hanno iniziato a interessarmi la tecnica e il design. Mi cibo di riviste, mi piacciono praticamente tutti i "generi" di automobile. Mi piace guidare e parlare di automobili. Mi diverto con i test drive. La mia vita è fatta anche di altro: sono laureato in Architettura, corro e scio con grande soddisfazione, ho una compagna, un figlio e nella mia vita non possono mancare i pastori tedeschi. Se non si fosse capito, difficilmente potrei vivere senza automobili.

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