Mini-era


Scoprirei l’acqua calda se affermassi che ha iniziato la Mini e poi tutti gli altri l’hanno seguita? Probabilmente sì, eppure questa è praticamente una certezza. Chi non avrà già interrotto la lettura, si domanderà a proposito di cosa stia farneticando, mentre qualcuno avrà già intuito: la Mini, ma sarebbe opportuno specificare la Mini dell’era Bmw, è stata capostipite di un filone di modelli, che figurano come declinazioni di “una matrice” e nello specifico della Mini. “Bella scoperta” penserà qualcuno, poiché esistono centinaia di modelli che dispongono della gamma berlina-stationwagon-suv-coupé-cabrio, ma insisto nel sostenere che qui ci troviamo di fronte ad un caso differente, perché tutte la variazioni sul tema si rifanno stilisticamente alla capostipite, dunque sono tutte fortemente Mini.

Non intendo tessere lodi sperticate alla Mini, pur se la ritenga una delle auto più interessanti e divertenti da guidare in tutto il panorama, ma ciò che preme sottolineare è che alcuni concorrenti abbiano da qualche tempo intrapreso la strada della diversificazione di una linea di modelli all’interno della propria gamma. E’ qualcosa di simile a quanto avviene con la moda, dove magari anche il marchio di lusso possiede una linea differente e la connota con un’etichetta specifica.

Alcuni ragionamenti sono stati innescati dallo spot di lancio della VW Golf 7 , per il quale, il solito claim (ogni casa ne ha uno ben preciso) “VW. Das auto”, è stato sostituito da “Golf. Das auto” ovvero “Golf. L’automobile.” Questo sottolinea quanta importanza abbia la Golf per Volkswagen, al punto da identificare se stessa nell’automobile e non il contrario. Non è un mistero che più di una volta in VW abbiano ipotizzato di creare il brand Golf nei decenni scorsi, idea poi abbandonata in ragione di una volontà di affermare la superiorità di un marchio sui propri prodotti e non il contrario. Non va dimenticato, tuttavia, che fino a 30 anni or sono, le sorti di VW siano state affidate esclusivamente a questo modello, che ha consentito di ricavare enormi utili e oggi ben sappiamo quale sia il valore del marchio VW. Dunque in questo caso il marchio Golf esiste, ma viene per così dire esposto “a metà”, consentendo ugualmente un certo successo commerciale.

Tornando al concetto  “un modello-una marca”, è lampante il caso di una, se non della concorrente principale di Mini, almeno sul piano dell’immagine: la 500. In questo caso, la Fiat ha sapientemente ricalcato la filosofia Mini, con le varianti Cabrio e Abarth e da qualche tempo ha aggiunto un tassello importante, quale è la 500L. E’ poi noto che presto arriveranno il suv compatto e la versione XL con 7 posti. Addirittura pare che si stia ragionando sulla creazione di un brand Panda (lo affermò Marchionne in un’intervista) e si voglia eliminare il nome Punto a favore di qualche declinazione dei nomi di una delle sopraccitate “famiglie” , per accrescere l’identificazione con un prodotto “cool”. Avrà successo? Chissà. E’ da non ripetere la tremenda operazione-Gingo, che speriamo appartenga ad un’era che non tornerà più.

Dal punto di vista stilistico e in particolare dei miei canoni stilistici, ritengo che la “ripetizione” di quanto fatto da Mini non abbia ottenuto sulla “L” un risultato particolarmente armonioso. Mi spiego: mentre la forma della Mini, ben si presta ad essere “scalata” e modellata, perché fondamentalmente “scatolosa” e cubica, la linea della 500 gioca parecchio sulla rotondità, soprattutto del muso, che poco si è adattata, è il mio modestissimo parere, ad essere ingrandita a dismisura, pena il rischio di diventare caricaturale. Si può ripresentare lo stesso discorso, poi interrotto fortunatamente da Peugeot, in cui il muso del leone era divenuto sin troppo marcato e snaturava l’idea iniziale: dalla 508 si è cambiata rotta e l’effetto è certamente più teutonico, ma più compiuto.

Tornando alla 500 e alla sua famigliola allargata, nutro dunque alcune perplessità stilistiche, legate in particolar modo al design, che probabilmente è uno dei settori in cui il gruppo torinese dovrà lavorare ancora a lungo. Nei confronti del successo e della bellezza della 500 attuale non ho nulla da eccepire, sebbene, giunto nel suo sesto anno di vita, sono curioso di vedere quali saranno le evoluzioni del modello. Per la cronaca, la Mini, dal 2001 al 2013-14, vedrà tre generazioni.  Riguardo al successo commerciale di 500L i risultati sono apparentemente più che buoni in Italia e credo in Europa, ma va da sé che il modello ne sostituisca praticamente 3 (Idea, Musa, Multipla) e sia l’unica possibilità di acquisto di una Fiat “fresca” in questo momento, visto che la Punto è un po’ stagionata e non esistono station wagon italiane. Dunque il campo di scelta si restringe un poco a favore della 500L, che comunque lo merita, sia chiaro.

Nel mare di marchi e sottogamme introdotte dai costruttori, non va trascurata la linea “DS” di Citroen, che pescando dal nome di uno dei modelli più gloriosi della Casa, marchia i modelli “speciali” e sfiziosi. Attenzione: non sono serie speciali, ma una vera gamma che parte dalla DS3 e arriva alla DS5. Un trucco, se volete, per dire “non sono Citroen, ma qualcosa di diverso, migliore”. Qui dunque non è una forma ad essere interpretata, bensì un marchio, con modelli distinti da quelli di partenza. Pare che in futuro si voglia addirittura eliminare l’accostamento  a Citroen, lasciando “libero” il nome DS, con una sorta di identità alla Lexus o alla Infiniti.

Operazione perciò simile, come accennavo, a quella ormai sdoganata anche in Europa da Renault-Nissan con Infiniti, Dacia o da Toyota con Lexus. Qui siamo di fronte ad uno sdoppiamento o anche più, dell’identità di un marchio, che ritenuta magari troppo debole, viene ripresentata al pubblico con un nuovo nome e una gamma più curata, per essere resa più credibile.

Fin qui avevo dimenticato di citare Smart, perché già in un’occasione era stata utilizzata per tentare di realizzare una gamma “a immagine e somiglianza” della due posti capostipite, con risultati non brillanti. Tuttavia, grazie alla partnership con Renault, si ritenterà la strada della “mitosi” cellulare per generare una nuova gamma Smart, riconoscibile e riconducibile al modello  di partenza.

Avranno successo tutte queste “riproduzioni”? Difficile da prevedere, ma sta di fatto che uno dei segreti per vendere automobili, ovvero oggetti estremamente seriali, risieda nel farli percepire come estremamente individuali, personali, nonché esclusivi e riconducibili ad un marchio ancora più cool di quello di partenza.

Facile, no? Ci sono riusciti i tedeschi con un prodotto inglese: sarebbe come se gli italiani rendessero più efficace una Viper. Ops…

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Informazioni su aedser

Chi sono? Nasco a Torino il 2 agosto 1976, il giorno dopo l'incidente di Lauda al Nürburgring e lo stesso anno in cui Lucio Dalla pubblica l'album "Automobili". Impiego circa un anno per appassionarmi anche io di automobili. Conservo gelosamente, come Zio Paperone, la mia "numero uno": una Maserati di latta a cui ovviamente sono molto affezionato. Ho praticamente imparato a leggere sui depliant di automobili e non ho quasi mai smesso di collezionarne, con grande gioia di chi mi sta attorno. La mia passione non si è mai arrestata, anzi si è evoluta: pian piano hanno iniziato a interessarmi la tecnica e il design. Mi cibo di riviste, mi piacciono praticamente tutti i "generi" di automobile. Mi piace guidare e parlare di automobili. Mi diverto con i test drive. La mia vita è fatta anche di altro: sono laureato in Architettura, corro e scio con grande soddisfazione, ho una compagna, un figlio e nella mia vita non possono mancare i pastori tedeschi. Se non si fosse capito, difficilmente potrei vivere senza automobili.

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